domenica 26 novembre 2017

SAMIZDAT e TAMIZDAT


L’editoria clandestina si sviluppò in Unione sovietica dopo la morte di Stalin, nella seconda metà degli anni Cinquanta, allorquando gli artisti, i poeti, e gli scrittori, disillusi dalla supposta ventata di libertà auspicata dalla Conferenza di Helsinki si resero invece conto che la repressione del regime contro gli intellettuali era tutt’altro che conclusa.
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I testi dei vari scrittori venivano copiati a mano e ridistribuiti, per essere a loro volta ricopiati, e per ripetere poi il ciclo, più volte, fino ad assumere caratteristiche di distribuzione significativa.
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In questi spazi culturali, clandestini e vietati dal regime sovietico, prese forma una cultura civica rilevante per il significato alternativo con cui questa si proponeva come alternativa alle imposizioni della censura ufficiale.
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Nei salotti in cui si leggevano i samizdat e i tamizdat si era risvegliata una coscienza critica sincronica con le stesse pubblicazioni edite dagli esuli russi nei Paesi ospiti, non più clandestinamente e sotto forma di tamizdat (“pubblicato laggiù”) , di almanacco  o di rivista.
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In pratica si definivano scritti Samizdat quelli “autopubblicati” di autori del posto, russi, cechi, polacchi ecc. mentre si definivano Tamizdat (dalla radice “tam”, là, altrove) quelli tradotti e importati clandestinamente di autori occidentali, o specularmente quelli di autori del blocco realsocialista portati in qualche modo fuori, nel mondo “libero”.
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La macchina da scrivere fu introdotta e diffusa in Russia a partire dagli anni Cinquanta e divenne il mezzo principe attraverso cui poter riprodurre i libri, battendoli a macchina e facendoli propri, in una sorta di appropriazione personale e di restaurazione di una sfera privata devastata dal regime comunista.
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Lo sviluppo della cosiddetta cultura non ufficiale fu veicolato, oltre che dalla diffusione delle macchine da scrivere, anche dalla scomparsa della pratica abitativa che consisteva nella coabitazione coatta, fatto che permise agli autori di poter contare su uno spazio “privato”, su una “tana” sicura, precedentemente non permesso.
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Vennero a formarsi, parallelamente ai ritrovi negli appartamenti comunitari, anche spazi privati in cui le cerchie di gruppi dissidenti trovavano maggior sicurezza nelle precauzioni cospirative delle loro letture e discussioni.
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Edizione tamizdat di Arcipelago Gulag di Solzenicyn, nascosta in un fustino di detersivo
La ricopiatura dei testi faceva da contraltare alla lettura nei salotti letterari, poiché permetteva modalità di comprensione profonda dei testi, divenendo un elemento fondamentale della letteratura russa.
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Si riproducevano i libri anche mediante le fotocopiatici presenti negli ambienti di lavoro, soprattutto per diffondere i tamizdat (come nel caso di Solzenicyn e Zinov’ev) , mentre le produzioni di autori come Nabokov e Platonov erano affidate alla dattilografia.
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Il fiorente mercato clandestino del samizdat si autoalimentava grazie anche alla vendita dei libri stessi, come testimoniato ad esempio dal cantautore Petr Starcik, il quale affermò che il suo primo "Bulgakov" costò 6 rubli (una somma relativamente alta, vale a dire due bottiglie di ottima vodka, o tre chilogrammi di carne della qualità migliore).
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Le testimonianze però sono discordanti e sembrano negare la pratica della compravendita, nel timore forse che la conferma dell’esistenza di tali risvolti commerciali possa sminuire il carattere “eroico” del samizdat stesso.
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Va detto che il ricorso all’uso del samizdat non può essere storicamente delimitato entro il limite temporale che va dagli anni Cinquanta fino agli anni Ottanta, poiché tale pratica di lettura clandestina  era presente in Russia già nell’800 e proseguì attraversando il meglio del pensiero filosofico dell’epoca fino all’immersione drammatica nel terrore rosso instaurato dai bolscevichi.
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Il primo ad usare il termine samizdat fu il poeta Nikolaj Glazkov negli anni ’40 che utilizzò il termine “samsebjaizdat” (pubblicato da me) per le sue poesie, facendo il verso ai titoli delle case editrici statali come “Gosizdat” e “Politizdat”.
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L’immersione nel bieco totalitarismo staliniano produsse una radicalizzazione della censura di regime, non solo  per quanto riguarda l’introspezione socio politica, legata all’ortodossia di riferimento, ma anche per quanto riguarda l’ingerenza assoluta e costante sull’intima essenza individuale, come i gusti estetici personali e il tempo libero, fagocitati in nome di una spersonalizzazione totale della persona in quanto tale.
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Il samizdat espresse il proprio dissenso documentando al contrario il valore assoluto della persona, e la sua irriducibilità a dare per scontato il significato delle cose e dell’esistenza.
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Una rinascita spirituale che nel samizdat emergeva prepotentemente, in difesa della libertà, contro gli abusi del potere comunista, lottando per la dignità umana e la sua mai sopita coscienza.
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Inizialmente il samizdat nacque ed emerse dal punto vista letterario, precedendone l’evoluzione in senso politico e filosofico, in difesa dei diritti dell’uomo.
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Qualsiasi iniziativa indipendente era considerata ostile allo Stato e percepita come oltraggio all’autorità costituita, divenendo bersaglio delle persecuzione dei sadici collaboratori di Stalin, come Ezov, Berija, Jagoda , o Dzerzinskij.
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Apparvero poi, accanto ai libri russi anche le traduzioni di autori stranieri, a partire dai romanzi anti-utopici di Orwell.

Samizdat di Anna Akhmatova
I poeti proibiti, per la lettura dei quali si poteva essere deportati nei gulag siberiani, erano ben noti nel panorama clandestino del sottosuolo samizdat, come ad esempio Marina Cvetaeva, Osip Mandel’stam, Boris Pasternak (autore di Dottor Zivago), Anna Achmatova e il marito Nikolaj Gumilev (fucilato nel 1921).
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L’argomento che riguarda il samizdat e i tamizdat è molto vasto e non riuscirò in questo breve post a dare risposte esaustive a tutte le domande con cui il lettore si interrogherà, ma traccerò almeno il profilo dei soggetti salienti che li contraddistinsero.
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L’evoluzione delle forme di dissenso letterario si manifestò con la nascita di riviste e almanacchi che, sempre in forma di autoedizione clandestina, videro la nascita di “Goluboj Buton” (Bocciolo azzurro), (1955) per iniziativa degli studenti  Afanas’ev, Bogdanov, Pupisov e Fabricnyi.
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Sulla testata, accanto al titolo, scrissero emblematicamente : “Casa editrice Noi”.
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Un’altra rivista però può vantare il titolo di prima rivista samizdat, non in riferimento ad un ordine temporale ma subordinatamente alla grande tiratura di copie (per l’epoca) raggiunte in clandestinità.
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Questa rivista che si chiamava “Sintaksis” (1959) ideata da Aleksandr Ginzburg che la ideò all’età di 23 anni fu infatti riprodotta fino a raggiungere la tiratura di 300 esemplari.
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Ginzburg, già appassionato frequentatore delle riunioni poetiche di Piazza Majakovskij, a Mosca, era figlio dell’architetto Cizov, vittima delle purghe staliniane degli anni trenta.
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I samizdat presenti nella rivista erano opere scritte da noti poeti russi, come Bella Achmadulina, Bulat Okudiav, o Viktor Nekrasov, Josif Brodskij, e da altri meno noti, come Natal’ja Gorbanevskaja.
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In seguito nacquero altre riviste e almanacchi letterari, come naturale contrapposizione alla feroce repressione del regime comunista.
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Ricordiamo fra queste, in ordine alfabetico :
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Al’jans(1960) di V. Kocanov.
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Al’manach (1965), V. Sazin, T. Arkad’eva, L. Eptina, N. Piven’, T. Faleva, G. Salita.
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Samizdat di Leonid Gubanov
Amegob(1970) di M. Abdulachatov, V. Petranovskij.
Il nome letto al contrario indica la parola “bogema”, boheme.
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Avangard(1965), di Leonid Gubanov (1946-1983).
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Bum!”,
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Bumerang”, (1960) diretta da Vladimir Osipov.
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Casy(1976) di Boris Ivanov, almanacco letterario con cadenza periodica.
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Cervello”,
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Epsilon-salon(1985) dei fratelli Michail e Aleksandr Baras, Valerij Krupnik, Nikolaj Bajtov, Aleksandr Platonov, Aleksandr Kurgancev, Vadim Pevzner.
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Feniks”, (1961) di Jurij Galanskov (raccolta poetica, o “sbornik”).
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Feniks 66”, (1966) di Jurij Galanskov. Seconda raccolta, ispirata dal processo contro Andrej Siniavskij e Julij Daniel’.
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Fonar (Fanale), (anni ‚60) di M.Kaplan e V. Kononenko.
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Samizdat Feniks 66
Il cavallo turchino”,
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Kokteil(1960),
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Kolokol(La campana), di V.Iofe, V.Smolkin.
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La rivista 37(1976) di Krivulin e la moglie, L. Rudkevic, E. Pazuchin, N. Sarymova (pseudonimo Kononova).
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Lo spettro”,
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“Masterskaja(L’officina),
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Metropol” (1979).
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Mnemozina, di Vladimir Odoevskij e Vil’gel’ Kjuchel’becker.
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Seja(Il collo),
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Sfinge(1965),
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Sirena(1962),
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Smog”.
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Vremena goda(Le stagioni).
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Questo seppur breve elenco di titoli di samizdat riveste una eccezionale rilevanza, sia dal punto di vista storico che sociale, così come per i suoi risvolti di carattere umanitario, se si tiene conto che nella quotidianità sovietica del sottosuolo culturale clandestino, l’appartenza al mondo del dissenso comportava il rischio di essere deportati nei gulag siberiani.
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A tale proposito voglio citare alcuni nomi di artisti che pagarono con la privazione della libertà la loro indipendenza dai dictat del regime comunista sovietico.
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Molte di queste anime artistiche esprimevano nel samizdat la loro stessa essenza culturale, intrinsecamente libera, trasmettendo al lettore una sorta di amalgama intellettuale che li rendeva simbiotici e interdipendenti.
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Gulag di Vorkuta, a nord del Circolo Polare Artico

Vladimir Alejnikov, uno dei fondatori del gruppo Smog, scrisse :
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Il samizdat è autocrazia. Il potere esercitato dall’autore di un libro dattiloscritto sul testo, sul proprio prodotto, è autosufficiente. Ma non è nulla rispetto a quello del samizdat stesso. Che inghiottisce tutti quelli che vi si sono dedicati, li attira in una specie di imbuto senza fondo. Proprio per questo proviamo tutto ra nostalgia per il samizdat, perché il suo potere su di noi è immenso".
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Ecco alcuni degli eroi a cui il regime comunista tolse la libertà, senza alcuna esitazione :
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Vladimir Al’brecht (Mosca, 1933), scrisse : “Come comportarsi durante un interrogatorio”, nel 1976, e per questo motivo fu incarcerato per la durata di tre anni.
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Iosif Brodskij (Leningrado, 1940 - New York, 1996), per i sui scritti venne arrestato e accusato di parassitismo.
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Fu condannato a 5 anni di lavori forzati, ma a seguito delle proteste di numerosi esponenti del mondo culturale la pena fu commutata in esilio.
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Vladimir Bukowskij
Vladimir Bukowskij (Belebej, 1942). Contro di lui il regime comunista usò l’arma del ricovero in strutture psichiatriche, arrestandolo e imprigionandolo dal 1963 al 1965.
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Venne poi arrestato altre due volte e in occasione della terza fu condannato a tre anni di lavori forzati.
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Liberato nel 1970 scrisse sui metodi repressivi mediante l'uso della psichiatria e per questo motivo  subì un quarto arresto e una condanna a ben 7 anni di reclusione, per agitazione e propaganda anti-sovietica.
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Nel 1979 grazie alla mediazione di Andrej Sacharov, Bukowskij venne "scambiato" con il segretario del partito comunista cileno Luis Alberto Corvalan.
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Julij Daniel’ (Mosca, 1925  -  1988), pubblicò all’estero con lo pseudonimo di Nikolaj Arzak, descrivendo i toni surreali della vita in Unione sovietica.

Fu arrestato nel 1965 insieme a Sinjavskij, e condannato a 5 anni di lavori forzati.
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Aleksandr Esenin-Vol’pin (Leningrado, 1924), subì nel 1949 l’internamento in un ospedale psichiatrico a causa del carattere “antisovietico” delle sue poesie.
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Nel 1950 fu condannato a 5 anni di esilio nella regione di Karaganda come “elemento socialmente pericoloso”.
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Alla morte di Stalin venne amnistiato, salvo poi essere nuovamente internato in un ospedale psichiatrico nel 1959.
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Jurij Galanskov
Nel 1972 fu costretto ad emigrare e si stabilì negli Stati Uniti.
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Jurij Galanskov (Mosca, 1939  -  Barasevo, Mordovia, 1972), fondò “Feniks” e successivamente “Feniks-66” , ma per aver pubblicato i suoi scritti anche all’estero venne colpito dal regime sovietico comunista che lo condannò a 7 anni di lavori forzati a regime duro.
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Durante questo periodo di detenzione fu sottoposto ad operazione chirurgica e morì a causa di sopraggiunte.
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Aleksandr Ginzburg (Mosca, 1936  -  Parigi, 2002), amava definirsi “prigioniero politico della terza generazione” a causa del fatto che il nonno morì nel 1918 durante il “terrore rosso” scatenato da Lenin, mentre la nonna fu imprigionata alla Lubjanka perché religiosa praticante,  e che infine il padre morì in carcere nel 1937.
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Dal 1959 al 1960 redasse i tre numeri di “Sintaksis”, ma non riuscì a completare il quarto perché fu arrestato, non a causa di Sintaksis ma per aver dato un esame al posto di un amico, falsificando alcuni documenti.
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Nel 1968 il regime comunista, tramite il Tribunale di Mosca, condannò Ginzburg a 5 anni di reclusione, in quello che fu definito “il processo dei quattro”.
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Furono condannati, oltre a Ginzburg, altri tre giovani dissidenti : Jurij Galanskov (7 anni di lager), Aleksej Dobrovol’skij (2 anni),  e Vera Laskova (1 anno, ma fu liberata alcuni giorni dopo la fine del processo).
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Dopo aver scontato la pena Ginzburg fu nuovamente arrestato nel 1977 e condannato a 8 anni di lavori forzati a regime duro.
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Fortunatamente nel 1979, a seguito di trattative con il Governo americano, venne scambiato (insieme ad altri 4 compagni di sventura) con due agenti del KGB che erano stati arrestati negli USA.
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Natalija Gorbanevskaja
Natalija Gorbanevskaja (Mosca, 1936), fu arrestata nel 1969 e sottoposta a trattamento psichiatrico obbligatorio.
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La sua detenzione terminò nel 1972.
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La poetessa si trasferì in Parigi nel 1975, dove continuò la sua attività di dissidente contro il regime comunista.
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Vladimir Osipov (Slancy, Leningrado, 1938), tra il 1960 e il 1961 è tra i giovani che partecipavano alle letture poetiche che si tenevano a Mosca intorno al monumento di Majakovskij.
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Redattore della rivista “Bumerang” (1960) venne arrestato nel 1961 e condannato a 7 anni di lager a regime duro, per agitazione e propaganda antisovietica.
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Scontò la pena in un campo della Mordovia, ma poi nel 1974 venne nuovamente condannato a 8 anni di detenzione, e rimandato nel lager da cui era uscito.
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Questo è solo un breve accenno relativo al lungo elenco di poeti, scrittori, e artisti, che il comunismo sovietico ha tentato di zittire.
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In tutto il mondo la presenza del comunismo ha avuto lo stesso brutale “modus operandi” , basato sul tentativo di annichilire gli esseri umani e sulla violenza esercitata contro chiunque non si chini al volere della dittatura.
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Mao, Stalin, Lenin, Pol Pot, Ceausescu, Enver Hoxha, Fidel Castro, Togliatti, sono solo alcuni dei macabri personaggi che hanno interpretato il ruolo di aguzzini del popolo, e tutti hanno avuto la stessa carattersitica : il dispregio della vita umana.
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Tutti i comunisti che si sono alternati nel tentativo di rendere succubi le popolazioni hanno calpestato ignobilmente i diritti umani, uccidendo e deportando, distruggendo e torturando.
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E’ la Storia ad affermarlo, e chiunque tenti di negare queste palesi verità si rende complice delle nefandezze perpetrate dal comunismo.
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I nostri stessi Governanti (mai eletti, come La Boldrini, Gentiloni, Renzi, Mattarella (la famigerata “banda dei quattro”) permettono che ancora oggi esistano in Italia vie e piazze intitolate a Lenin, uno dei più efferati criminali di tutti i tempi.
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Mi unisco quindi ai valorosi interpreti dei Samizdat e al loro impeto patriottico, artistico, culturale, che in difesa della libertà hanno avuto il coraggio di schierarsi contro il comunismo, male assoluto dei nostri tempi.
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Il Samizdat non morirà mai, così come la mia lotta al comunismo, in nome della libertà, della vita, della civiltà, dei diritti umani, e dell’amore.
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Un esempio di come si possano ripristinare le verità nascoste dal comunismo e di come si possano far affiorare dalle paludi del negazionismo le vere espressioni e i sentimenti che l’umanità oppressa tenta di esprimere, è dato dall’ottimo lavoro di Valentina Parisi.
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Valentina Parisi
Valentina Parisi è nata a Milano il 29 febbraio 1976.
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Nel 2000 si è laureata in lingua e letteratura russa presso l’Università degli Studi di Milano e nel 2005 ha conseguito un dottorato di ricerca in Letterature slave nello stesso ateneo.
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Ha scritto “Il lettore eccedente. Edizioni periodiche del Samizdat sovietico 1956-1990”.
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Quest’opera, frutto di cinque anni di ricerche estensive negli archivi di Brema, Mosca, e San Pietroburgo, ci propone in chiave esaustiva e completa i suoi approfondimenti sul fenomeno dell’auto-editoria  in ambito sovietico, regalandoci squisite prospettive precedentemente inedite nel panorama culturale italiano.
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Dal titolo della sua opera emerge una caratteristica del lettore/editore di Samizdat, che  "diventa eccedente in quanto sconfina nel campo della selezione delle opere da far circolare, con copie manoscritte o dattiloscritte, aggirando la censura, i cosiddetti Tamizdat, da Tam che in russo significa Là, quindi al di fuori dei confini dell’Unione Sovietica  -  racconta la Parisi  -  dimostrando così tutto l’interesse del pubblico".
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Un altro componente  dell’universo contemporaneo che spicca come un faro, nel tentativo di squarciare il buio dell’ignoranza e della disinformazione attuata dai comunisti per decenni, è rappresentato da Russia Cristiana”, una rivista on line che diffonde la conoscenza delle ricchezze liturgiche, artistiche, e filosofiche della tradizione russa, senza tralasciare gli aspetti che ne hanno condizionato l’esistenza stessa.
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Memorial è invece una associazione per la difesa dei diritti umani, con sede a Mosca (e una in Italia),  che cerca di diffondere la verità sulle nefandezze attuate dal regime comunista staliniano, come i gulag e le deportazioni, ricercando la documentazione di tali crimini e offrendoci il frutto dei loro studi.
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L’area di ricerca storica è finalizzata alla salvaguardia della memoria del ‘900, della raccolta di dati nelle sue svariate forme, e di tutto ciò che possa fornire fonti di studio sui temi del XX secolo, come la violenza, i diritti umani, la giustizia, i totalitarismi.
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Parallelamente agli studi sulle realtà presenti e passate del comunismo russo, esiste anche un altro aspetto della stessa medaglia, e cioè lo studio degli stessi fenomeni (orrori, responsabilità, personaggi, criminali, gerarchi, storia, deportazioni, lager, ecc) del comunismo cinese.
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Se ne occupa la Fondazione “Laogai Research Foundation Onlus”, che da anni è impegnata in una impari lotta per far sapere al mondo ocidentale, freddo e refrattario ad un impegno civile contro i soprusi del comunismo cinese, quello che accade quotidianamente in Cina.
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Concludo con un grazie rivolto a tutti coloro che esprimono una voce di dissenso, fuori dal coro orchestrato dalle sinistre, e che ribadiscono la volontà di non venire membri assuefatti del gregge di pecore manipolato dal regime.
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Dissenso
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