domenica 15 aprile 2012

IL COMINFORM

La parola Cominform è un acronimo che indica la contrazione delle parole Communist Information Bureau, ossia Ufficio di Informazione dei Partiti Comunisti e Laburisti.
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Il Cominform nacque nel 1947 come organismo di collaborazione e di informazione reciproca tra i vari partiti comunisti europei, di cui aderirono Urss, Bulgaria, Cecoslovacchia, Francia, Italia, Iugoslavia, Polonia, Romania e Ungheria.
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La Iugoslavia fu poi espulsa, nel 1948, a causa del fatto che il suo leader Tito aderì al Piano Marshall, proposto dagli americani, contravvenendo alle direttive di Stalin.
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Lo scopo del Cominform era quello di compattare i vari partiti comunisti intorno alla sfera di influenza dell’Unione Sovietica.
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A tale scopo Mosca ha deviato verso questi partiti un vero e proprio flusso ininterrotto di denaro, dal 1950 fino al 1991, consentendo la formazione di un enorme stuolo di burocrati della politica, in grado di assoldare sicari, di corrompere altri politici, e di mettere in atto la più enorme e continuativa opera di disinformazione che sia mai stata compiuta in Occidente.
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Tutto ciò ha consentito a Stalin e alla sua accolita di farabutti, di compiere nel silenzio più assoluto, caratterizzato da una diffusa omertà, l’immane carneficina di 85 milioni di persone.
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L’opera di asservimento delle coscienze mediante una campagna disinformativa, mirata alla demolizione delle certezze acquisite, che favorisse lo spostamento verso orizzonti culturali favorevoli alla politica comunista, si palesò con evidenza in occasione dell’espulsione della Iugoslavia dal Cominform.
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A tale scopo, infatti, il partito comunista del cosiddetto Territorio libero di Trieste, capeggiato da Vittorio Vidali, iniziò ad essere finanziato al ritmo di un miliardo di Lire all’anno.
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I comunisti italiani iniziarono così una vera e propria opera di delegittimazione, insieme ad una campagna denigratoria a largo raggio, contro i loro ex confratelli comunisti, i disobbedienti di Tito, accusati di essere spie, assassini, e deviazionisti fascisti.
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Il comando di queste operazioni era presieduto dal PCI stesso, per mano di uno dei segretari di Togliatti, l’ex numero due del disciolto Comintern ( in pratica la “Terza Internazionale” o “Internazionale comunista” ), tale Luigi Amatesi, che aveva sostituito Giuliano Pajetta presso il Cominform.
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La prassi “disinformativa”, che secondo i piani di Mosca doveva costituire il punto di partenza da cui iniziare a costruire una vera e propria base di sovversione in Europa, trovò ampia collaborazione tra i comunisti italiani, alleati e membri del Cominform, al punto che questi si prestarono con entusiasmo alla realizzazione di strutture di propaganda, come ad esempio le radio.
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Fu potenziata Radio Praga, che iniziò a trasmettere in Italiano per nove ore al giorno, regolarmente, continuando in pratica l’opera propagandistica di Radio Mosca, che durante la guerra vantava l’appoggio di Togliatti come editorialista, sotto lo pseudonimo di compagno Ercoli.
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Collaboravano alla Radio alcune tra le più bieche figure del comunismo italiano, emigrati in terra Ceca, come ad esempio Giulio Paggio, capo della “volante rossa” di Milano, la formazione terroristica comunista.
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In Italia, Paggio, sotto lo pseudonimo di “tenente Alvaro”, aveva compiuto una serie spaventosa di violenze sfociate in omicidi, alla guida della famigerata Volante Rossa Martiri Partigiani.
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A Praga, Paggio fu raggiunto poi da un altro criminale sanguinario, e cioè da Francesco Modanino, un ex partigiano inseguito da diversi mandati di cattura per gravi fatti di sangue.
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Tutto ciò, naturalmente con il beneplacito di Togliatti, il criminale comunista che ancora oggi è denominato dai suoi nostalgici sostenitori con l’appellativo di “Il Migliore”.
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Il fondo di assistenza istituito da Stalin e gestito dal Cominform, il "COMECON", permise la realizzazione di qualsiasi attività che permettesse il proliferare della sovversione nel mondo non comunista, e canalizzò gli improbabili aneliti indipendentisti dei singoli partiti comunisti verso un disegno globale riconducibile ad un affidamento esclusivo nelle mani di Mosca.
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Il Cominform, quindi, è entrato prepotentemente nella vita di tutti gli europei, programmando e operando per modificare il futuro di intere generazioni inconsapevoli, con la complicità dei singoli partiti comunisti nazionali.
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Il modus operandi dei partiti comunisti europei, compreso quindi quello italiano, ci rivela una dimensione esistenziale dalle caratteristiche a dir poco inquietanti, da cui si evince chiaramente l’impatto che tutto ciò ha prodotto sulle popolazioni.
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La devastazione ideologica ha spaziato attraverso nonni, padri, figli, e nipoti, in un percorso che prevedeva per tutti loro una totale assuefazione verso la disinformazione sistematica e capillare.
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Da una parte quindi, i singoli rappresentanti comunisti nei rispettivi Parlamenti nazionali fingevano di interloquire con le controparti democratiche, palesandosi come alternativa sociale in un contesto pluralistico, mentre dall’altra ponevano in essere le strategie politiche del colosso sovietico, diventando di fatto dei veri e propri traditori al soldo di Mosca.
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Il Cominform e i flussi di denaro che costantemente da Mosca si sono riversati nelle casse di ogni qualsiasi forma di comunismo europeo per decenni, ne sono la lampante riprova.
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Il PCI quindi diventa sinonimo di tradimento dell’Italia stessa e di quei lavoratori e proletari che tanta fiducia avevano riposto nel cosiddetto Partito dei Lavoratori.
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I rappresentanti che ne hanno guidato il percorso, a partire dal criminale Togliatti fino a coloro che ne interpretano il retaggio culturale odierno, nonostante i metamorfismi con i quali tentano di mimetizzarsi, riconducono in ultima analisi alla genia di coloro che mentono sapendo di mentire.
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La dichiarata “via italiana al socialismo” decantata e pubblicizzata dai massimi dirigenti del PCI dopo il 1956, anno in cui fu sciolto il Comintern dopo il Congresso del PCUS (Partito Comunista dell’Unione Sovietica), si fonda su radici che assorbono linfa vitale da decenni di asservimento a Mosca, alimentandosi peraltro con miliardi di dollari del partner sovietico.
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Certo è che il Cominform non si è mai premurato di far sapere ai proletari italiani come fossero inique le condizioni di vita degli operai russi, quando Stalin e il sistema comunista li sottoponeva al lavoro forzato, al cottimo, ad imposizioni di produzione, a severe punizioni, al divieto di sciopero, alla privazione della libertà, alla coabitazione coatta, e per finire alla deportazione e alla fine della loro vita.
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La disinformazione messa in opera dall’organo di stampa comunista italiano, L’Unità, finanziata anch’essa dai soldi di Mosca, si è ben guardata dal pubblicizzare i milioni di vittime che trovarono la morte nei Gulag sovietici.
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I vari personaggi di partito, come Togliatti, Berlinguer, Pajetta, Cossutta, o l’attuale Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napoletano, non hanno di certo mai tuonato contro i veri e propri crimini contro l’umanità dei loro compagni comunisti sovietici, nemmeno quando il vorace mostro si è pasciuto del sangue dei loro stessi figli.
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Numerosi sono stati infatti i comunisti italiani ed europei che, dopo essere approdati in terra di Russia attratti dal mito della società perfetta, e dopo aver constatato quale effettivo fallimento fosse, si sono lasciati andare a considerazioni critiche che li hanno, di fatto, condannati al lager o ad una morte immediata.
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Il Cominform, così come il suo predecessore, il Comintern, è di fatto la più grossa organizzazione criminale della storia del mondo, pari alla mafia siciliana.
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Appare quanto meno strano che se ne parli così poco ancora oggi, dopo la “caduta del muro” di Berlino, dopo la fine dell’Urss, e dopo l’avvento di Internet, fonte inesauribile di informazioni.
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E’ evidente che la macchina disinformativa della sinistra, forte di un numero rilevante di scribacchini e di pseudo giornalisti, continua il suo percorso deviazionista nei confronti della verità e della realtà storica.
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Ancora oggi sono sconosciuti ai più i nomi e le identità di criminali comunisti come Laurent Berja il quale, oltre che a dirigere spietatamente la polizia di Stalin, si dilettava a torturare, stuprare e uccidere giovani donne, e a seppellirle nel giardino della sua villetta a due piani di Mosca, come confermato dal ritrovamento dei numerosi resti umani.
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Durante il suo mandato si rese responsabile di crimini contro la pace e contro l'umanità, genocidio, e di crimini di guerra.
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Ancora oggi poche persone possono riconoscere dietro ad un altro nome, quello di Ezov, colui che interpretò il ruolo di chi fu tra i massimi artefici del Terrore in Unione Sovietica.
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La sua ricerca di annientamento di qualsiasi forma di opposizione al regime, diede luogo ad una vera e propria era repressiva sanguinosa ed intensamente feroce, che da lui stesso prese il nome di Ezovscina (era di Ezov).
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Durante il periodo in cui Ezov comandava la NKVD, la famigerata polizia di Stalin, furono uccisi per suo ordine, con un colpo alla nuca, ben 800.000 persone, mentre altri milioni di sventurati furono deportati nei campi di lavoro (ma sarebbe bene dire di sterminio) siberiani.
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L’elenco dei criminali comunisti  che sono entrati nella lista dei nemici dell’umanità sarebbe ancora lungo, ma sembra che l’opinione pubblica occidentale non sia interessata a conoscerli, sprofondata com’è in una sorta di colpevole oblio.
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Il Cominform è alla base di questa mancanza di informazione, poiché ha operato per lunghi anni, complice l’intellighenzia sinistroide europea, in un percorso che contrapponeva la propensione ideologica verso un Partito comunista unico sovranazionale come Stato guida, a quella capitalista, imperialista e coloniale.
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Ancora oggi nelle scuole c’è una informazione insufficiente sull’argomento, a causa dell’egemonia che le sinistre hanno radicato nella sfera culturale e intellettuale, a scapito di una coerente e obiettiva indicazione della realtà storica.
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Il silenzio è complice della disinformazione, e rappresenta uno dei modus operandi adottato dai polimorfisti dell’informazione, che manipolano a loro piacimento gli orientamenti popolari di tipo intellettuale.
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Lo prova il fatto che mentre l’acronimo "SS", relativo alle truppe di assalto hitleriane, è conosciuto in ogni angolo del globo, così come la "Gestapo", la famigerata polizia nazista, per contro, il Comintern e il Cominform sono pressoché sconosciuti alle masse.
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E’ quindi ben delineato il quadro generale costruito ad arte dallo stuolo di disinformatori al soldo di Mosca, con la complicità e la compiacenza dei quadri direttivi comunisti dei Paesi occidentali, Italia in primis.
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L’estremizzazione della verità comporta sempre estreme conseguenze, soprattutto tra coloro che guardano al futuro con impeti di parossismo ideologico, fuorviati dall’assolutismo dell’informazione.
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Dalla visione oramai stereotipata di un comunismo all’italiana, che coincide con quella di un vassallo delle politiche sovietiche, asservito ed alimentato da decine di miliardi delle vecchie lire, come si evince dagli incartamenti esaminati all’apertura degli archivi segreti moscoviti, nasce e si sviluppa la convinzione tra le masse popolari che l’eventualità di una “riscossa rivoluzionaria” non sia poi così improbabile.
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A tale scopo, e con la compiacenza dei dirigenti del PCI, nacquero in Italia alcune organizzazioni che non facevano certamente mistero dei loro aneliti sovversivi, e che spaziavano dall’auspicio che si ricorresse alla lotta armata, fino alla ricerca di metodi di lotta che potessero ricondurre incondizionatamente alla dittatura del proletariato.
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Dai fermenti popolari del ’68 trassero linfa vitale nuove organizzazioni extraparlamentari, come Avanguardia Operaia, Potere Operaio, e Unione dei Comunisti marxisti-leninisti, accomunati da concetti come l’autoritarismo e il rifiuto di delegare il potere a strati della società che non fossero appartenenti al proletariato e alla classe operaia, uniti nel combattere il capitalismo.
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Le Brigate Rosse diventeranno poi il braccio armato di quei  movimenti criminali di stampo militare ispirati da Mosca dopo il lungo percorso di formazione e di radicalizzazione estremista che il Comiform, e i suoi ingenti e continui finanziamenti, avevano reso possibili.
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La responsabilità delle sinistre italiane, a tal proposito è gravissima, proprio per il loro ruolo svolto in decenni di colpevole mistificazione.
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I loro discendenti, oggi metamorfizzati e celati agli occhi di chi non vuole vedere, sono integrati nel sistema di caste della politica che li vede bearsi di tutti quei benefìci vergognosi e indegni che caratterizzano il panorama generale e omogeneo della politica stessa.
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I cultori delle prerogative culturali legate al mondo comunista, ancora oggi costituiscono un pericolo per la società civile, vista la determinazione con cui, per decenni, hanno condizionato e modificato la verità dello scibile ad ogni livello della  società.
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Il cancro comunista ha prodotto delle metastasi che si sono diffuse in tutto l’organismo societario, in un crescendo sempre più nefasto e deleterio.
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Al culmine del parossismo ideologico, il Cominform ha provocato seri e devastanti squilibri, che partendo dalle iniziali proteste di piazza indotte, e dalle agitazioni operaie e studentesche pilotate, sono poi sfociate nel ricorso alla lotta armata delle frange più estremiste e oltranziste, come ad esempio le Brigate Rosse.
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L’apparato intellettualoide che ha fiancheggiato il percorso di asservimento delle coscienze compiuto dal Cominform, è stato fondamentale per assicurare ai dirigenti comunisti una sorta di verginità ideologica nei confronti di chi li avesse sospettati di collusione col mostro sovietico.
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Chiudo questa carrellata informativa su cosa sia stato effettivamente il Cominform, auspicando che presto si prenda coscienza universalmente del fatto che nascondere la verità non serve a cancellarla, poiché comunque, prima o poi, viene sempre fuori.
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A proposito della verità, cito al riguardo un aforisma di Albert Einstein :
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E’ difficile sapere cosa sia la verità, ma a volte è molto facile riconoscere una falsità.
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Dissenso
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