mercoledì 9 dicembre 2009

Perché i palestinesi stanno vincendo la guerra mediatica.

Da una intervista con David Bedein
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David Bedein ha diretto l'Israel Resource News Agency, con sede a Gerusalemme, che dal 1987 fornisce servizi di agenzia alla stampa estera.
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Ha anche lavorato su progetti speciali per la BBC, CNN Radio, il "Los Angeles Times", e il settimanale di informazione israeliano "Makor Rishon".
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Negli ultimi 20 anni i palestinesi sono stati più bravi degli israeliani nel predisporre l'immagine del conflitto per i media internazionali.
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Il punto di svolta è stato durante la guerra in Libano, quando i palestinesi hanno iniziato una campagna di propaganda per proporre se stessi come i difensori dei diritti umani e gli israeliani come i violatori dei diritti umani.
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Allo stesso tempo il fratello di Yasser Arafat, Dr. Fatchi Arafat, ha sfruttato la sua posizione di direttore della Mezzaluna Rossa Palestinese per fornire dati sulle vittime enormemente gonfiati.
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Il 10 giugno del 1982, per esempio, il Dr. Arafat ha emanato una dichiarazione in cui affermava che "10.000 palestinesi sono morti e 600.000 hanno perso le loro case solo nei primi giorni della guerra", una menzogna architettata per dipingere i palestinesi come vittime di un'aggressione genocida in Libano.
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In realtà la popolazione totale della zona di guerra era composta da meno di 300.000 persone.
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Ciononostante la Croce Rossa Internazionale e il Comitato di Azione in Medioriente dell'American Friends Service Committee hanno diffuso queste cifre dei 10.000 e 600.000 a tutte le agenzie e i media del mondo e la maggior parte dei network americani hanno ripreso la storia.
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Jessica Savitch della NBC scrisse : "Adesso si stima che i 600.000 rifugiati del Libano meridionale siano privi di cibo e medicine sufficienti".
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I giornalisti professionisti palestinesi non si fanno scrupoli ad imbrogliare i media per un vantaggio politico.
.Nel loro tentativo di convincere il mondo che l'IDF (le forze armate israeliane) ha massacrato centinaia di civili nel campo profughi di Jenin durante l'Operazione Scudo Difensivo, hanno usato carcasse animali per riempire l'aria dell'odore nauseabondo di carne putrescente dove era probabile che venissero in visita giornalisti e funzionari delle Nazioni Unite.
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L'IDF ha filmato questo trucco, così come ha filmato un funerale durante il quale il "corpo" è saltato giù dalla bara ed è scappato via quando un aereo di sorveglianza israeliano si è avvicinato al corteo funebre.
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I palestinesi hanno un'esperienza eccezionale nel manipolare le immagini che appaiono nei media internazionali.
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Hanno ricevuto un bonus propagandistico enorme all'inizio della seconda Intifada quando una troupe palestinese che lavorava per la televisione francese ha filmato l'uccisione dell'undicenne Mohammed al-Dura mentre il padre cercava invano di proteggerlo durante uno scontro armato a un incrocio di Gaza.
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Il video, montato in modo da mostrare l'IDF come crudele e spietato, commentava perfettamente il resoconto palestinese dei fatti.
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Il Governo Israeliano è caduto nella trappola, emanando le sue scuse prima di aver indagato sui fatti.
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Mohammed al-Dura, il "ragazzo poster" della Seconda Intifada passerà alla storia come un martire del popolo palestinese, eppure la versione palestinese della morte di Mohammed al-Dura è una menzogna, un'invenzione dei professionisti delle Pubbliche Relazioni palestinesi.
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Un'indagine scrupolosa dell'IDF, emanata tre settimane dopo il caso e confermata da una troupe tedesca, ha dimostrato che le pallottole che hanno colpito il ragazzo provenivano dai palestinesi che avevano attaccato il posto di guardia israeliano.
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Ma il mondo è "stato testimone" dell'uccisione di al-Dura, come descritta dai media :
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un'atrocità commessa dalle truppe israeliane.
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Il danno non può più essere rimediato.
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È impossibile rimettere il dentifricio nel tubetto.
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Nel corso dell’intervista a David Bedein gli è stata posta la seguente domanda :
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Quando sono entrati in scena questi professionisti delle Pubbliche Relazioni palestinesi ?
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La risposta è la seguente.
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Nel marzo del 1984, Ramonda Tawill, una professionista dell'informazione (divenuta suocera di Arafat quattro anni dopo) ha aiutato l'OLP a istituire l'agenzia di Servizi Stampa Palestinesi (PPS) per fornire assistenza agli inviati e realizzare seminari e corsi in relazioni mediatiche.
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La PPS si è quindi unita al Centro di Informazioni sui Diritti Umani Palestinese (PHRIC) nello sforzo di cambiare l'immagine dell'OLP da quella di movimento di liberazione stile anni '60 ad organizzazione che combatte per proteggere le vittime degli abusi dei diritti umani israeliani.
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I seminari del PHRIC istruivano gli "studenti" a deviare ogni intervista verso gli stessi temi - l'occupazione israeliana, gli insediamenti illegali, gli abusi dei diritti umani e il diritto al ritorno dei profughi palestinesi.
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Quale che fosse la domanda, questi temi andavano ripetuti in continuazione.
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Lo so per esperienza, perché la nostra agenzia aveva deciso che ogni nuovo giornalista dovesse seguire i corsi della Tawill.
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Una delle sue grandi "realizzazioni" avvenne nel maggio del 1985, dopo che Israele rilasciò più di mille terroristi in cambio di sette soldati israeliani.
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Per sviare i media dai crimini commessi da queste persone, la Tawill allenò questi terroristi liberati a dire di essere stati torturati nelle prigioni israeliane per il loro "attivismo politico" e per "l'appoggio al nazionalismo palestinese".
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Ho saputo di questa tattica da diversi studenti della Tawill in un corso di giornalismo che ho seguito nel maggio del 1986.
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Mi hanno spiegato che monopolizzando il tempo del reporter con storie di tortura, i giornalisti dovevano inevitabilmente terminare l' intervista prima di avere il tempo di chiedere ai terroristi il motivo del loro arresto e condanna.
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A quel tempo, i servizi israeliani non permettevano ai giornalisti di esaminare gli archivi carcerari dei condannati per motivi di sicurezza, così i crimini di questi terroristi sono stati praticamente ignorati nei resoconti giornalistici.
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Ci si pone quindi la domanda, viste le caratteristiche di professionalità messe in campo, su chi formi e finanzi oggi i professionisti palestinesi del P.R.
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La risposta è sorprendente :
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La Società Accademica Palestinese per lo Studio degli Affari Internazionali (PASSIA) svolge corsi e ha prodotto più di 30 manuali chiamati "Come si fa" su argomenti quali le pubbliche relazioni, le relazioni con i media, la raccolta fondi, la comunicazione, la lobby e i discorsi in pubblico.
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PASSIA istruisce gli accademici palestinesi che poi insegnano all'estero come promuovere la loro causa nei campus universitari ;
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inoltre ai palestinesi negli Stati Uniti viene insegnato come scovare la circoscrizione araba in ogni collegio del Congresso e come fare lobby sui membri del Congresso per ottenere sostegno politico ed economico per la causa palestinese.
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E chi finanzia la PASSIA ?
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L'Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale (USAID), un programma del Dipartimento di Stato, che garantisce più di un milione di dollari ogni anno a PASSIA e ad altre diciotto imprese palestinesi per le relazioni con i media.
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È stato soltanto a marzo che i membri del Congresso sono divenuti consapevoli di questi aiuti, dopo che un funzionario del Comitato degli Stati Uniti per le Relazioni Internazionali aveva scoperto che USAID stava fornendo ai palestinesi stanziamenti per le relazioni con media.
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Un sorpreso Eliot Engel, deputato al collegio di New York, leggendo un manuale di PASSIA ha detto incredulo:
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"Eccoci qui al Congresso che li paghiamo perché facciano lobby su di noi".
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A David Bedain è stato chiesto anche se le organizzazione mediche e umanitarie palestinesi siano coinvolte nella "guerra dei media".
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E’ risaputo come le cosiddette organizzazioni palestinesi per i diritti umani, così come anche l'Unione dei Comitati Medici di Soccorso Palestinesi (UPMRC), guidata dal Dr. Mustafa Al-Bargouti (fratello del leader dei tanzim di Fatah, Marwan Al-Bargouti, attualmente in carcere), coordinano le loro strategie con la Mezzaluna Rossa Palestinese del Dr. Fatchi Arafat, per diffondere notizie infamanti sulla negligenza medica e le torture dei palestinesi da parte di Israele.
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Ci sono stati anche molti casi di false notizie fornite dalle fonti dell'UPMRC riprese dai media statunitensi.
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Sono numerosi i casi di distorsione della realtà e della manipolazione dei fatti, e il loro adattamento alla ‘causa’ palestinese.
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Per inciso, la UPMRC riceve 300.000 dollari ogni anno dagli Stati Uniti per le pubbliche relazioni.
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E la Mezzaluna Rossa Palestinese del Dr. Arafat riceve 215.000 dollari l'anno come aiuti dagli Stati Uniti.
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Entrambe le agenzie sono sulla lista delle 59 organizzazioni non governative palestinesi che hanno ricevuto 100 milioni in aiuti dagli Stati Uniti fin dal 1997.
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Da questi dati si evince la facilità di manipolazione dell'informazione...
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Quello che rimane...nei fatti...sono le centinaia di attentati terroristici, i kamikaze...e i morti innocenti...che neppure una stampa faziosa e manipolata può nascondere.
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Noi, Occidentali, che dovremmo capire dove si annida il male, il terrorismo, spesso siamo vittime invece di manipolatori come quelli sopradescritti, che combattono anche una guerra mediatica con gli stessi sistemi...biecamente, subdolamente, vigliaccamente...
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Molti di noi europei, si beano pascendosi delle cronache diffuse da una stampa che, collusa con la sinistra, falsifica la realtà.
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La loro Scuola di pensiero non è cambiata nel tempo, e ricalca percorsi già intrapresi improntati alla mistificazione dei fatti, come hanno sempre fatto, prima riguardo all'Unione Sovietica e oggi con il Medio Oriente.
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