venerdì 24 marzo 2017

COMUNISMO CINESE : I LAOGAI

Propongo, di seguito, alcuni articoli scritti dalla classe IIIC della Scuola Media Zanotti di Bologna, a seguito dell’iniziativa editoriale del giornale “il Resto del Carlino” denominata “Campionato di giornalismo”.
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E' importantissimo che le giovani menti degli studenti inizino ad elaborare concetti e realtà che li inducano a scrivere di argomenti fino ad oggi quasi ignorati.
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I loro scritti squarciano il velo di colpevole silenzio che è stato calato in passato attorno a qualunque cosa fosse in odore di misfatto e di nefandezza riguardo all'universo comunista.
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Gli intellettuali legati alla sinistra hanno infatti omesso di diffondere le notizie sulle devastanti e terribili atrocità di cui il comunismo si è macchiato, mistificando così scientemente la verità storica.
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I seguaci di Togliatti non hanno però fatto i conti con la vigile presenza dei nostri giovani, quelli sani e con la mente sgombra da imposizioni ideologiche di parte, che del tutto obiettivamente puntano il dito contro ciò che il comunismo rappresenta :
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il male assoluto.
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Non contano le prevaricazioni e le prepotenze che ancora oggi la sinistra continua a sceneggiare, come nel caso delle violenze attuate dai cosiddetti "centri sociali" che interpretano il ruolo di "rivoluzionari" della domenica, poiché la parte sana della gioventù italiana oramai è a conoscenza della verità...
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Articoli editi da “il Resto del Carlino”, giovedì 23 marzo
Pag.14  -  CAMPIONATO DI GIORNALISMO  -  Scuola media ZANOTTI
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I lavori forzati della morte
L’orrore dei laogai, i campi di rieducazione cinesi voluti da Mao Tze Dong
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Fame, fatica, malattie.
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Sfruttamento, manipolazione del pensiero, disumanità.
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Questo sono i laogai cinesi.
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Voluti da Mao Tze Dong, presidente della Repubblica Popolare Cinese dal 1949 fino alla sua morte (1976), i logai sono campi di lavoro tuttora esistenti in Cina, nascosti sotto le sembianze di semplici fabbriche.
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Lo scopo è annientare le opposizioni e creare un’enorme forza lavoro a costo zero.
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Dal 1949 si registrano più di 50.000.000 di prigionieri : intellettuali ritenuti contrari al regime comunista, controrivoluzionari giudicati pericolosi, religiosi invisi al partito, tutti condannati ai lavori forzati.
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Harry Wu
Le condizioni di vita nei laogai sono orribili, l’orario di lavoro arriva fino a diciotto ore al giorno, sicurezza e igiene non esistono, la fame è la fedele compagna dei detenuti, i pestaggi e le torture sono continui.
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Senza potersi più definire persone, i prigionieri sono costretti a mangiare quello che trovano, compresi topi o erbe velenose.
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Tra i pochi testimoni di questo orrore ci sono Harry Wu (1937-2016) e lo scrittore Zhang Xianliang (1936-2014).
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Zhang Xianliang
Il primo ha pubblicato nel 1994 il romanzo autobiografico “Controrivoluzionario”.
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L’autore è stato arrestato e rinchiuso per ben diciannove anni per alcune sue leggere critiche alla polizia cinese.
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Terrificanti i racconti :
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Per definirti usano la parola prodotto.
Il primo prodotto sei tu, quello che devi diventare, un nuovo socialista.
Il secondo è un prodotto vero e proprio, tipo scarpe, vestiti.
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Wu ci descrive l’annientamento psicologico dei prigionieri :
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"I primi anni pensi alla tua ragazza, alla famiglia, alla libertà, alla dignità, poi più a niente.”
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Una volta fuggito, Wu non ha avuto la forza di raccontare nulla per diversi anni, come è accaduto a molte altre vittime dei campi di concentramento.
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Quando finalmente ci è riuscito, ha scritto il libro e ha fondato la Laogai Research Foundation.
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Secondo i dati riportati dalla sua Fondazione, 1007 sono i laogai la cui esistenza è attualmente verificata.
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Il vero numero dei campi è forse più elevato.
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Da tre a cinque milioni sono le persone che si ritiene siano oggi detenute.
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Siamo nel 2017, il mondo sfreccia veloce verso il futuro, si parla tanto di uguaglianza e di pace, ma poco più in là del nostro naso i diritti più basilari vengono annientati.
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Per quanto ancora si cercherà di fiaccare lo spirito umano ?
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Per quanto ancora volteremo la testa dall’altra parte di fronte all’ennesimo orrore ?
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IL TESTIMONE  -  ZHANG XIANLIANG, POETA : 22 ANNI DI PRIGIONIA
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Quando la scrittura aiuta a sopravvivere all’inferno.
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Il giovane poeta Zhang Xianliang vive la terribile esperienza di un “campo di rieducazione attraverso il lavoro” perché “colpevole di essere uomo”.
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Usai la penna per sopravvivere”, scrive nel suo diario di prigionia, iniziata nel 1958 e continuata per ventidue anni :
scrivere era un modo di resistere alle atrocità, mentali e fisiche, dei laogai.
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Tossi risonanti, esplosioni incontrollate di polmoni malati, insopportabile prurito da flogosi della risaia, che porta a strapparsi la pelle ;
e poi la fame, una fame maledetta che fa perdere dignità ed umanità.
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Quando i beni materiali scarseggiano, le relazioni interpersonali diventano spietate e basate sul puro vantaggio economico” :
gli individui vengono forzati a entrare in collisione con gli altri, lo spirito di collaborazione viene annientato.
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I laogai sono campi di rieducazione senza mura e guardie, un posto da cui non si scappa perché le barriere sono interiori, la capacità di pensiero si annulla.
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Colpire il corpo per piegare la mente :
rieducare il pensiero all’obbedienza, creare “Persone Nuove” facendole spogliare dei loro corpi e cambiare le loro ossa.
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L’unico mezzo per rimanere vivi è scrivere, esprimere le proprie emozioni mascherandole dietro panegirici politici, per non perdere l’ispirazione poetica.
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Per sopravvivere bisogna perfino ricordarsi di respirare, il confine tra la vita e la morte non è che lo spazio tra inspirazione ed espirazione :
ci si ritrova in mezzo a “maschere nere” e compagni morti, ed è vietato provare un sentimento di compassione ;
non si può neppure dire che è morta un’altra persona, sarebbe come evidenziare la grande quantità di decessi e di conseguenza fare una critica al partito.
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Zhang esce vivo da quella fabbrica di morte e solo dopo anni riesce a raccontare in “Zuppa d’erba” l’orrore dei lager cinesi, con una testimonianza che costringe, dolorosamente, a riflettere.
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LA MEMORIA
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Il triste filo rosso della storia
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Lager, gulag, campi di sterminio argentini e laogai.
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La storia molte volte ci ha mostrato un lato umano irriconoscibile.
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Si contano più di 30.000 desaparecidos in Argentina, 15.000.000 vittime nei lager nazisti, 60.000.000 morti nei gulag sovietici e 50.000.000 deceduti nei laogai cinesi.
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Come se da un giorno all’altro scomparisse l’intera popolazione giapponese.
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Polacchi, ucraini, ebrei, rivoluzionari, omosessuali, invalidi, cristiani, falun gong, anti-comunisti, malati.
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E’ infinita la lista delle vittime colpevoli di essere “diverse”.
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Molti non immaginano neppure il sangue e le lacrime che hanno infamato in passato e a tutt’oggi macchiano l’umanità.
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Dal 1950, seguendo il modello staliniano dei gulag, operano in Cina circa un migliaio di laogai.
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Mentre i lager nazisti, operanti dal 1933, furono chiusi nel 1945.
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I gulag, nati nel 1918, cessarono di esistere dagli anni ’90.
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Infine i campi di detenzione argentini si stima che furono attivi dal 1976 al 1983.
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Alcuni lo chiamano lavoro forzato, altri riforma attraverso il lavoro (Laodong Gaizao Dui), altri ancora ricerca della libertà grazie al lavoro (Arbeit mach frei).
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C’è però una cosa che hanno in comune :
la morte.
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Circa 125.030.000 persone a cui è stato privato il diritto di pensare, di essere umani.
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Sono stati commessi innumerevoli errori, ma dobbiamo conservare la memoria.
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Per non dimenticare e andare avanti senza ricadere.
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Nota :
le immagini non appartengono agli articoli de "il Resto del Carlino" ma sono state aggiunte dal Blog.
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Dissenso
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