lunedì 12 ottobre 2009

CAMBOGIA : PROCESSO A KHMER ROSSI. 'DUCH' AMMETTE VIOLENZE CONTRO I BAMBINI.

Articolo di Roberto Tofani sul sito www.sudestasiatico.com del 18 giugno 2009

“Le immagini orrende di quei bambini sbattuti contro gli alberi corrispondono a quel che è stato commesso dai miei subordinati”.

E’ l’ennesima confessione resa da Kaing Guek Eav, alias Duch, ex direttore del centro di detenzione S-21, nel processo che lo vede imputato insieme ad altri quattro ex-leader dei Khmer rossi.

Ritenuto responsabile della morte di oltre 15 mila cambogiani detenuti presso l’ex liceo di Tuol Sleng, Duch è il primo dei cinque imputati a essere giudicato dall’Extraordinary Chambers in the Courts of Cambodia (Eccc) e l’unico ad aver finora ammesso parte delle proprie responsabilità.

“Non mi sento di accusare i miei subordinati. Io sono vergognosamente responsabile.”
Così ha affermato Duch riferendosi alle immagini dipinte da uno dei sopravvissuti ad S-21, il pittore Vann Nath, e che ritraggono i ‘figli di Angkar’ in abito nero mentre scagliano neonati e bambini contro tronchi d’albero.

Duch ha ammesso le sue colpe durante l’udienza odierna, dopo che l’accusa gli aveva rivolto alcune domande riguardo la politica da tenere nel carcere sui prigionieri che venivano arrestati insieme ai propri figli.

Già a inizio marzo, a un mese dall’inizio del processo, Duch aveva chiesto scusa per gli orribili crimini commessi, pur continuando a negare di aver ricoperto un ruolo centrale tra i quadri di ‘Kampuchea Democratica’.

Dall’inizio di un processo più volte rimandato per mancanza di fondi, Duch ha sempre ammesso di non aver mai ucciso nessuno personalmente e di aver torturato solo due persone, durante la direzione di S-21, ovvero uno dei 196 centri di detenzione creati durante il regime instaurato da Saloth Sar , più comunemente conosciuto come il famigerato Pol Pot tra il 1975 e il 1979.

L’ex professore di matematica, insieme a Khieu Samphan (alias Hem), ex-capo di Stato di Kampuchea Democratica, Ieng Sary, ex-ministro degli Esteri, sua moglie Ieng Thirith (alias Phea), ex ministro degli Affari sociali, e Nuon Chea, considerato il capo ideologico del gruppo, è accusato di genocidio e crimini contro l’umanità.
A differenza di Duch, però, gli altri quattro verranno giudicati non prima del 2010.

Fu nel 1997, un anno prima della morte di Pol Pot, che l’Onu diede inizio ai negoziati con la Cambogia, raggiungendo un accordo solo nel 2003, per stabilire un tribunale in grado di processare gli ex-leader Khmer rossi.
Il budget iniziale di 56 milioni di dollari è andato progressivamente aumentando fino toccare quota 169 milioni.
Solo i 21 milioni di dollari garantiti all’inizio del 2009 dal governo giapponese hanno allontanato i timori di un possibile e definitivo blocco dei lavori del Tribunale straordinario.
La corte è stata più volte accusata di corruzione e di aver sperperato inutilmente i fondi messi a disposizioni da Nazioni Unite e numerosi governi.


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Il 18 febbraio 2009 sul sito http://leviedellasia.corriere.it Marco del Corona scriveva :

Che non fosse un processo comodo lo dimostrano i quindici anni di ritardo da quando se ne parlò per la prima volta.
Che non sia un processo comodo lo dimostrano le discussioni e le argomentazioni che si accavallano da mesi e hanno preceduto l'avvio dell'evento, questa settimana.
Portare alla sbarra i leader superstiti dei Khmer rossi, a Phnom Penh, non è un esercizio innocuo per le coscienze.
Basta sentire cos'ha da dire padre François Ponchaud, il missionario cattolico dal '65 in Cambogia che per primo denunciò il genocidio perpetrato da Pol Pot e dai suoi :
è una grande ipocrisia, dovevano essere portati alla sbarra anche i Paesi che hanno massacrato i cambogiani prima di Pol Pot (ovvero gli Usa dei bombardamenti a tappeto) e quelli che hanno sostenuto i Khmer rossi al potere e dopo la caduta del 1979 (Usa, Cina, Gran Bretagna, Thailandia ...).
Oppure François Bizot, lo studioso che fu prigioniero dei Khmer rossi - proprio del torturatore Duch, per ora l'unico processato - e che ora spiega :
è un processo che ci riguarda tutti, non possiamo non essere lì.

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La sintesi seguente è tratta da : Vins Roboris ( Guida di superEva di Politica Estera e Questioni Internazionali ) sul sito http://guide.supereva.it/

Lo spietato governo del famigerato Pol Pot, leader marxista morto nella jungla al confine thailandese nel 2000, è accusato d’aver causato l’autogenocidio della propria popolazione :
dal 1975 al 1979 due dei sei milioni di cambogiani perirono di fame, stenti, malattie e per le violenze e le esecuzioni dei fanatici rivoluzionari maoisti che governavano questo sventurato paese dell’Indocina.

I Khmer rossi volevano eliminare ogni elemento o deviazione borghese ed occidentale dalla società cambogiana ed era sufficiente la conoscenza di una lingua straniera o l’uso degli occhiali per essere giustiziati.
Un altro aspetto del loro regime fu il trasferimento coatto degli abitanti delle città nelle campagne che causò moltissime vittime e spopolò la capitale Phnomh Penh.

La Cambogia, ex-colonia francese, era stata coinvolta dagli USA nella guerra del Vietnam e nel 1975 i Khmer rossi, alleati dei Vietcong, avevano rovesciato l’autoritario regime filo-americano per instaurare la loro spietata dittatura con l’appoggio della Cina.
Nel 1979 l’esercito vietnamita li aveva spodestati installando un governo collaborazionista combattuto dalla guerriglia, formata in parte da Khmer rossi.

Fu il drammatico film Urla del silenzio a svelare al mondo le atrocità di Pol Pot e solo con la fine della Guerra Fredda, il ritiro vietnamita ed il disarmo dei Khmer rossi in Cambogia è potuta tornare una fragile democrazia che sta iniziando solo ora a fare i conti col passato.
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