domenica 20 settembre 2009

Harry Wu Hongda

Hongda Harry è nato a Shanghai nel 1937, da una famiglia benestante.
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Quando era studente all'Istituto di Geologia di Pechino, fu arrestato una prima volta nel 1956 per aver criticato il Partito comunista cinese durante la Campagna dei Cento Fiori, poi una seconda volta con l'accusa di essere un controrivoluzionario.
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Nel 1960, senza alcun processo, fu condannato ai lavori forzati nei laogai, dove rimase per diciannove anni, durante i quali trasferito in dodici diversi "centri di rieducazione attraverso il lavoro", fu costretto a estrarre il carbone, a costruire strade e a lavorare la terra.
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Rilasciato nel 1979, grazie alla politica di liberalizzazione seguita alla morte di Mao, potè lasciare la Cina nel 1985 e trasferirsi negli Stati Uniti, dove tuttora risiede.
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Per molti anni ha taciuto l'esperienza vissuta nei campi, preferendo dedicarsi solo all'insegnamento ;
fino al 1992, infatti, è stato professore di geologia alla University of California.
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In seguito, però, è maturata in lui la necessità di far conoscere al mondo gli orrori dei laogai e del comunismo cinese, e d'intraprendere una strenua battaglia per sostenere i diritti umani.
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A questo scopo, ha fondato la Laogai Research Foundation, un'organizzazione non profit, con sede a Washington, che in tutto il mondo promuove la raccolta e la diffusione di informazioni sui campi di lavoro cinesi.
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Per il suo impegno umanitario, Harry Wu ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali.
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La testimonianza dei suoi anni di prigionia è stata raccolta in alcuni libri, pubblicati in diversi paesi.
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In Italia sono usciti :
Laogai. L'orrore cinese (2008), Laogai. I gulag di Mao Zedong (2006), Controrivoluzionario. I miei anni nei gulag cinesi (2008), La strage degli innocenti. La politica del figlio unico in Cina (2009).
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In Cina oggi è in atto un vero e proprio olocausto, tramite i laogai, i famigerati lager in cui si tenta di spersonalizzare gli individui, di annullarne la personalità, il modo di pensare, piegandoli alle volontà del regime, anche a costo della loro vita.

Persino alcune vittime, intervistate oggi, dicono di essere colpevoli, essendo ridotte a povere creature, a vegetare anziché vivere, dopo essere state sottoposte per anni al progetto di riforma di pensiero, nei laogai, tanto caro ai comunisti cinesi.

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Nel 2006 in Italia, a Roma (quartiere San Lorenzo), in occasione della presentazione del libro sui laogai c’è stata una violenta contestazione organizzata dalla sinistra radicale, che, come di solito usa fare ha impedito con la violenza il proseguo della manifestazione culturale.

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Da sempre infatti nel nostro paese, chi non è allineato, come espressione di pensiero all’ideologia comunista, viene fatto oggetto di repressione, di linciaggio morale, fino ad arrivare all’impedimento fisico del suo percorso di pensiero.

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Si comportano né più né meno seguendo gli stessi principi che regolano le vicende che si possono identificare con le repressioni sovietiche all’epoca di Stalin, e quelle cinesi odierne.

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Nel giugno scorso la polizia cinese ha arrestato il giornalista Liu Xiaobo, dopo averlo segregato per oltre sei mesi, senza alcuna accusa o processo.

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Lo scrittore, attivista dissidente in favore dei diritti umani in Cina, è stato accusato di sovversione, solo per aver chiesto la revisione del sistema del partito unico.

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Riflessione :
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Ecco, io manderei in Cina, nei laogai, oppure in Siberia, nei desolati e freddi lager sovietici non Harry Wu, o Liu Xiaobo, ma coloro che negano l’esistenza di tali strutture, a partire da coloro che, forti di una appartenenza politica comunista, che li protegge come figli adorati, li sovvenziona e li usa da sempre come propaggine del loro lungo braccio, per finire con tutti quegli pseudo intellettualoidi, capaci solo di bearsi dietro un indottrinamento palesemente forzato, e viziato da consapevoli ambiguità.
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Costoro si trincerano dietro parole importanti come ‘libertà’ e ‘uguaglianza’ e poi per primi si scagliano, rifiutando palesi realtà, contro coloro che intaccano il loro mondo dorato, che in verità di dorato non ha nulla, sprofondato com’è in sanguinosi pantani e in orribili circostanze.
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Sono proprio coloro che rendono possibile l’avvicendarsi di queste macabre realtà, poiché ne permettono la crescita, a scapito di altri esseri umani, come appunto Harry Wu e Liu Xiaobo.

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Chi ha cercato di opporsi, spesso, è stato barbaramente eliminato, ucciso spudoratamente, schiacciato dallo strapotere della macchina comunista, indipendentemente dalla posizione geografica, come ci dimostrano gli avvenimenti relativi alla giornalista Anna Politkovskaja.

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Questo è uno dei motivi per cui combatterò sempre strenuamente il comunismo, in tutte le sue forme, fino al mio ultimo respiro.
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Dissenso
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