domenica 7 maggio 2017

JAN PALACH


Jan Palach (Praga, 11 agosto 1948  -  Praga, 19 gennaio 1969) è stato un patriota della ex Repubblica Cecoslovacca, che per la sua opposizione al regime comunista che aveva fagocitato il Paese è divenuto simbolo della resistenza anti sovietica.
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Nel periodo che va dal 1967 al 1968 la Cecoslovacchia fu teatro di una stagione riformista, che sotto la guida di Alexander Dubcek prese il nome di “Primavera di Praga”.
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La strategia del nuovo corso politico era tesa ad introdurre nuovi elementi di democrazia in ogni settore della società, discostandosi dalle linee guida imposte da Mosca.
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Il comunismo russo reagì con l’immediata occupazione armata del suolo cecoslovacco mediante l’invio di carri armati e truppe della coalizione aderente al patto di Varsavia (l’alleanza militare tra i Paesi del Blocco sovietico : Albania, Bulgaria, Cecoslovacchia, Germania Est, Polonia, Romania, Ungheria, Unione Sovietica) , e dopo aver arrestato Dubcek lo obbligò a siglare un protocollo d’intesa con il Cremlino.
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1968 : i carri armati comunisti entrano a Praga, occupandola.
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L’ampio appoggio popolare di cui godeva Dubcek gli permise però di continuare la sua opposizione al regime sovietico, cavalcando la protesta delle masse ostili alle truppe di occupazione, ma per questo motivo nel 1969 fu rimosso dal suo incarico e inviato in Turchia come ambasciatore.
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Nel 1970, dopo essere tornato in Cecoslovacchia, Dubcek trovò un impiego come manovale in un’azienda forestale.
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La Primavera di Praga provocò una grande ondata di emigrazione, soprattutto verso i Paesi dell’Europa occidentale e diede origine a proteste, anche non violente, da parte dell’intera popolazione.
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In questo tragico contesto si inserisce la figura di Jan Palach, studente universitario di Praga che, per ribellarsi alla violenza comunista si recò in Piazza San Venceslao, al centro di Praga, ai piedi della scalinata del Museo Nazionale, dove si cosparse il corpo di benzina e si diede fuoco.
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1963  -  Il sacrificio di Thic Quang Dik
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Jan Palach morì dopo tre giorni di agonia, durante i quali rimase lucido, confermando ai medici di aver voluto seguire l’esempio dei monaci buddisti del Vietnam, tra cui in particolare quello di Thic Quang Dik che si diede fuoco a Saigon nel 1963 per protestare contro le politiche di oppressione verso la religione buddhista.
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Jan Palach lasciò i quaderni contenenti suoi articoli e i suoi appunti, che esprimevano e rappresentavano i suoi pensieri e i suoi ideali, in una sacca trovata dopo il suo estremo sacrificio, in cui fra tutte le dichiarazioni ne spicca una in particolare, che recita :
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Poiché i nostri popoli sono sull'orlo della disperazione e della rassegnazione, abbiamo deciso di esprimere la nostra protesta e di scuotere la coscienza del popolo.
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Il nostro gruppo è costituito da volontari, pronti a bruciarsi per la nostra causa.
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Poiché ho avuto l'onore di estrarre il numero 1, è mio diritto scrivere la prima lettera ed essere la prima torcia umana.
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Noi esigiamo l'abolizione della censura e la proibizione di Zpravy.
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(Nota del Blog : Zpravy = Notiziario, il Giornale delle forze di occupazione comuniste sovietiche)
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Se le nostre richieste non saranno esaudite entro cinque giorni, il 21 gennaio 1969, e se il nostro popolo non darà un sostegno sufficiente a quelle richieste, con uno sciopero generale e illimitato, una nuova torcia s'infiammerà “.
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Non si è mai saputo se realmente sia esistita una organizzazione come quella citata dal martire nel suo ultimo scritto, ma rimane il fatto che in seguito altri sette studenti, tra cui l’amico Jan Zajic, seguirono il suo esempio, togliendosi la vita.
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Jan Zajic
Anche Zajic (Viktov, 1950 – Praga, 1969), così come Palach lasciò uno scritto indirizzato ai familiari, da cui estrapoliamo alcuni passi, dal significato profondo e tragico :
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« Mamma, papà, fratello e sorellina !
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Quando leggerete questa lettere sarò già morto o molto vicino alla morte.
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So quale profonda ferita provocherò in voi con questo mio gesto, ma non preoccupatevi per me...
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Non lo faccio perché sono stanco della vita, ma proprio perché la apprezzo.
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E la mia azione ne è forse la migliore garanzia.
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Conosco il valore della vita e so che è ciò che abbiamo di più caro.
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Ma io desidero molto per voi e per tutti, perciò devo pagare molto [...] »
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Resistenza anticomunista del popolo cecoslovacco
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Il silenzio imposto dal regime comunista calò un omertoso sipario su queste vicende, di cui ancora oggi poco è trapelato nel mondo occidentale.
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I resti di Jan Palach, eroe anticomunista, riposano oggi presso l’Olsanske hrbitovy di Praga.
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Nel 1989 gli fu intitolata la piazza centrale di Praga, in precedenza dedicata all’Armata Rossa.
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Oggi è ricordato da molte associazioni di studenti, anche appartenenti all’area della sinistra, che lo indicano come eroe immolatosi in nome e in difesa dei suoi ideali.
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Naturalmente, l’apparato disinformatore comunista appoggiato dagli pseudo intellettuali sinistroidi europei, ha tentato di spargere fango sull’intera vicenda.
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Il Deputato comunista Wilhelm Novy, che tentava di disonorare e svilire le gesta del patriota cecoslovacco, è stato affrontato in Tribunale dall’avvocato Dagmar Buresova che rappresentava la famiglia di Jan Palach.
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La vicenda è stata riproposta come miniserie televisiva e rieditata e trasformata in film, proiettato poi al Festival Internazionale di Toronto.
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La signora Buresova, avvocato della famiglia Palach, è stata a lungo perseguitata dalla polizia politica, ed è stata interrogata a più riprese insieme al marito.
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Alla coppia sono stati ritirati i passaporti per sette anni, mentre alla figlia Lucie è stato negato il visto per potersi iscrivere a scuola.
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Nel 1989, dopo la caduta del regime comunista, Dagmar Buresova divenne Ministro della Giustizia per “Forum Civico”, il movimento politico contrario al totalitarismo comunista.
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Nel 1995 il gruppo musicale “La compagnia dell’Anello” gli ha dedicato la canzone intitolata Jan Palach, che recita :
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Fame, morte, schiavitù, il coraggio nasce a volte così
Bandiere rosse su una città, in occidente c'è solo viltà
Primavera di libertà, carri armati nelle strade
Il sangue a Praga è sparso al vento, quanto orrore in quel momento
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Quanti fiori sul selciato, quante lacrime avete versato!
Quante lacrime avete versato per Praga!
Volti grigi senza nome, soldati rossi e terrore
Giù le mani dal mio paese, il mio sangue lavi le offese
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Una piazza, strade vuote, solo un uomo e un altare
Sacrificio per l'onore, sul rogo un giovane muore
Quanti fiori sul selciato, quante lacrime avete versato!
Quante lacrime avete versato per Praga !
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È morto sotto i carri armati il futuro che avete sognato
Nella gola vi hanno cacciato le grida di un corpo straziato!
Quanti fiori sul selciato, quante lacrime avete versato!
Quante lacrime avete versato per Ján Pálach!
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   Ján Pálach, Ján Pálach!  

Ján Pálach, Ján Pálach! 
Ján Pálach, Ján Palach! 
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Il cantante Adamo lo ricordò nel testo di una sua canzone :
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"C'è chi muore in primavera come un lampo, come una torcia, sbarrando la strada per un istante ai carri armati..."
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La generazione cui appartenevano i giovani come Jan Palach vide infrangersi l’aspettativa di poter ambire ad un mondo diverso da quello in cui il regime comunista li aveva relegati.
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L’aspirazione verso ideali di libertà, di pluralismo ideologico e democratico, e di dissenso verso il comunismo, venne infatti troncata e repressa senza pietà dai carri armati sovietici, che irruppero nella quotidianità del popolo cecoslovacco.
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750 mila soldati e 6 mila carri armati del Patto di Varsavia imposero la loro violenta presenza, per attuare la coercizione di un qualsiasi anelito o fremito di libertà che potesse, come un virus, dilagare e minacciare la stabilità degli altri regimi comunisti.
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Se oggi i carri armati comunisti NON sono più presenti negli ex territori della Cecoslovacchia, mutati in due distinte Repubbliche, quella Federale Ceca e quella Federale Slovacca, lo dobbiamo anche al sacrificio di eroi come Jan Palach, a cui deve andare la riconoscenza dell’intera Europa e del mondo.
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Dissenso
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