sabato 7 ottobre 2017

In ricordo di Anna Politkovskaja


Undici anni or sono il comunismo metamorfizzato di Putin, il nuovo zar di tutte le Russie, ha manifestato, di nuovo e palesemente, l’intenzione di voler fagocitare con qualsiasi mezzo ogni forma di democrazia esistente sul suo territorio.
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Lo ha fatto in tanti modi, privilegiando un “modus operandi” in particolare : quello della violenza e della sopraffazione.
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L’omicidio è stato in fatti il mezzo attraverso cui l’ex colonnello del KGB si è liberato di oppositori scomodi, o di giornalisti che con le loro inchieste lo potevano mettere in imbarazzo davanti al mondo intero, smascherando la politica repressiva e le stragi da lui compiute impunemente.
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Anna Stepanovna Politkovskaja, in questo contesto, pericoloso e letale, si è sempre esposta come un faro che squarcia le tenebre di un regime totalitario quale è quello di Vladimir Putin.
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Anna Politkovskaja
In particolare Anna ha testimoniato in prima persona la devastazione della Repubblica Cecenia ad opera del regime moscovita, immergendosi personalmente nel territorio caucasico devastato dalla terribile violenza dei militari al soldo di Putin.
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Gli stupri, le violenze indiscriminate a danno della popolazione inerme, la tortura di donne, di anziani e bambini, i bombardamenti che hanno raso al suolo intere città e villaggi, sono testimoniati nei libri scritti dalla coraggiosa giornalista e scrittrice Anna Politkovskaja.
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Questo è il motivo per cui la vendetta di Putin l’ha raggiunta e colpita, vigliaccamente, in totale dispregio dei diritti umani, calpestando ignobilmente i più elementari valori di democrazia e di convivenza civile.
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Il 6 ottobre del 2006 Anna è stata uccisa da un sicario del regime, che l’ha freddata nell’atrio della sua abitazione.
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L’immediata indignazione del popolo russo è stata intensa come l’ondata di raccapriccio che ha investito le comunità democratiche internazionali, ma con il passare del tempo ciò non ha impedito a Governanti di mezzo mondo di continuare ad avere rapporti diplomatici con Putin e a stringere affari con lui.
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Grazie ad Anna e al suo lavoro di giornalista presso la Novaja Gazeta, e ai suoi libri, oggi sappiamo tutti molto bene come e quanto la violenza russa post sovietica abbia dilagato nell’intera società civile.
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Per quanto riguarda le guerre cecene si conoscono i nomi e le pesantissime responsabilità del governo moscovita e dell’esercito russo in ciò che ha costituito un devastante affronto all’idea stessa di libertà e democrazia.
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I complici di Putin hanno interpretato un ruolo che li ha visti, con la sua più totale compiacenza, compiere crimini e devastazioni, seguiti da depistaggi e manipolazioni della giustizia e dell’informazione, fino all’intimidazione dei media e all’omicidio dei loro rappresentanti.
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Anna era già stata apertamente minacciata ma eroicamente stava continuando a pubblicare i suoi articoli, tra cui quello sulle torture commesse dalle forze di sicurezza cecene legate al Primo Ministro Kadyrov (un fantoccio al soldo di Putin) quando è stata proditoriamente assassinata.
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Al funerale di Anna non si è presentato alcun politico italiano in rappresentanza del nostro Parlamento (ad eccezione del leader radicale Marco Pannella, amico personale della giornalista) a conferma del fatto che i diritti umani non sono tenuti in gran considerazione dai politici dei partiti dell’intero arco parlamentare italiano.
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Le indagini sul delitto hanno portato ad un primo processo (2009) nel quale sono stati assolti tutti gli imputati per insufficienza di prove.
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A distanza di qualche mese la Corte suprema federale russa ha annullato la sentenza di assoluzione sia per uno degli imputati, Sergej Chadzikurbanov, ex dirigente della polizia moscovita, accusato di essere l’organizzatore logistico del delitto, che per altri due imputati, i fratelli Dzabrail e Ibragim Makhmudov, pedinatori della vittima, oltre che per il tenente-colonnello Pavel Rjaguzov, uomo dei servizi segreti russi (FSB).
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La stampa indica anche il nome di un terzo sospettato, un terzo fratello (Rustan Makhmudov), che dopo il delitto si è rifugiato all’estero e che dovrebbe essere il presunto killer, attualmente ricercato.
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Inoltre il vicedirettore della Novaja Gazeta, Sergej Sokolov, ha recentemente affermato che ci sarebbero nuovi sospettati.
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E’ comunque chiaro e fuori da ogni dubbio che le cause della morte di Anna Politkovskaja siano da attribuire alle sue inchieste e al fatto che il nazionalismo estremo del “nuovo zar” Vladimir Putin fosse il bersaglio delle rivelazioni giornalistiche della coraggiosa giornalista.
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La rapace bramosia espressa dalle politiche di Putin confermerà in seguito che il percorso di aggressione in Cecenia era prodromico a successive gravi ripetizioni e continuazioni di estrema arroganza, come dimostrano i conflitti in Georgia, in Ucraina e la recente annessione della Crimea.
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Putin non ha mai dimostrato di esitare ad assumere comportamenti criminali e disumani per affermare il suo smisurato ego nazionalista, o per meglio dire espansionistico, e poco importa se per raggiungere i suoi scopi deve calpestare la vita di persone, Paesi, Città, o intere Nazioni.
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Anna Politkovskaja è una delle eroine del nostro tempo, paladina delle libertà civili, che non si è lasciata imbavagliare dalla violenza di un ex colonnello del KGB, pagando per questo un prezzo altissimo : la sua stessa vita.
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Dal 1993 ad oggi sono oltre duecento i giornalisti uccisi per la loro espressione di dissenso nei confronti di Putin, tra cui alcuni nomi “eccellenti” come Natalja Estemirova, rappresentante a Grozny dell’Associazione dei diritti umani “Memorial” (uccisa nel 2009), oppure come Anastasija Baburova giornalista della Novaja Gazeta (2009).
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Cito, di seguito, alcuni titoli della produzione letteraria di Anna Politkovskaja, affinchè chi legge questo articolo possa approfondirne ed allargarne la conoscenza :
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Cecenia. Il disonore russo.
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Diario russo   2003-2005.
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La Russia di Putin.
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Per questo. Alle radici di una morte annunciata. Articoli 1999-2006.
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Proibito parlare. Cecenia, Beslan, Teatro Dubrovka : le verità scomode della Russia di Putin.
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Un piccolo angolo d’inferno.
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Concludo questo mio tributo al ricordo di Anna ringraziandola per il suo tributo di sangue, pagato in nome di una libertà di espressione disattesa dal regime di Putin.
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Un anno prima di essere uccisa Anna scriveva :
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“Certe volte, le persone pagano con la vita il fatto di dire ad alta voce ciò che pensano. Infatti, una persona può perfino essere uccisa semplicemente per avermi dato una informazione. Non sono la sola a essere in pericolo e ho esempi che lo possono provare !".
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Dissenso
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