domenica 24 dicembre 2017

EMILIO GUARNASCHELLI

sottotitolo :
UNA PICCOLA PIETRA
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Emilio Guarnaschelli
Emilio Guarnaschelli (Torino, 30 luglio 1911  -  Magadan - Rusia, 28 aprile 1938) è stato un operaio comunista, antifascista, che emigrò prima in Belgio (1931) poi in Unione Sovietica (1933), per sfuggire all’arresto in Italia.
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In Belgio Emilio lavorò per il “Soccorso rosso”, poi entrò in Unione Sovietica con un visto turistico, deciso ad impegnarsi nella propaganda di regime, nella convinzione di dare un contributo (una piccola pietra) alla edificazione dello Stato socialista.
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La sua schiettezza, però, che lo portava a dire ciò che pensava, rivelò una palese insoddisfazione per la delusione sulla vera realtà della società sovietica, molto diversa da come veniva invece propagandata.
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A causa delle sue critiche al regime e del fatto che chiese all’ambasciata italiana a Mosca  di essere rimpatriato, Guarnaschelli venne accusato di essere trockista e quindi arrestato.
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Rimase solo e isolato dai suoi stessi compagni, oltre che partito, ad eccezione di Nella Masutti, una ragazza italiana sedicenne che si era trasferita in Urss con la famiglia, alla ricerca del “paradiso comunista”.
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Per Emilio e Nella iniziò una storia d’amore tragica e segnata dalla persecuzione della Polizia segreta comunista che nel 1935 condannò Emilio a tre anni di confino, prima ad Arcangelo poi a Pinega, vicino al Circolo Polare artico.
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Nella scappò dalla famiglia e lo raggiunge a Pinega dove i due si sposarono, condividendo poi la fame, gli stenti, il freddo, le privazioni, e vivendo alla giornata.
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Prima di partire per raggiungere Emilio, Nella si recò a Mosca, all’Hotel Lux, l’albergo dove alloggiavano i dirigenti del comunismo internazionale, per incontrare “il compagno Ercoli”, come si faceva chiamare a quei tempi Palmiro Togliatti.
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Palmiro Togliatti
La giovane diciassettenne consegnò a Togliatti due lettere, di cui la prima era una supplica di Mario, il fratello di Emilio, e la seconda scritta invece da lei stessa, di suo pugno, quello stesso giorno.
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Nella sua lettera Nella scrisse :
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Non sono abituata a mentire al partito".
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E poi spiegò :
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"Emilio ha fatto la fame per strada per più di otto mesi. Fosse stato una spia, sarebbe da molto tempo in Italia perché il consolato gli avrebbe rilasciato il passaporto (...) (e voi) non lo avreste arrestato".
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E concluse con un'accusa sorprendente :
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"So che è stato mio padre a raccontare la maggior parte di quelle menzogne, e che la sua colpa per l'arresto di Emilio è grande, perché era contrario alla nostra unione ;
me l'ha confidato lui stesso".
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Togliatti, dopo aver letto la lettera rivolse a Nella i suoi complimenti per come era stata scritta, ma poi non aggiunse altro, facendo così capire che non avrebbe mosso un dito per Emilio.
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Quando Nella partì alla volta di Pinega per raggiungere Emilio, si trovò anche contro l’opposizione di Paolo Robotti, influente burocrate del Partito Comunista Italiano in Russia, e cognato di Togliatti.
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A Pinega i due ragazzi si nutrirono di biada e avena, ricorrendo alla semplice acqua calda nei periodi in cui ne erano sprovvisti.
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Durante tutto il periodo di confino obbligato Emilio intrattenne una fitta corrispondenza con il fratello Mario, in Italia, grazie alla quale noi oggi abbiamo la testimonianza diretta di come il comunismo russo lo abbia selvaggiamente condannato a morire di fame, di freddo, e di stenti.
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Nel 1936 Emilio ricevette una nuova condanna a 5 anni di gulag, da scontare alla Kolyma nell’estremo nord siberiano.
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Emilio Guarnaschelli sarà fucilato nel 1938 ma il regime comunista prima ne nascose il decesso poi lo confermò, adducendo come causa una peritonite.
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Nella riuscì a lasciare l’Urss e a tornare in Italia e cercò in tutti modi di avere notizie di Emilio, anche scrivendo al PCI e accusandolo per ciò che  era successo, ma non ottenne nemmeno una risposta.
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L’arroganza comunista  dei “compagni” italiani si dimostrò feroce e spietata come quella dei loro omologhi sovietici.
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Nella raccolse tutte le lettere scritte da Emilio durante la prigionia e riuscì a pubblicarle in Francia nel 1979, e successivamente in Italia nel 1982 con il titolo “Una piccola pietra”.
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Nel 1991 Nella intervenne a Roma al primo convegno sulle vittime italiane dello stalinismo, denunciando i silenzi dell’apparato comunista italiano e chiedendo (insieme alla vedova Baccalà, Pia Piccioni) che fosse eretta una lapide a ricordo, appunto, di queste vittime.
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Nella precisò :
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Le vittime del terrore aspettano e voi avete il dovere di non disperdere il loro ricordo che servirà di esempio alle generazioni future”.
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Ricordiamo a chi legge che purtroppo a tutt’oggi in Italia esistono ancora vie e piazze intitolate a criminali come Togliatti, Lenin, e Stalin.
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La disinformazione criminale attraverso cui il comunismo si è esteso nel mondo, coprendo e mistificando l’effettiva portata criminale e sanguinaria del marxismo da cui ha origine, prosegue in un Occidente che pare essere sordo al grido di dolore delle migliaia di vittime dell’oppressione cinese, russa, cubana, e comunista in genere.
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Le bandiere rosse con il simbolo della falce e martello sventolano nei cortei organizzati dai nostalgici comunisti, come se nulla importasse dei milioni di morti ammazzati in nome del comunismo.
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100 milioni di vittime è il tragico bilancio della sanguinaria violenza imposta dal marxismo ai suoi seguaci, ma ciò non è sufficiente ad impedire che Lenin, Stalin, o Togliatti siano ancora oggi osannati pubblicamente.
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Il dispregio dei diritti umani nei paesi comunisti è stato ed è totale, rivolto ad intere etnie, a gruppi sociali, religiosi, o politici, polverizzati dalla violenza cieca e irrazionale dei fautori del “paradiso socialista”.
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I centri psichiatrici per dissidenti, i laogai, i campi di rieducazione, la deportazione, la tortura e l’annichilimento degli individui, costituiscono ancora oggi il perno su cui si regge il governo del comunismo in alcuni Paesi, come la Corea del Nord, la Cina, la Russia di Putin, Cuba e tutti i paesi marxisti africani, asiatici, e medio orientali.
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Il cancro dell’umanità rappresentato da coloro che inneggiano a tutto ciò, non è stato ancora estirpato, ma anzi prosegue la sua infiltrazione nelle società civili tramite la metamorfosi, la disinformazione, e la propaganda subdola e fuorviante.
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Non a caso la civile Europa a guida sinistroide (quella voluta da Prodi) intrattiene normali rapporti diplomatici con i Paesi comunisti, in cui la dittatura opprime con il terrore e l’orrore le popolazioni residenti.
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Non a caso la sinistra europea maschera il suo vero volto per approfittare degli scambi commerciali con questi Paesi, nonostante avvengano sulla pelle delle popolazioni soggiogate e indifese.
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I diritti umani, della cui difesa la sinistra si fatta artificiosamente e bugiardamente paladina, sono in realtà totalmente inesistenti nei Paesi comunisti, con la complicità e il silenzio assenso dei Governanti europei, Italia in primis.
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Assistiamo infatti ai proclami roboanti quanto fasulli della Presidenta della Camera Laura Boldrini, che inneggia ai valori di Libertà della Resistenza da un lato, e poi tace sistematicamente sulle migliaia di morti ammazzati in Cina, oggi !
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La mentalità criminale è insita nella sinistra, oltre alla menzogna, la collusione, la violenza, così come testimoniato dalla Storia stessa e dalle testimonianze delle vittime sopravvissute.
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Gli stessi partigiani comunisti italiani sono stati presentati come eroi, mentre è oramai assodato che gran parte di loro erano assassini spietati, ladri, violenti e ingannatori, stupratori e torturatori.
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Sono questi gli idoli di riferimento delle più alte cariche di un Governo a firma PD (mai votato dagli Italiani) che si vuole proporre come esempio da seguire ?
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Il comunismo, come testimoniato da Emilio Guarnaschelli, si è nutrito anche del sangue dei suoi stessi compagni, e come dice un noto proverbio :
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Il lupo perde il pelo, ma non il vizio !
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Dissenso
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