sabato 2 settembre 2017

AI WEIWEI, artista dissidente


Cinese, figlio del poeta Ai Qing, Ai Weiwei si è diplomato all’Accademia del Cinema di Pechino alla fine degli anni '70, per poi dedicarsi alla pittura.
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Cofondatore del gruppo artistico Stars, espone le sue opere in una mostra collettiva alla China Art Gallery di Pechino, dando vita alla prima esposizione di arte contemporanea in un museo cinese.
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Si trasferisce negli Stati Uniti dove, nel 1988, espone le sue opere anche a New York, alla Elthan Cohen Gallery.
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Nel 1993, dopo dodici anni di permanenza in America, rientra in Cina per assistere l’anziano padre ammalato e collabora alla fondazione di una Comunità di artisti d’avanguardia all’East Village di Pechino.
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Pubblica tre libri sull’arte :
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1994  -  The black Cover book
1995  -  The white Cover book
1997  -  The grey Cover book
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Nel 1997 è cofondatore e direttore artistico dell’Archivio delle arti cinesi.
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Nel 1999 inizia ad occuparsi di architettura, aprendo uno studio a Caochangdi, un sobborgo di Pechino.
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Nel 2003 apre un altro Studio, il “FAKE Design” e realizza una sua famosa opera : “Map of China”, una scultura puzzle composta da legni che avevano fatto parte dei templi della dinastia Qing (1644-1911) distrutti dal regime comunista.
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Come si sa la furia comunista distruttrice di Mao e della moglie Li Shumeng (meglio conosciuta con lo pseudonimo di Jiang Qing) distrusse ogni testimonianza della tradizione culturale, intellettuale, didattica, in un parossismo genocida e sconsiderato che ha privato l’umanità intera del retaggio ancestrale e millenario cinese.
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Nel 2002 collabora con gli architetti svizzeri dello Studio Herzog & de Meuron, realizzando insieme il progetto per il nuovo stadio nazionale di Pechino (a nido di rondine) e il padiglione della Serpentine Gallery di Londra.
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Nel 2008 realizza uno Studio a Malu Town, dietro richiesta delle autorità di Shangai, allo scopo di creare una “zona” per artisti.
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Nello stesso anno, a Sichuan, avviene un forte terremoto, che causa ben 70 mila vittime, tra cui molti studenti rimasti sotto le macerie delle scuole crollate.
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Ai Weiwei accusa il Governo cinese di aver usato materiali scadenti per la costruzione degli edifici pubblici e pubblica sul suo blog (17 milioni di visite) i nomi di 5000 bambini morti a causa dei crolli susseguenti a tale speculazione.
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La reazione del Governo cinese non si fa attendere.
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Nel 2009 il blog dell’artista (aperto dal 2006) viene chiuso, mentre l’anno successivo il Partito comunista di Shangai impone la demolizione del suo studio di Malu Twon (precedentemente richiesto proprio dalle stesse autorità).
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A causa della sua opposizione al regime Ai Weiwei viene arrestato  e incarcerato per 81 giorni in una località segreta (dal 2 aprile al 22 giugno 2011).
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Durante questo periodo di tempo il regime comunista di Hu Jintao non ha mai fornito alcuna situazione su di lui e sul suo stato di salute, nemmeno ai parenti.
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L’indignazione internazionale si è subito espressa contro il sopruso delle autorità comuniste cinesi, in particolare per mezzo dei maggiori musei mondiali che hanno raccolto migliaia di firme in petizioni on line per la sua liberazione.
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Nella petizione erano considerati due aspetti fondamentali :
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1) - La mancanza di diritti umani in Cina, evidenziata dal divieto di manifestare la libertà di espressione dei singoli individui
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2) - La liberazione immediata dell’artista
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In Italia l’Associazione Pulitzer ha raccolto 5.000 firme per la liberazione di Ai Weiwei e contestualmente ha chiesto al Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano, di intervenire sul Governo cinese in tal senso.
 
Non c’è alcun riscontro che indichi però una pur flebile presa di posizione da parte di Napolitano, ma ciò non deve meravigliare vista la sua provenienza partitica, legata a filo doppio al devastante e sanguinario comunismo del dopoguerra.
 

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Le pressioni internazionali inducono il Partito comunista cinese a concedere un colloquio fra l’artista e la propria moglie, Lu Qiong, che avviene alla presenza delle autorità nella località segreta di detenzione, cui lei viene condotta.

Dopo la sua liberazione, Ai Weiwei deve attendere fino al 2015 per poter ottenere il permesso di espatriare.
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Viene accusato (pretestuosamente) di evasione fiscale e multato per  un importo di 12 milioni di yuan.
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Nel 2015 l’artista, insieme alla cantante folk Joan Baez sono stati nominati Ambasciatori della Coscienza 2015 di Amnesty International, per il loro straordinario carisma nella lotta per i diritti umani.
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In molte delle sue opere Ai Weiwei evidenzia come il capitalismo e il comunismo in Cina stiano progressivamente cancellando l’eredità culturale e artistica della Nazione (detto per inciso è esattamente quello che sta accadendo anche in Europa !).
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1994  -  L’artista, a conferma dei suoi timori, “decora” un antico recipiente della dinastia Han con il logo della Coca Cola, il simbolo più conosciuto dei tempi moderni.
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2005  -  L’installazioneFragments , allestita nella sala 18 della Residenza Sabauda di Rivoli, a 15 km da Torino, inclusiva di tavoli, sedie e sgabelli, si articola in pilastri e travi in legno di templi della dinastia Qing (1644-1911) distrutti dal regime e provenienti dalla regione del Guangdong.
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Simili a braccia che si intrecciano, i possenti elementi lignei che definiscono la struttura dell’opera sono disposti dall’artista secondo uno schema che corrisponde graficamente alla mappa della Cina.
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Nel suo complesso sistema in delicato equilibrio, la monumentale installazione di Ai Weiwei può essere interpretata come una potente metafora della realtà odierna e della fragilità che si cela dietro alle manifestazioni di potere.
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2008  -  Successivamente al terremoto che causò 70 mila vittime, Ai Weiwei creò “Snake bag”, un enorme serpente costruito con zaini scolastici.
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Dopo la sua liberazione, Ai Weiwei deve attendere fino al 2015 per poter ottenere il permesso di espatriare.
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Viene accusato (pretestuosamente) di evasione fiscale e multato per  un importo di 12 milioni di yuan.
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2009  -  Per criticare la carenza di strutture sociali in Cina, Ai Weiwei ha creato una serie di sculture monumentali, di alberi.
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Dopo aver raccolto parti di alberi morti (tronchi, radici, rami) di specie diverse, nelle zone di montagna della Cina meridionale, l’artista le ha assemblate dando vita all’opera “Iron tree” composta da 99 pezzi tenuti insieme da viti e dadi di grandi dimensioni.
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2010  -  Installazione “Sunflower Seeds”, alla Tate Modern Bankside di Londra, con 15 milioni di semi di girasole fabbricati a mano, uno a uno, in porcellana, per simboleggiare le carestie patite dal popolo cinese ai tempi di Mao e che, tra il 1958 e il 1961, costarono la vita a più di 3 milioni di persone.
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Vorrei sottolineare un “modus operandi” discriminatorio contro cui si è scontrato l’artista nel suo percorso.
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In occasione di una mostra che si doveva tenere in Australia, dal titolo “Andy Warhol/Ai Weiwei”, l’artista aveva ordinato tramite la National Gallery di Victoria un sostanzioso ordine di “mattoncini” Lego, con i quali avrebbe composto i tratti di alcuni difensori dei diritti umani.
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Lego ha risposto rifiutando l’ordinativo dei mattoncini richiesti, adducendo come motivazione la presenza di implicazioni politiche.
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In realtà la colossale società dei “mattoncini” Lego ha violato in questo modo la libertà espressiva individuale, discrimando l’artista e compiendo essa stessa un atto politico.
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A distanza di un mese dall’episodio, Lego ha annunciato l’apertura di un un nuovo parco divertimenti  Legoland” a Shangai ! …
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Messa però di fronte alle accuse di censura che Ai Weiwei le rivolgeva, e al peso che  la gravità di tale azione avrebbe avuto sull’opinione pubblica. la società ha improvvisamente capito che il danno di immagine sarebbe stato commercialmente devastante a livello internazionale.
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La Lego ha fatto dietrofront, decidendo di vendere a chiunque i suoi mattoncini.
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.Ai Weiwei aveva però già provveduto a procurarsi i mattoncini attraverso una colletta pubblica e anche tramite un ordinativo ad una Ditta che produceva l’imitazione degli originali.
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Di fronte alla retromarcia di Lego Weiwei ha dichiarato :
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Penso che sia una mossa giusta e una piccola vittoria per la libertà di parola”.
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Dissenso






 

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