domenica 16 ottobre 2016

QUEL GENOCIDA DI STALIN


Tratto da un articolo di Stefano Vastano, edito su :

L’Espresso.it - 6 maggio 2011

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Norman Naimark
Ieri Norman Naimark ha presentato al Collegium Hungaricum di Berlino le tesi di fondo del suo ultimo libro.
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In inglese si intitola “Stalin's Genocides“.
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La casa editrice Suhrkamp ha tradotto il saggio di 140 pagine con il titolo “Stalin und der Genozid“.
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Al pubblico italiano il docente di storia dell'università di Stanford è noto sinora per “La politica dell'odio“ (edizioni Laterza), una ricostruzione delle agghiaccianti deportazioni – dal genocidio degli armeni da parte dei turchi a quelle di ceceni e tatari della Crimea ad opera del regime stalinista sino alle ultime 'pulizie etniche' nei Balcani – di cui il 20° secolo è da capo a fondo tragicamente costellato.
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Nel nuovo saggio Naimark si concentra esclusivamente sulla 'politica dell'odio' scatenata, dagli anni '30 sino al 1953, fuori e dentro l'Impero, da Stalin e dai suoi sgherri.
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Nel 5° capitolo ripassa in rassegna le ondate di repressione contro i popoli stranieri :
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a partire dalle prime deportazioni ordinate da Stalin, nel 1932, contro 150mila famiglie polacche e tedesche.
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A questa prima catastrofe, che colpì mezzo milione di persone, seguì nel '37 la deportazione di 175mila coreani in Uzbekistan.
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Così come alle prime deportazioni di estoni, lettoni e lituani nel 1940, Stalin e Berja imposero, nel febbraio 1944, le già menzionate deportazioni di ceceni e tatari :
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496.mila uomini, donne e bambini stipati su vagoni-bestiame e condotti a marcire in Kazakistan.
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Naimark tratteggia appena i contorni dell'altro orrore gigantesco voluto da Stalin in Ucraina e che va sotto il nome di „"Holodomor“:
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dai 3 ai 5 milioni di contadini che il "Woschd“ (il leader) dell'impero sovietico fece morire nel 1932/33 di fame.
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I giornali americani riportano le notizie sul genocidio in Ucraina

Una conseguenza, lo spettro orrifico dell'Holodomor, dello sterminio a cui lo spietato dittatore (in questo, ottimo allievo di Lenin) aveva prima sottoposto contadini e 'Kulaki' russi :
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Le vittime della fame in Ucraina

dal 1929 al '32 Stalin fece deportare circa 10 milioni di cosiddetti Kulaki, spedendone oltre 2 milioni nei GULag.
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E ancora non abbiamo messo in conto gli altri osceni crimini perpetrati dal "Chosjain“ (padrone di casa), dallo Chef dell'Impero contro gli avversari politici, veri e presunti, del sempre più paranoico dittatore.
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Solo con la prima ondata del Terrore, nelle cosiddette 'purghe' del 1937/38, Stalin liquidò un milione di cittadini sovietici ;
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Monumento all'Holodomor
in tutto, sino alla sua morte nel '53, ne fece deportare 6 milioni ( 3 milioni dei quali per "attività controrivoluzionaria“), costringendone 16 o 17 milioni ai lavori forzati.
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Data questa immane macchina dello stermino lanciata dal regime e per decenni contro interi popoli, ed interi gruppi sociali ed avversari politici, perché si esita ancora a parlare di “Genocidio“ (alcuni storici optano per “quasi-genocidio” ;  altri anche per “Classicidio” o "Politicidio”) per i crimini di Stalin ?
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E come mai siamo  portati a riservare il “crimine dei crimini“ esclusivamente allo sterminio di 6 milioni di ebrei nelle camere a gas di Hitler ?
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Nel suo saggio Naimark risponde ricostruendo l'arzigogolata storia che, il 9 dicembre 1948, portò le Nazioni Unite a stipulare la “Convention on the Prevention and Punishment of the Crime of Genocide“.
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E in cui si definisce genocidale l'azione “commessa nell'intento di distruggere un gruppo nazionale, etnico o religioso in tutto o in parte”.
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Colpisce la distanza dalla prima formulazione di 'Genocidio' avanzata, l'11 dicembre del '46, dalla stessa commissione delle Nazioni Unite, e a cui partecipò, da parte americana, un fine giurista di nome Raphael Lemkin.
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Nella 'Resolution 96' del dicembre '46 il genocidio viene ancora definito come “crimine commesso per distruggere gruppi di uomini per motivi razziali, nazionali, linguistici, religiosi o politici“.
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Una definizione ben più 'larga' di sterminio che più si avvicina al concetto di Genocidio formulato per la prima volta, nel lontano 1933, proprio dallo stesso Lemkin (“Chi agisce per odio contro un gruppo razziale, religioso o sociale al fine della sua liquidazione si rende colpevole del crimine di...”).
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Nel 1940, l'ebreo polacco Lemkin riuscì a fuggire dalla Polonia negli Usa diventando esperto di diritto del ministero della guerra-Usa.
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E come tale Lemkin si trovò , nel 1946, a partecipare al Tribunale internazionale di Norimberga cercando in tutti modi d'imporre, contro le resistenze della delegazione russa, la sua definizione di Genocidio.
Andreij Vysinskij
Ma niente :
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della commissione russa facevano parte a Norimberga I.Nikitischenko e soprattutto Andrej Vysinskij (le due Star dei processi-farsa a Mosca nel 1937).
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E l'obiettivo precipuo degli avvocati di Stalin era, al processo di Norimberga, non far trapelare nulla dei rapporti sovietici 1939-41 (il Patto Hitler/Stalin) con la Germania nazista ;
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e soprattutto, annota Naimark, “far apparire i popoli sovietici come le vittime principali dell'imperialismo e razzismo nazionalsocialista”.
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Sono gli stessi motivi che, nel 1948, spinsero la delegazione sovietica a non ratificare una Convention delle Nazioni Unite che inglobasse nel concetto di Genocidio anche la persecuzione di gruppi sociali o politici.
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I peggiori criminali della Storia dell'umanità : Marx, Engels, Lenin, Stalin, Mao Tse Tung.

Come scrisse allora il “New York Times”, in un articolo del 19 ottobre 1948, dal punto di vista sovietico il Genocidio “è qualcosa di organicamente connesso al nazi-fascismo e a simili teorie razziali che predicano la superiorità di certe razze e l'eliminazione di presunte razze inferiori”.
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Per seguire più da vicino le trame della Politica dell'Odio del 20° secolo, spiega Naimark, occorre una “interpretazione più flessibile” del concetto di Genocidio.
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Non si tratta minimamente di relativizzare l'unicità o singolarità di Auschwitz.
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Ma di riuscire a capire - senza pregiudizi di sorta - la dimensione degli orrori perpetrati, in nome dell'utopia comunista, da Stalin.
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E in questa opera di comprensione del passato  il saggio di Norman Naimark è senz'altro uno strumento utile.
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Nota del Blog : Le immagini non appartengono all'articolo originale, ma sono state aggiunte dal Blog
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Dissenso
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