sabato 26 settembre 2009

RELIGIONI E GIOCHI DI POTERE.

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Tutti noi siamo portati per formazione culturale, e per deduzione indotta da condizionamento familiare e sociale, impartitoci con una forma più o meno inconscia sotto forma di imprinting, fin dalla più tenera età, a considerare la religione come una sorta di ambiente incontaminato, super partes, un limbo di purezza a cui fare riferimento in ogni momento, ma soprattutto nelle situazioni di disagio e di difficoltà.
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Ecco che questa àncora di salvezza diventa per le persone un sinonimo di rifugio, intriso di risvolti psicologici, di simbiosi tra il nostro spiritualismo interiore e le prerogative mistiche e misteriose che caratterizzano ogni religiosità.
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I problemi personali possono essere affrontati quindi, da coloro che metabolizzano una assuefazione diretta a catalizzare i contenuti divini e spirituali, in maniera direttamente proporzionale alla dipendenza psicologica da ciò.

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.Non a caso Karl Marx elaborò una famosa citazione che così recita :
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La religione è il singhiozzo di una creatura oppressa, il sentimento di un mondo senza cuore, lo spirito di una condizione priva di spirito. E’ l’oppio dei popoli.”
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Più comunemente questo assioma ha trovato fama nell’elaborato :
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La religione è l’oppio dei popoli.”

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La nascita di movimenti mistici nella storia dell’umanità è frutto della titanica lotta contro l’irrazionale, contro l’inspiegabilità di alcuni fenomeni, a cui peraltro viene automaticamente abbinata una matrice divina, e deriva anche dall’esigenza di poter ottenere un riscontro interlocutorio, una simbiosi trasmutante ed intrinseca, retaggio di una stessa origine, misteriosa, imperscrutabile e divina.
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Nel corso dei secoli l’interpretazione umana ha potuto e dovuto focalizzare l’attenzione sulla costruzione di strutture, non solo simboliche, che amalgamando le coscienze potessero universalizzare il pluralismo delle filosofie mondiali.

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Le finalità degli intenti a cui si riferiscono gli orientamenti di pensiero delle varie diversificazioni religiose soggiacciono a dettami che trovano riscontri di carattere similmente affini tra loro.
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L’interpretazione e lo sviluppo di teoremi creati per la gestione e la diffusione delle prerogative che identificano le varie correnti di pensiero mondiali legate alla religione, trasformano e manipolano, a seconda delle necessità contingenti, gli orientamenti e i percorsi intrapresi.
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Le masse che orbitano intorno alle sfere di influenza, di chiese, moschee,sinagoghe, monasteri, templi o cattedrali, sono oggetto di condizionamento e di manipolazione, di instradamento verso una specifica caratterizzazione sociale.
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L’appartenenza quindi ad una categoria di modelli stereotipati, accomunati da caratteristiche specifiche, crea una corrente di pensiero, il cui flusso è legato all’induzione esercitata da chi può pilotarne il percorso.
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Nascono quindi i pastori di anime, i santoni, gli ayatollah, i monaci, i manager dell’azienda religiosa di turno.

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In rappresentanza di questi movimenti si ergono come leader i carismatici esponenti posti alla guida delle strutture globali.

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La sinergia espressa tra il controllo delle enormi masse di persone e il rapporto costo/beneficio dettato dalle risultanze materiali delle varie gestioni delle strutture di appartenenza, ha evidenziato una miriade di ‘complicanze’ e di deviazioni da quello che in origine era un percorso di sviluppo culturale, filosofico, religioso.
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I parametri di riferimento hanno visto convergere infatti una serie di palesi evidenziazioni verso problematiche diverse, che sono oramai divenute una costante fissa in qualsivoglia religione ufficiale.

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Mi riferisco in particolare alla necessità di una sempre maggiore esigenza di elaborazioni economico-finanziarie, alla ricerca di alleanze politiche finalizzate ad una crescente necessità di espansione sociale, economica, e alla fruizione di benefici reciproci.
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La gestione di organismi complessi comporta però, come deviazione, la deriva verso organizzazioni che garantiscono una gestione ottimale delle risorse economiche.

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Da questa situazione si diramano come conseguenza varie emanazioni del potere finanziario, sociale, religioso, dirette alla ricerca di collaborazioni eticamente discutibili.
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In Italia, in riferimento al Cristianesimo, al Vaticano, e al Clero, è sufficiente osservare come si è sviluppata la vicenda che vide protagonisti negli anni ’70-’80 il bancarottiere Roberto Calvi, il finanziere Michele Sindona, e la sua vittima Giorgio Ambrosoli, Licio Gelli venerabile maestro della loggia massonica P2 (Propaganda due), lo IOR (la Banca Vaticana), l’Opus Dei (il colosso finanziario della chiesa cattolica), i servizi segreti italiani, inglesi e statunitensi, e le cosche mafiose di “Cosa Nostra”.
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Nel libro : “L’Italia dei poteri occulti” scritto da Philip Willan risultano interessanti, a questo proposito, le rivelazioni di Anna Calvi, la figlia di Roberto Calvi, presidente del Banco Ambrosiano dal 1975 fino alla sua morte, avvenuta nel 1982.
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Nel capitolo quattro (Il ministero della paura) emergono pesanti responsabilità e collusioni tra Roberto Calvi, l’ex presidente del consiglio Giulio Andreotti, e l’arcivescovo Paul Marcinkus capo dello IOR, nonché il coinvolgimento dell’Opus Dei.
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L’atteggiamento spregiudicato e immorale tenuto durante la gestione economica dai collaboratori del Papa, non è dissimile da quello altrettanto disinvolto e cinico dimostrato dalle altre chiese elitarie.
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Possiamo assistere, in questo panorama dai contorni mistici ad una ben più cruda realtà, che passa attraverso collusioni tra terrorismo e moschee, interpretando soggettivamente i versetti coranici in nome di una cruenta guerra santa contro gli ‘infedeli’.
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Anche in questo caso spesso i capitali trasmutano attraverso canali privilegiati, sconfinando dai sentieri della legalità verso territori proibiti, accogliendo lungo il percorso le proposte di investimento in armi ed esplosovi.
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Il nuovo mercato di morte, che focalizza l’esito finale sul sacrificio dei kamikaze, nasce e prolifera secondo i paradigmi di una guerra santa, che santa non è, in quanto foriera di lutti e di morti.
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Il mondo è pieno di esempi in cui le religioni si legano al potere temporale, politico, economico-finanziario, ai potenti detentori del comando, e poco importa se le condizioni di base non soddisfano i criteri cardine delle religioni stesse.
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L’importante è fare proseliti, raggiungere e superare obiettivi, consolidare, egemonizzare…in un crescendo che non avrà mai fine…fino a quando le coscienze non si risveglieranno.
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Quando ciò accadrà, la religione non sarà più l’oppio dei popoli…chissà…forse l’oppio sarà la droga delle religioni.
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Dissenso
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