mercoledì 1 novembre 2017

RAPPRESAGLIE


Sottotitolo :
I  civili uccisi dai tedeschi, in realtà  sono stati condannati a morte dai partigiani comunisti.
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PREMESSA
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In tempo di guerra vigeva il ricorso all’uso della rappresaglia diretta contro le popolazioni civili.
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Ne facevano parte il coprifuoco, il divieto di riunione, la limitazione negli spostamenti, la riduzione degli alimenti, l’imposizione di tributi in denaro o in natura, la confisca del bestiame, il lavoro forzato, l’evacuazione dei territori in cui si erano verificate sommosse e la distruzione di quartieri, e anche l’uccisione di ostaggi o di detenuti.
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La convenzione dell’Aja NON prevedeva alcuna norma che vietasse l’esecuzione sommaria dei civili.
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Le rappresaglie non erano considerate misure penali contro la popolazione civile, ma atti di autodifesa per far valere il diritto e piegare la volontà della popolazione che abbracciava la causa del nemico.
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L’unica limitazione imposta dall’articolo 2 della convenzione di Ginevra consisteva nel divieto di utilizzare per una rappresaglia i feriti di guerra e il personale sanitari.
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Cito il “caso n° 9” del Tribunale di Norimberga :
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… le misure di rappresaglia in guerra sono atti che, anche se illegali, nelle condizioni particolari in cui esse si verificano possono essere giustificati : ciò in quanto l’avversario colpevole si è a sua volta comportato in maniera illegale e la rappresaglia stessa è stata intrapresa allo scopo di impedire all’avversario di comportarsi illegalmente anche in futuro“.
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L’articolo 42 della Convenzione dell’Aja consentiva la fucilazione di ostaggi per ottenere l’obbedienza degli abitanti dei territori occupati, nel caso che altre misure non fossero state sufficienti :
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La popolazione ha l’obbligo di continuare nelle sue attività abituali astenendosi da qualsiasi attività dannosa nei confronti delle truppe e delle operazioni militari.
La potenza occupante può pretendere che venga data esecuzione a queste disposizioni al fine di garantire la sicurezza delle truppe occupanti e al fine di mantenere l’ordine e la sicurezza.
Solo al fine di conseguire tale scopo la potenza occupante ha la facoltà, come ultima ratio, di procedere alla cattura e alla esecuzione degli ostaggi ".
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Secondo il Diritto internazionale e secondo quanto stabilito dai Tribunali per i crimini di guerra della Seconda guerra mondiale, le rappresaglie, e in particolare la fucilazione di ostaggi, potevano essere effettuate in presenza di cinque condizioni :
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1)  Dopo attacchi contro la potenza occupante, laddove la rappresaglia si rendesse necessaria dal punto di vista militare.
La rappresaglia doveva servire a impedire ulteriori delitti commessi dall’avversario.
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Il 5 giugno 1941 l'alto comando dell'esercito emanò l'ordine che imponeva il ricorso a "rappresaglie severe" quando essere fossero necessarie per la sicurezza delle truppe occupanti.
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2)  Quando le ricerche degli autori di atti illeciti avessero dato esito negativo.
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3)  Che esse fossero ordinate da ufficiali superiori.
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4) Che tenessero conto della proporzionalità.
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Nel "caso n° 9" il Tribunale di Norimberga confermò che "misure di ritorsione, qualora consentite, debbono essere proporzionate al fatto illecito commesso".
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Nel "caso n° 7" (processo a carico dei generali List von Weichs e Rendulic del 1948) la proporzione accettata dal Tribunale di Norimberga come equa era 10 a 1, vale a dire la fucilazione di dieci ostaggi per ogni soldato tedesco ucciso da un atto terroristico.
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5)  Che la cerchia delle persone colpite dalla rappresaglia fosse in qualche modo in rapporto col reato commesso a danno delle forze occupanti.

Che gli ostaggi o le persone destinate alla rappresaglia fossero tratte dalla cerchia della resistenza.
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La scelta degli ostaggi, secondo il Diritto internazionale, non è oggetto di alcun criterio, ma basato sulla discrezionalità.
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A tale riguardo cito il "caso n° 7" del Processo di Norimberga, nel quale i giudici affermarono :
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Il criterio discrezionale nella scelta può essere disapprovato ed essere spiacevole, ma non può essere condannato e considerato contrario alle norme del diritto internazionale.
Deve tuttavia esserci una connessione fra la popolazione nel cui ambito vengono scelti gli ostaggi e il reato commesso".
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Il diritto alla rappresaglia venne accolto dalle forze britanniche nel paragrafo n° 454 del “British Manual of Military Law”.
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La rappresaglia era prevista anche dalle Forze americane nel paragrafo n° 358 del "Rules of Land Warfare" del 1940.
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Per quanto riguarda le forze francesi, l’allegato I alle istruzioni di servizio (art. n° 29) del 12 agosto 1936 consentiva il diritto di prendere ostaggi nel caso in cui la popolazione fosse ostile agli occupanti, mentre l’articolo n° 32 prevedeva l’esecuzione sommaria degli stessi ostaggi se si fossero verificati attentati.
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Nel 1947 i magistrati britannici, nel processo a carico di Albert Kesselring, commentarono che nulla impediva che una persona innocente potesse essere uccisa a scopo di rappresaglia".
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Nell’occupazione del territorio tedesco nel 1944 e 1945, anche gli alleati fecero ricorso a rappresaglie e catture di ostaggi in conformità alle disposizioni che erano in vigore nei loro paesi.
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Ecco alcuni esempi :
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 A Stoccarda il generale francese Lattre de Tassigny minacciò l'uccisione di ostaggi tedeschi nel rapporto di 25 a 1 se fossero stati uccisi soldati francesi.
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 A Marcktdorf erano previste fucilazioni di ostaggi nel rapporto di 30 a 1.
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 A Reutlingen i francesi uccisero 4 ostaggi tedeschi affermando che era stato ucciso un motociclista (in realtà era stato vittima di un incidente).
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 A Tuttlingen, i francesi annunciarono il 1° maggio 1945 che per ogni soldato ucciso sarebbero stati fucilati 50 ostaggi.
(L'originale del manifesto appare nel libro "Rappresaglia" di Mario Spataro.
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 Ad Harz le forze americane minacciarono di esecuzioni punitive nel rapporto di 200 a 1.
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 Quando il generale americano Rose, nel marzo 1945, rimase vittima di una imboscata, gli americani fecero fucilare per rappresaglia 110 cittadini tedeschi.
(In realtà Rose era stato ucciso in un normale combattimento, soldati contro soldati  -  e l'imboscata è pur sempre un atto di guerra se si portano le mostrine e la divisa).
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 A Tambach, presso Coburg, in data 8 aprile 1945, il tenente americano Vincent C. Acunto fece fucilare 24 prigionieri di guerra tedeschi e 4 civili ; accusato di omicidio venne assolto.
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 A Berlino l'Armata Rossa che l'occupava minacciò fucilazione di ostaggi nel rapporto di 50 a 1.
Il testo del comunicato era il seguente :
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Chiunque effettui un attentato contro gli appartenenti alle truppe d’occupazione o commette attentati per motivi di inimicizia politica, provocherà la morte di 50 ex appartenenti al partito nazista”.
(Pubblicato sul quotidiano Verordnunsglatt di Berlino il 1° luglio 1945)
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A Soldin, Neumark, i russi andarono al di là di questa cifra : furono fucilati 120 cittadini tedeschi perché un maggiore russo era stato ucciso nottetempo da una guardia tedesca (dalle indagini risultò poi che il russo aveva stuprato la moglie del tedesco).
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Una delle rappresaglie più gravi fu la strage di Annecy del 18 agosto 1944, in un campo di prigionieri tedeschi gestito da FFI (acronimo di Forces Francaises de l'Interieur), assimilabili a formazioni partigiane.
FFI minacciò il Governo tedesco di procedere all’esecuzione di prigionieri di guerra tedeschi catturati in Francia, se la Germania non avesse concesso agli appartenenti all’FFI stesso lo status di combattenti e i relativi diritti di prigionia.
Visto che Berlino non rispondeva l’FFI fucilò 80 prigionieri (confermato dall’Ufficio per i crimini di guerra tedesco e dai sopravvissuti, rientrati perché feriti o malati).
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A Bengasi, gli inglesi di Montgomery applicarono contro gli italiani il rapporto di 10 a 1.
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FONTI :
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http://cronologia.leonardo.it/storia/a1945s.htm
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http://thule-italia.com/wordpress/18-agosto-1944-rappresaglie/
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Le premesse sulle rappresaglie di guerra e sulle normative internazionali inerenti a tale argomento ci fanno capire che, seppur con differenti approcci emozionali, ognuno di noi debba fare i conti sulla realtà che gravava sulle popolazioni civili in tempi di guerra.
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La guerra, secondo i trattati vigenti nel 1944/45, poteva essere combattuta solamente fra truppe regolari di contrapposti schieramenti nazionali, contraddistinte dall'appartenenza ad un esercito, con tanto di divisa e di mostrine.
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Chiunque altro, comprese le formazioni partigiane, che avesse compiuto attentati contro gli occupanti, si sarebbe reso responsabile di atti terroristici punibili con la rappresaglia.
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I partigiani comunisti italiani conoscevano molto bene queste disposizioni di guerra, consentite dai trattati internazionali, ma si arrogarono il diritto di esporre consapevolmente le popolazioni civili a tale rischio, compiendo ogni genere di attentato contro i tedeschi, in nome del comunismo e sulla pelle delle vittime civili innocenti che sarebbero state così sacrificate.
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Un vero e proprio sterminio, causato dalla brama di ferocia di chi antepose la vita dei cittadini ai piani di espansione socio- politica e militare dei seguaci di Togliatti e della “falce e martello” : i partigiani comunisti e assassini.
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I vincitori hanno provveduto a modificare con sentenza del 1948 le motivazioni di fondo che avrebbero delegittimato l’operato partigiano se ci si fosse riferiti alla normativa vigente nella contestualità dell’ultima guerra, trasformando in eroi tutti gli assassini e criminali appartenenti al marxismo becero e devastante proprio dei partigiani comunisti.
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Oggi, capita che a Marzabotto, in uno dei siti italiani in cui le rappresaglie tedesche colpirono la cittadinanza a seguito degli attentati partigiani, si chieda a questi ultimi di abiurare l’ideologia comunista, in quanto palese sinonimo di morte, dolore, e distruzione.
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Questi delinquenti mistificatori che hanno insanguinato l’Italia anche a guerra finita, come dimostrano i dati storici e le sentenze dei Tribunali, rifiutano categoricamente di fare un passo indietro, e anziché riconoscere le nefandezze compiute dal comunismo si affannano ad eviscerare un esacerbato quanto anacronistico antifascismo, simile in tutto e per tutto a quello di Laura Boldrini e di Emanuele Fiano.
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Il crimine è insito nell’esistenza del partigiano comunista e fa parte del modus operandi con cui si è sempre affannosamente tenuto in vita, parassitando lo Stato ospite, a discapito della gente civile e democratica, vestendo in modo del tutto inappropriato anche le mentite spoglie di eroe della resistenza ...
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Dagli eredi dei partigiani comunisti italiani e dal loro hinterland pseudo culturale, nonchè dal retaggio di violenza e sangue, sono nate le formazioni armate che si sono trasformate nelle famigerate Brigate Rosse, tristemente famose per l’importante tributo di sangue costato al Popolo italiano.
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I nomi delle vittime di questi assassini comunisti non sono mai presenti nella Lista dei Caduti da commemorare che la Presidenta della Camera Laura Boldrini tiene a ricordare ogni anno, ma anzi vengono nascosti accuratamente, mistificando così ulteriormente la realtà.
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Ciò accade anche per le vittime dei bombardamenti aerei americani, francesi, e inglesi, oppure per le vittime delle marocchinate, e solo da qualche anno si riconoscono le vittime delle Foibe.
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Il PCI., seguito dai suoi fanatici adoratori, accusa chiunque voglia ridare alla Storia una reale valenza di verità, di essere "revisionista", come se si volesse mistificare una realtà che è invece già stata manipolata e addomesticata proprio dai comunisti stessi !
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La sinistra è specializzata in disinformazione, poiché se ne occupa da decenni, grazie ai soldi forniti dal Partito comunista sovietico per decenni, senza sosta, come dimostrato dall’esame di migliaia di documenti all’apertura degli archivi moscoviti, precedentemente chiusi.
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Il Governo dovrebbe vergognarsi di fare il gioco di coloro che, come gli eredi di Togliatti, continuano a falsare la palese realtà sempre, perseverando in un odio di parte che ha già portato al sacrificio di molte vittime.
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Vittime dell'odio comunista ...
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Dissenso
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