domenica 22 gennaio 2017

IL POLIGONO DI BUTOVO

Nel passato sovietico, come oramai tutti sanno, esistevano all’interno del regime comunista molti meccanismi collaudati per schiacciare e distruggere le persone, dopo averne annullato la personalità e manipolato la coscienza.
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Uno di questi macabri mezzi di sterminio, di cui se ne conserva la memoria, al fine di tramandare ai posteri il ricordo della enorme disumanizzazione che l’apparato comunista esercitava sulla popolazione, si ritrova geograficamente a Butovo, nei pressi di Mosca.
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La chiesetta di Butovo a
lato delle fosse comuni
In particolare, il poligono di questa località, a circa 20 Km dalla capitale russa,  era stato adibito alle esecuzioni di massa mediante fucilazione.
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L’NKVD sovraintendeva alle operazioni di sterminio, e nel periodo del Terrore staliniano negli anni 1937 e 1938 raggiunse il tragico primato di 20.761 vittime innocenti.
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Oggi, a 80 anni dalle stragi le Chiese e i monasteri ortodossi in tutta Mosca pregano in ricordo degli sventurati caduti sotto la mannaia comunista, nel silenzio tragico e colpevole di un Occidente refrattario a riconoscere il devastante ruolo criminale della politica comunista.
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Le fucilazioni di massa, senza precedenti per intensità e numero di condannati, colpirono i contadini, rei di interferire nel piano di collettivizzazione delle campagne ideato da Lenin e Stalin, oltre che ex ufficiali zaristi, invalidi, religiosi, ed elementi ritenuti genericamente “antisovietici”.
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Dagli archivi consultati dagli storici, in occasione della loro temporanea apertura, è emerso che furono fucilati anche 29 italiani.
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Il 3 giugno del 1938 venne fucilato Gino De Marchi, il comunista italiano di cui Gabriele Nissim ha raccontato la storia nel suo libro “Una bambina contro Stalin”.

Insieme a lui furono barbaramente uccisi anche i connazionali Egisto Marchionni, Robusto Biancani e Arnaldo Silva, funzionari del PCI condannati per spionaggio.
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L’esame dei documenti esaminati negli archivi ex sovietici, ci ha permesso di determinare l’assoluta responsabilità criminale di Togliatti in queste fucilazioni, poiché il dirigente del PCI che ancora oggi è definito come “il Migliore” dai suoi fanatici estimatori, non solo non si oppose a tutto ciò, ma addirittura stilò gli elenchi di coloro che erano invisi al Partito Comunista a causa di diversità ideologiche.
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Consegnando gli elenchi nella mani insanguinate di Stalin, Togliatti ha condannato a morte i suoi stessi compagni, rei di essere Trotzkisti o Bordighisti, piuttosto che staliniani.
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La prassi omicida adottata nel poligono di Butovo era ben consolidata :
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Le persone arrivavano su camion anonimi sui cui teloni era scritto “frutta” o “verdura”, di notte, stipate in numero di 50 per ogni veicolo, ignare della sorte che li attendeva, e credendo anzi che si trattasse di controlli sanitari.
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Dal racconto di un ex ufficiale del NKVD, il capitano A.B. Sadovsky, responsabile delle esecuzioni delle sentenze per il poligono di Butovo dal gennaio all’ottobre del 1937, sappiamo che :
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La zona era recintata col filo spinato.
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Gli automezzi carichi di condannati arrivavano verso la 1 o le 2 di notte e si fermavano sotto la torretta della sicurezza, illuminate dai fari che erano attaccati agli alberi.
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Poco distante c’erano due edifici : una piccola casa di sassi e un lungo fabbricato di legno di circa 80 metri, in cui venivano condotti le persone per comunicare loro la sentenza.
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A volte occorrevano molte ore per completare questa macabra procedura.
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Nella casetta di sassi, nel frattempo, attendevano gli esecutori, che al momento opportuno prendevano in consegna singolarmente ogni condannato per dirigersi insieme verso la fossa precedentemente preparata.
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Uno alla volta i condannati venivano uccisi con un colpo di arma da fuoco alla nuca, quasi a bruciapelo, sul ciglio della fossa, in cui venivano fatti cadere.”
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il sacrario dedicato alle
vittime di Butovo
Gli aguzzini del NKVD procedevano nella loro sanguinosa prassi omicida uccidendo dalle 100 alle 500 persone al giorno.
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Dagli archivi risulta ad esempio che l’8 dicembre 1937 furono fucilate 474 persone, mentre il 17 e il 28 febbraio 1938, rispettivamente 504 e 562 persone.
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Tutto ciò avveniva ne Paese dell’utopia socialista, in nome della realizzazione della felicità del popolo …
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Stalin in quei giorni recitava frasi come :
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Compagni, la vita si è fatta più allegra, la vita si è fatta più bella
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Assorbendo tale messaggio molti uomini e donne accorrevano da ogni parte per realizzare il paradiso comunista, nel desiderio di edificare una società redenta da ogni ingiustizia, ma nella cruda realtà dei fatti venivano arrestati come spie e condannati alla deportazione o alla fucilazione.
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A Butovo era di prassi concedere agli esecutori l’utilizzo di un secchio pieno di vodka, dal quale potevano bere a volontà, per stordirsi e portare a compimento il “lavoro” disumano che li attendeva.
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Dopo le centinaia di uccisioni era loro consuetudine lavarsi con acqua di colonia, per tentare di cancellare il forte odore di sangue e di polvere da sparo che li impregnava a tal punto che “anche i cani si scansavano al loro passaggio.”
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La prassi prevedeva il disbrigo delle pratiche burocratiche (quelle a cui oggi è possibile riferisi negli archivi resi finalmente accessibili), dopodichè per completare il ciclo si stendeva uno strato di terra sopra i cadaveri mediante l’uso di un apposito bulldozer.
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Il giorno successivo si ricominciava …
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Per scavare le fosse più grandi si ricorreva anche all’uso di un potente escavatore tipo “komsomolets” che di solito si utilizzava nello scavo dei canali, poiché poteva realizzare buche lunghe centinaia di metri, larghe 5 e profonde fino a 3 e mezzo.
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A Butovo ne sono state individuate 13 di questo tipo, oltre a numerose altre più piccole.
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Esaminando le ossa, si è scoperto che in alcuni casi non erano presenti fratture di alcun tipo, il che porta alla conclusione che gli sventurati siano stati sepolti ancora vivi.
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Spesso i condannati venivano condotti verso la fossa tramite un furgone il cui tubo di scarico era deviato nel cassone in cui le persone venivano caricate, allo scopo di tramortirle con il gas di monossido di carbonio.
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In questo modo non era necessario “sprecare” pallottole, ma era sufficiente colpirle con sbarre di ferro, o strangolarle.
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I condannati venivano preventivamente fatti spogliare, con la scusa del controllo sanitario, e venivano condotti seminudi verso le fossse, mentre alcuni adetti del NKVD si appropriavano dei loro averi che venivano poi catalogati e consegnati al Ministero delle Finanze.
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Tutto veniva messo in vendita, dai vestiti femminili alle camicie militari, dagli abiti da bambino alle icone.
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Misa Samonin
Ogni cosa era oggetto di speculazione e vennero commercializzati tutti gli oggetti sequestrati alle vittime, come le croci e i denti di metallo bianco e giallo.
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Si è trovata traccia di una vittima di appena 13 anni, La piccola Misa Samonin, e di ultra ottantenni, come il Metropolita Serafim di anni 82, arrestato seppur malato e fucilato con l’accusa di appartenere ad una organizzazione monarchica controrivoluzionaria.

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Metropolita Serafim
K.I. Rakul’tsev era privo delle gambe e di un occhio e per questi motivi fu fucilato nel febbraio del1938.
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La sadica e perversa logica comunista aveva infatti stilato anche una “graduatoria” che tenesse conto di alcune priorità :
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In primis venivano fucilati i “nazionalisti” per spionaggio, seguiti poi dagli ex zaristi e dagli ecclesiastici (per spirito antisovietico), per finire poi con gli invalidi, ritenuti un peso a causa del fatto che non erano in grado di lavorare.
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K.I. Rakul'tsev
La procedura completa, dall’arrivo a Butovo, si concludeva di norma in tempi brevi, oppure si protraeva per due o tre giorni per le accuse di terrorismo, ma a volte le vittime venivano torturate per diversi mesi prima di essere fucilate.
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L’assurdità delle accuse di sovversione politica, desunta dallo studio dei documenti di archivio, è data dal fatto che l’80-85 % degli arrestati non apparteneva ad alcun Partito, mentre la metà di loro aveva un bassissimo livello di istruzione, identificandoli quindi come lontani da giochi o interessi di natura, appunto, politica.
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Il famigerato criminale comunista Ezov, capo del NKVD dal 1936 al 1938 e specialista del Terrore, che diede il nome all’epoca denominata appunto Ezovscina, arrivò a dichiarare in un suo decreto :
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Se durante questa operazione saranno fucilate un migliaio di persone di troppo, nessun problema !
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Il numero delle vittime durante la Ezovscina fu di 700.000 innocenti trucidati e di due milioni colpiti dalla repressione …
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Tutto ciò è perfettamente paragonabile alle atrocità commesse dal nazismo, ma inspiegabilmente il “civile” Occidente celebra il ricordo delle vittime naziste, amplificando i nomi dei luoghi dell’olocausto e quelli dei carnefici, mentre continua stendere invece un velo di silenzio sulle stragi efferate compiute dal comunismo, ignorando i nomi di coloro che se ne resero responsabili e quelli delle vittime dimenticate.
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Il cosiddetto “Giorno della Memoria” istituito a ricordo dell’olocausto è in reltà il “Giorno dell’ipocrisia e della disinformazione” poiché discrimina le vittime in base all’appartenenza politica.
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Tra l’altro i crimini compiuti e le metodologie adottate dal comunismo negli anni del Terrore staliniano sono state di esempio al Nazismo, che ha potuto imparare e perfezionare le tecniche di sterminio già consolidate da Lenin, Stalin, e da Ezov.
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da sinistra : Vorosilov, Molotov, Stalin, ed Ezov, il famigerato gruppo criminale comunista.
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Stalin è stato quindi precursore dell’olocausto, come esempio guida delle tecniche distruttive, del genocidio programmato, dei campi di sterminio a cui poi si è riferito Hitler, ma ciò non è sufficiente a citarne le responsabilità che vengono sistematicamente ignorate.
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Tutto ciò come può essere definito se non disinformazione ?
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La propaganda a senso unico degli pseudo intellettualoidi della sinistra ha contribuito a diffondere nella popolazione europea un falso specchio della realtà storica, assolvendo i crimini del comunismo come “meno efferati” e frutto di una deviazione nella rincorsa verso il paradiso socialista.
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Morti di serie A e di serie B, oltre che approcci di altro tipo verso lo stesso crimine contro l’umanità, determinano l’insofferenza a prendere atto e posizione nei confronti dell’universo comunista, su cui la Storia comunque ha calato la sua sentenza.
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il criminale Togliatti
I libri di Storia dovranno essere rivisti, per consegnare tutte quelle verità fino ad ora nascoste accuratamente da chi si è compiaciuto di farlo, rendendosi complice così dei criminali responsabili.
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Personaggi come Togliatti, Cossutta, Napolitano, e Berlinguer, hanno contribuito a tentare di falsare la verità storica, macchiandosi di complicità e collusione ideologica con i crimini comunisti, come quello di Butovo, alle cui vittime dovrebbero rendere omaggio, vergognandosi del loro silenzio …
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Cito le parole estrapolate dal video realizzato da “Storiamemoria.it” sull’argomento  :
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In Russia la memoria del terrore, interdetta dal regime sovietico, è potuta venire alla luce negli anni della perestrojka, diventando una memoria pubblica.
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Ma negli anni novanta ha perso rapidamente la propria attualità politica.
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La nuova tendenza ad affermare il mito di un grande e glorioso passato, incompatibile con una visione obiettiva della storia nazionale, ha riportato la memoria del terrore nell’ambito privato, familiare.
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Negandole così la possibilità di incidere positivamente sulla coscienza individuale e i comportamenti collettivi.
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Ricordare l’individualità delle vittime (i nomi, la vita, la sorte), rintracciare i luoghi della loro sepoltura e delle esecuzioni di massa significa guardare la storia attraverso i valori dei diritti fondamentali della persona e in base a questi giudicare il passato e indirizzare l’azione dell’impegno presente.
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La battaglia per la memoria che in Russia stanno conducendo l’Associazione Memorial di Mosca e il Centro Nomi Restituiti di San Pietroburgo risulterà decisiva anche per noi, per la rigenerazione e purificazione della comune memoria europea.”
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Non esistono quindi solamente Auschwitz, Dachau e la Risiera di San Sabba, ma anche Butovo e Katyn in cui però non sono previste tappe, segno quindi di una generale rimozione e di una irrisolta quanto dichiarata ambivalenza.
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Dissenso
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