martedì 21 agosto 2018

DUE PITTORI COMUNISTI

Sottotitolo : La disinformazione attraverso l'Arte.
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Pablo Picasso e Renato Guttuso, entrambi pittori ed entrambi comunisti, appartenenti quindi all’universo dei disinformatori militanti tra i seguaci di Stalin e di Togliatti, sono un tipico esempio di come i Partiti comunisti europei “usassero” qualsiasi forma di trasmissione culturale (o pseudo tale) per modificare a proprio piacimento le realtà e le verità oggettive, trasformandole in un panegirico dai toni compiacenti ai dictat di Mosca.
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Picasso : colomba della Pace
I due esponenti dell’arte (neorealista Guttuso e cubista Picasso) vennero fagocitati dalla macchina disinformatrice comunista, ed elevati a manipolatori delle coscienze attraverso il messaggio artistico.
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Nel gennaio 1949 il PCF (Partito comunista francese) chiese a Picasso di realizzare un disegno destinato a diventare il simbolo del “movimento per la Pace”.
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Picasso vergò la sagoma di una colomba con un rametto di ulivo nel becco, e subito l’immagine divenne simbiotica con gli eventi che la sinistra rappresentò poi  a livello planetario.
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Picasso : Ritratto di Stalin
Il compito di Picasso e di Guttuso, come fautori di quella “Lotta per la Pace” che oggi sappiamo essere stato un movimento creato e voluto da Mosca per contrastare l’Americanismo, era quello di presentare le loro opere esaltando contenuti dal sapore antimperialista, in perfetta simbiosi con i desideri del criminale georgiano Iosif Stalin.
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In quegli anni si conoscevano già le nefandezze e le deportazioni compiute dal dittatore sovietico, ma questo non impedì a Picasso di dipingere un ritratto proprio per lui, per commemorarne la dipartita, dimostrando così la sua palese malafede e il disprezzo per la vita umana.
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Tale ritratto, che apparve sul settimanale culturale del PCFLes lettres francaise” il 12 marzo 1953, fu inizialmente contestato dal PCI in quanto giudicato inappropriato, a causa della mancata coerenza riscontrabile con l’iconografia classica e di riferimento, cara all’ortodossia comunista.
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Il culto della personalità di Stalin e il clima quasi religioso che ne circondava il mito ne furono sconvolti, ma poi il tempo sfumò le polemiche riconducendo Picasso e il suo neorealismo verso un apprezzamento generale nell’ambito del PCI.
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Picasso mentre ammira l'immagine di Stalin

La “consacrazione” di Picasso da parte del PCI avvenne in occasione della Mostra  retrospettiva di Roma il 5 maggio 1953 in cui espose opere come “La pace e la guerra”,  Massacro in Corea”, e “Il carnaio”.
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Questa triplice evidenziazione del tragico tema della guerra sarebbe di per sé lodevole, se non fosse per il fatto che interpreta esattamente il percorso della cosiddetta “lotta per la Pace” subdolamente voluto e iniziato da Stalin e riproposto dai Partiti comunisti europei.
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Pablo Picasso
Il vero fine cui tende l’intellighenzia comunista, con i suoi disinformatori, con gli intellettuali a senso unico, con le sue manipolazioni, attraverso i “partigiani per la pace”, è quello di indirizzare le masse verso sentimenti di antiamericanismo e di antimperialismo.
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Non a caso la manifestazione artistica di Picasso, che si tenne a Roma nei locali della Galleria d’Arte Moderna, ospitò i maggiori rappresentanti della cultura  nazionale, divisi fra comunisti e democristiani.
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Nel Comitato Esecutivo dell’Organizzazione di tale evento figurava anche il pittore Renato Guttuso, compagno comunista e manipolatore culturale, che non mancò poi di celebrare Picasso affermando :
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La mostra di Picasso a Roma è un successo della cultura italiana”.
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Renato Guttuso
Nel 1937 Picasso già comunista realizzò anche l'opera "Guernica", rifacendosi, guarda caso, al bombardamento della cittadina omonima in Spagna.
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Mai nella sua vita però l’artista andaluso si è impietosito per la sorte di milioni di famiglie deportate da Stalin nei gulag staliniani, e mai ha espresso disgusto per le infami torture cui ricorreva il comunismo per annichilire le sue vittime.
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L’altro pittore citato in apertura di articolo, è Renato Guttuso, apertamente e visceralmente comunista, al punto che nonostante la ferocia dimostrata da Togliatti in centinaia di occasioni, ne celebrò la morte con un quadro di grandi dimensioni.
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La morte di Togliatti”, così si intitola l’opera, ci consegna un mare di bandiere rosse , tra cui si riconoscono visi famosi del comunismo, come quello di Lenin, di Antonio Gramsci, di Luigi Longo, di Giuseppe Di Vittorio, di Giorgio Amendola, e di Enrico Berlinguer, tutti stretti intorno alla bara di colui che ancora oggi viene chiamato dai nostalgici della “falce e martello” con l’appellativo di “il Migliore” .
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Il pittore siciliano, vero e proprio adoratore di Togliatti, dà un’immagine del suo funerale come di un evento commotivo universale, connotandolo con pugni chiusi e con una enfasi esagerata di bandiere rosse.
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Guttuso : "La morte di Togliatti"

Il dipinto di Guttuso rispecchia la volontà disinformativa e mistificatrice del PCI, presentando un Togliatti quasi mistico, idolatrato e adorato, mentre sappiamo che la realtà su questo ambiguo personaggio è molto diversa.
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Le vittime delle Foibe e i comunisti italiani esuli in terra di Russia, deportati nei Gulag staliniani, sono solo alcuni dei misfatti compiuti con la complicità del criminale Togliatti, ma Guttuso pittore comunista si è ben calato nella parte che lo contraddistingue, nascondendo accuratamente la verità.
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Questi due pittori, Picasso e Guttuso, sono un tipico esempio di come gli intellettuali comunisti siano riusciti in decenni di manipolazioni a diversificare i meccanismi di indottrinamento e di falsificazione della realtà, inquinando la società ad ogni livello, ma soprattutto culturalmente.
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Picasso : "Guernica"

Personalmente considero questi due personaggi non come esponenti di spicco dell’arte contemporanea da ammirare per il loro talento, ma solo dei “passacarte” del pennello, che dipingono a comando ciò che gli viene chiesto di rappresentare, soddisfacendo le aspettative dei vari Partiti comunisti con i loro imbrattamenti.
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Un’arte a comando, soggiogata da enfasi comuniste, NON può essere considerata arte, poiché le espressioni artistiche sono sinonimo di poesia, sentimento, grazia, eleganza, libertà, valori morali, e amore.
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Il comunismo, lo sappiamo tutti, NON è nulla di tutto ciò ...
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Dissenso
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