domenica 30 luglio 2017

IVAN DENISOVIC

Propongo la lettura del seguente articolo, tratto da : "il Resto del Carlino" di Bologna.
L'autore, Giovanni Morandi, delinea un quadro chiarissimo di come perfino un Premio Nobel per la letteratura come Aleksandr Solzenicyn abbia dovuto subire le persecuzioni di un regime che fagocitava qualsiasi cosa, anche l'espressione di pensiero e di parola : quello comunista.
Anche oggi, pur metamorfizzato il comunismo continua la sua opera di sopraffazione, e lo dimostra l'atteggiamento di Putin, arrogante e pretestuoso verso chi denuncia le atrocità del comunismo.
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FINE GULAG MAI
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da : “il Resto del Carlino” sabato 29 luglio 2017
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Torna in edizione integrale il primo libro di Solzenicyn che descrisse il dramma dei campi di lavoro sovietici.
Ma oggi in Russia il dissidente e premio Nobel viene ancora accusato di aver tradito la patria.
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di GIOVANNI MORANDI
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Quando il dispotismo invade ogni momento della vita e ogni angolo del pensiero non deve stupire se per valutare l’opportunità di pubblicare un racconto venga coinvolto il capo dello Stato.
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E’ quello che accade ad “Una giornata di Ivan Denisovic”, sulle condizioni di vita nel gulag, titolo ripubblicato oggi in edizione integrale da Einaudi, che fece conoscere al mondo Aleksandr Solzenicyn.
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Il quale prima fu autorizzato e poi fu perseguitato e non perché avesse cambiato il contenuto ma semplicemente perché era mutata la linea politica del Cremlino.
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Caso emblematico di un mondo dove l’insicurezza era padrona e l’arbitrio era al comando tant’è che poteva essere raddoppiata o triplicata la pena ai condannati senza che fosse dovuta a loro una pur minima spiegazione.
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Un’incertezza nell’esistenza che coinvolgeva perfino la lingua nella quale sono forgiati due termini per indicare la stessa parola, e che parola !, ovvero “verità”.
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Il termine “istina” corrisponde ad una verità quale risulta da una determinata esperienza e invece “pravda” è la verità superiore, anzi assoluta e incontaminabile dalle singole verità individuali.
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E fu questa doppiezza che trasformò in complici dei loro carnefici tanti comunisti, milioni  di comunisti, che vennero fucilati o mandati a morire in Siberia e che creparono considerando la propria condanna un errore, un caso particolare, un’eccezione che non inficiava la grandezza dell’ideologia su cui poggiava la verità del sistema.
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Nikita Chruscev
Dunque Solzenicyn scrisse Ivan Denisovic in quaranta giorni tra il maggio e il giugno del ’59 e lo tenne nel cassetto un paio di anni fino a dopo l’ottobre del 1961, mese in cui si tenne il famoso XXII Congresso del Pcus, quando  Chruscev sferrò l’attacco a Stalin.
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A quel punto il dattiloscritto, sia pure privo di firma, tramite un’amica dello scrittore, arrivò nelle mani di Alexandr Tvardovskij, direttore della rivista letteraria “Novi Mir”.
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A dicembre l’autore fu invitato nella redazione e l’incontro si concluse con la firma di un buon contratto che prevedeva un compenso pari a due anni dello stipendio che Solzenicyn percepiva come insegnante.
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Seguì una serie di incontri per apportare correzioni di varia natura anche politica al testo fino a che nell’agosto del ’62 il dattiloscritto con una prefazione del direttore fu inviato al segretario generale del partito, massima autorità dell’Urss, Nikita Chruscev, il quale però non fidandosi completamente del proprio giudizio pretese il parere del Comitato centrale del Pcus, che venne convocato con questo preciso scopo e che alla fine si espresse con un giudizio positivo.
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Sembra una follia ma così funzionava l’Urss.
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Il 20 ottobre Chruscev convocò Tvardovskij al Cremlino e gli comunicò il suo consenso.
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Esattamente un anno dopo il libro compariva tra i candidati al prestigioso Premio Lenin e però poi, cambiando il vento, venne ritirato.
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Leonid Breznev
Chruscev cadde in disgrazia e nell’ottobre dello stesso anno fu sostituito da Leonid Breznev, espressione delle più retrive gerarchie sovietiche.
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Nel ’70 Solzenicyn ricevette il Nobel per la letteratura e quattro anni dopo le sue opere vennero ritirate su tutto il territorio sovietico e lui fu espulso dall’Urss.
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Solo poco prima della dissoluzione dell’Unione “Una giornata di Ivan Denisovic” ricomparve nelle librerie di Mosca.
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Un capitolo non completamente chiuso visto che qualche anno fa venne riaperto dal consigliere di Putin, Juri Poljakov.
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Criticò  che le opere di Solzenicyn venissero studiate a scuola e lanciò delle accuse strampalate allo scrittore come quella di “aver abbandonato il suo paese (in realtà fu espulso) e di essersi appellato agli americani perché dichiarassero guerra alla Russia”.
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Parole in libertà che successivamente Poljakov corresse pur confermando la sua antipatia per l’autore di “Arcipelago Gulag”, da lui definito “persona umorale, controversa e contradditoria”.
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Una polemica di basso rango certamente non paragonabile alla censura che era in uso nei vecchi tempi sovietici.
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Dissenso
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