domenica 15 gennaio 2017

Anastasia Baburova, Stanislav Markelov, e Putin...


Il 19 gennaio del 2009 Vladimir Putin, ex colonnello del KGB, ha mostrato al mondo il suo vero volto per l’ennesima volta, a dimostrazione del fatto che, come recita un vecchio proverbio, “il lupo perde il pelo ma non il vizio !”.
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Anastasia Baburova e Stanislav markelov
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In quella data, infatti, sia Anastasia Baburova che Markelov Stanislav, la prima giornalista della Novaja Gazeta, e il secondo avvocato e Presidente dell’Istituto Russo per lo Stato di Diritto, sono stati freddati da un sicario mentre percorrevano le strade di Mosca.
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Qualche mese più tardi, nel mese di luglio, anche Natalia Estemirova seguirà la stessa tragica fine.
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Il regime dittatoriale di Putin colpisce senza pietà chiunque si ponga sulla sua strada, uccidendo soprattutto (ma non solo), coloro che danno voce al dissenso e alle proteste di una poplazione succube della violenza di Stato : i giornalisti.
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Così come Anna Politkovskaja anche le eredi del suo retaggio giornalistico hanno trovato la morte per mano di Putin, senza che l’Occidente abbia mostrato per ciò un particolare interesse.
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Anna Politkovskaja
Poco conta infatti, o almeno così sembra, che i diritti umani siano calpestati in Russia, e che oramai si contino a centinaia le vittime del nuovo Zar, che appare anzi come un nuovo leader osannato addirittura dalle destre europee.
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Il paradosso è evidente, e tutto ciò pone i suoi estimatori nella condizione di apparire come complici di un regime che fino a ieri l’intero Occidente condannava senza appello.
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Il trentaquattrenne avvocato Stanislav Markelov si batteva contro il rilascio anticipato del colonnello Yuri Budanov, che era stato condannato per crimini di guerra.
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Budanov insieme ai suoi soldati aveva infatti stuprato e barbaramente ucciso la ragazza cecena diciottenne Elza Kungayeva e per questo efferato delitto era stato prima arrestato nel 2000 e poi condannato nel 2003 a dieci anni di reclusione.
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Il criminale BUDANOV
Nel 2009 Budanov, che godeva della protezione di Putin, il vero mandante degli abusi commessi in Cecenia sulla popolazione, fu liberato anticipatamente, suscitando le proteste dell’avvocato Markelov.
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L’immediata reazione del regime si è manifestata nel proditorio attentato a colpi di arma da fuoco contro di lui e contro Anastasia Baburova, che al momento dell’uccisione era in sua compagnia.
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In un solo colpo Putin si è così liberato da due scomodi interpreti del dissenso interno, che coraggiosamente e a costo della vita combattevano per i diritti umani calpestati in Russia.
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Subito dopo le uccisioni è iniziata la campagna di disinformazione di regime, che ha deviato l’attenzione popolare indicando nei gruppi neonazisti i responsabili degli omicidi.
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I metodi staliniani adottati da Putin come modus operandi si riscontrano in tutte le sue operazioni, anche militari, come in Cecenia, in Crimea, in Ucraina, in Georgia, e in tutte le altre località verso cui lo zar vuole espandere l’egemonia russa.

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E’ facile per il regime di Mosca addossare la responsabilità di omicidi o di fermenti da reprimere a quei gruppi di ispirazione neonazista che sembrano nati proprio allo scopo di fargli da comodo ed opportuno capro espiatorio …
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Ciò che mi meraviglia è il fatto che molti occidentali abbiano abboccato all’amo, identificando Putin come esempio di nazionalista da seguire, mentre a tutti gli effetti l’ex colonnello del KGB è proprio colui che azzera le identità nazionali altrui, in spregio dei diritti umani, calpestando le più elementari norme di convivenza civile e democratica.
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Cito solo alcune delle sue vittime illustri :
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Il miliardario Boris Berezovsky è stato strangolato nel marzo del 2013 nella sua casa di Ascot, vicino a Londra, dopo aver sostenuto economicamente l’opposizione russa ;
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L’avvocato Serguei Magnitski, difensore dei diritti umani, è morto in galera nel 2009 dopo una grave malattia, senza aver ricevuto alcuna cura o trattamento sanitario.
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Vladimir Putin e Matteo Renzi
I familiari sostengono che sia stato torturato prima di morire;
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La giornalista Natalia Estemirova è stata uccisa nel luglio del 2009 dopo aver criticato il Cremlino per un rapporto sulle vittime civili in Cecenia;
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L’ex agente dei Servizi segreti russi, Alexander Litvinenko è morto nel novembre del 2006 a Londra dopo essere stato avvelenato col polonio radioattivo;
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La giornalista Anna Politkovskaija è stata uccisa nel 2006 a Mosca mentre rientrava a casa.
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Putin e Silvio Berlusconi
Era nota per i suoi articoli contro Putin e per le rivelazioni degli abusi commessi in Cecenia sulla popolazione.
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Il politico liberale russo Boris Nemtsov, oppositore di Putin, è stato assassinato con quattro colpi di arma da fuoco mentre passeggiava nel centro di Mosca insieme ad una giovane donna, il 27 febbraio 2015.
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Per meglio inquadrare chi è veramente Vladimir Putin, espongo di seguito una breve biografia.
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Nasce a Leningrado (oggi San Pietroburgo) nel 1952 da madre operaia, Maria Ivanovna Putina, e da padre marinaio, Vladimir Spiridonovic Putin, arruolato nella Marina sovietica.
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Putin e Matteo Salvini
I suoi due fratelli nati negli anni 30 muoiono nell’infanzia per malattia, e Vladimir rimane così l’unico figlio della coppia.
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Si laurea in Diritto Internazionale all’Università statale di Leningrado nel 1975 e si arruola subito dopo nel KGB.
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Come membro dei servizi segreti arriva a ricoprire incarichi dirigenziali e a diventare ufficiale, con il grado di colonnello.
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Durante la sua carriera, collabora nella Germania dell’Est con la famigerata STASI, la temuta Polizia segreta comunista dislocata in quei territori.
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Nel 1991 rassegna le dimissioni dai servizi di sicurezza a seguito del fallito colpo di Stato organizzato dai tradizionalisti e sostenuto dal KGB contro Gorbacev.
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Vladimir Putin e Assad
L’ex agente del KGB torna a Leningrado per ricoprire un ruolo di primo piano all’Università statale, come membro della Sezione Affari internazionali.
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Questo suo nuovo ruolo gli permette di riallacciare i rapporti con il suo vecchio professore dell’Università, Anatolj Sobcak, divenuto Sindaco di Leningrado.
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La sua rete di contatti e di conoscenze gli permette di arrivare a ricoprire incarichi di vario tipo, sia pubblici che privati, che sfociano poi nella nomina a Deputato nel 1994, nelle elezioni di San Pietroburgo.
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Nelle elezioni amministrative del 1996 il sindaco Sobcak viene sconfitto e Putin viene così richiamato a Mosca, dove ricopre diversi incarichi al vertice del potere federale.
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Putin e Kim Jong Il
Consegue un master in economia e rientra nei Servizi segreti come Capo del FSB, i Servizi Federali per la Sicurezza (erede del KGB).
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Nel 1999 Putin diventa responsabile del Consiglio di Sicurezza della Federazione Russa e nello stesso anno viene nominato Primo Ministro dal Presidente russo Boris Eltsin.
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Il 31 dicembre del 1999 Eltsin rassegna le sue dimissioni e lascia a Putin il mandato di Presidente ad interim.
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Nel marzo del 2000 Putin vince le elezioni presidenziali con il 53 % dei voti, grazie alla visibilità acquisita con il precedente ruolo ad interim.
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Lenin, Trotsky, Stalin, e Putin
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Putin risponde alla domanda di stabilità espressa dal popolo russo dopo anni di terremoti politici e dopo le rivolte separatiste in Cecenia, e lo fa iniziando una dura repressione contro i ribelli ceceni e l’intera popolazione di quello Stato, sterminando e deportando a migliaia le vittime del suo furore, e spingendosi a radere al suolo intere città, in balia delle truppe russe di cui avvalla tacitamente l’uso continuato dello stupro e della tortura.
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Durante il suo primo mandato Putin riesce a concentrare buona parte del potere federale nelle sue mani, avviandosi poi con il secondo mandato verso una deriva autoritaria, manipolando l’informazione e tacitando le opposizioni con la forza.
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Inizia così una lunga scia di sangue che vede i suoi oppositori soccombere sotto i colpi di sicari prezzolati al soldo del regime.
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Il suo potere aumenta proporzionalmente al terrore che Putin stesso diffonde in tutta la Russia, con la collaborazione dei Servizi segreti di cui era stato colonnello.
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Dal 2012, con il terzo mandato presidenziale, Putin si conferma ancora di più come interprete principale della deriva autoritaria.
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L’opposizione viene perseguitata e fatta oggetto di incarcerazione, o ridotta al silenzio con l’uso delle armi :
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Il gruppo pop delle Pussy Riot viene incarcerato, mentre il blogger Alexei Navalny viene condannato a 15 anni di carcere per aver denunciato la corruzione dilagante nell’entourage di Putin.
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Con l’assassinio di Boris Nemzov, ucciso in Piazza durante la notte di febbraio 2015, Putin rende chiaro il concetto che non più solo i giornalisti o qualche oppositore isolato dovranno rispondere delle loro azioni di dissenso, ma chiunque che con un po’ seguito lo manifesti pubblicamente.
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In politica estera Putin ha rivolto i suoi appetiti espansionistici verso la Crimea, sostenendo le forze filo russe che ne chiedevano l’annessione e procedendo militarmente per fagocitarla, nonostante la contrarietà del mondo occidentale.
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Le manovre dell’insaziabile Putin sono rivolte ora verso l’Ucraina, in cui sta compiendo lo stesso subdolo “gioco” che gli è riuscito in Crimea e prima ancora in Georgia.
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Dopo aver sistematicamente favorito una consistente emigrazione dalla Russia all’Ucraina e dopo una martellante propaganda russofona, lo Zar ha dato il via all’operazione successiva consistente nel sollevamento popolare delle masse favorevoli all’annessione alla Russia.
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La terza fase, è quella secondo cui Putin, sensibile al richiamo delle masse russofile interviene militarmente per sostenerle e completare il percorso di annessione.
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La manovra più subdola di Putin è stata comunque quella attuata in Siria, sulla pelle della popolazione locale.
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Il territorio siriano è conteso da Assad, dai ribelli che lo vogliono deporre, e dallo Stato Islamico (ISIS).
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L’incapacità dell’Europa di fronteggiare ISIS e di opporsi militarmente a Putin pone la stessa a dover scegliere il male minore fra la Russia e gli jihadisti islamici.
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Forte di tutto ciò e dell’appoggio di Assad, suo alleato, Putin intraprende una cruda serie di bombardamenti che coinvolgono aree non solo militari, ma abitate anzi da civili.
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Nel parossismo di guerra e nella escalation di violenza che la lotta all’ISIS ha generato, ogni giorno le città siriane vengono devastate dalla coalizione Assad-Putin e vengono colpiti indiscriminatamnete sia gli ospedali che le scuole, oltre che le abitazioni civili.
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Nulla viene risparmiato, perfino le colonne di aiuti umanitari e quelle dei profughi che scappano dai territori bombardati.
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Le destre europee provano simpatia per Putin, nonostante tutto ciò.
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Una ragione può essere quella che trova motivazione nel fatto che l’U.E. rappresenta una minaccia nei rapporti di forniture energetiche tra Putin e i singoli Stati dell’Unione, generando quindi un conflitto anti europeista che si sposa bene con le posizioni ugualmente simili delle destre.
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L’intervento in Siria di Putin è visto come una sorta di “crociata” che vede la Russia schierata contro il terrorismo islamico.
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Nessuno considera però che è la popolazione a subire tutto ciò, stretta tra la dittatura sanguinaria di Assad, i bombardamenti di Putin, e le atrocità commesse da ISIS.
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Un’altra ragione può essere data dal fatto che Putin abbia dal 2009 sostenuto attivamente ed economicamente alcuni partiti dell’estrema destra nell’Europa dell’est, come lo Jobbik in Ungheria, il Partito della Gente in Slovacchia, quello nazionalista in Bulgaria e il Movimento “anti-EU Attack”.
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Secondo il quotidiano britannico “GuardianPutin avrebbe sostenuto con ingenti finanziamenti anche la campagna elettorale di Marine Le Pen e del Fronte National  alle lezioni amministrative.
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Il motivo è palese e appare semplice nella sua devastante ambiguità :
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Sfruttare le formazioni nazionaliste europee per fomentare il sentimento euro-scettico ed indebolire così le istituzioni europee, a totale vantaggio di una supremazia russa nei delicati equilibri geopolitici esistenti.
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I leader europei della destra dovrebbero quindi riflettere su tutto ciò e combattere contro chi, senza alcun ritegno, uccide, stupra, deporta, imprigiona, devasta, e calpesta, producendo una scia di sangue e di delitti di cui Anastasia Baburova e Stanislav Markelo sono un tragico esempio.
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Dissenso
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