martedì 21 agosto 2018

Un piccolo angolo d'inferno


Anna Politkovskaja, la giornalista di Novaja Gazeta, è mandata dal suo giornale in Cecenia, non come inviata speciale ma come semplice civile, per potersi calare nella tragica realtà della gente comune che subisce gli orrori della guerra con la Russia.
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Vivendo insieme alla popolazione,  Anna riesce e percepire l’essenza stessa di quel mondo di violenza, constatando personalmente le atrocità commesse dai militari sugli abitanti dei villaggi.
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E’ testimone dei tanti rapimenti di civili che vengono sequestrati per essere poi venduti come schiavi.
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I corpi di chi non riesce a sopravvivere, invece, sono destinati ad essere sezionati per l’asportazione degli organi interni destinati al commercio clandestino.
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 Anna trova in tutto ciò delle similitudini e delle analogie con il tragico periodo del terrore staliniano, affermando :
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Il “materiale umano” scompare durante la notte e non ne resta traccia, proprio come nel 1937”.
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Le torture, le mutilazioni, le orecchie tagliate, le teste scalpate, e il taglio delle dita, fanno da corollario a questo universo di orrori in cui l’umanità sembra essere svanita.
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La Russia applica ai ceceni un perverso teorema secondo il quale deve essere loro inflitto un crudele ed efferato terrorismo di Stato su base etnica.
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Nel tentativo di cercare aiuti umanitari per le popolazioni cecene stremate e bisognose di aiuto, l’autrice ha effettuato molti viaggi in Europa, passando per Amsterdam, Parigi, Ginevra, Bonn, e Amburgo, ricevendo però solo inutili plausi per la sua attività e pochissimi aiuti concreti.
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Eccidio di ceceni ad opera dell'esercito russo
L’Europa si è girata dall’altra parte, come se il genocidio in atto non riguardasse le civili ed educate coscienze delle Nazioni che la compongono.
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Nel frattempo Putin ha permesso che in Cecenia fossero istituiti campi di concentramento a scopo di lucro, attraverso i quali le sue truppe scelte, considerate eroi in terra di Russia, taglieggiavano ed estorcevano denaro alla popolazione.
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Donne, uomini, bambini, anziani, e malati, venivano sistematicamente rapiti durante raid notturni e poi segregati nei campi di concentramento dentro buche scavate nella terra, profonde alcuni metri.
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Fossa per i prigionieri
Veniva poi richiesto un riscatto alle famiglie del villaggio e, nell’attesa, le truppe infierivano sui malcapitati compiendo stupri, efferatezze, torture, e mutilazioni.
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Questi personaggi erano il fiore all’occhiello di Vladimir Putin, il dittatore russo ex colonnello del KGB che sovraintendeva alle operazioni della guerra cecena.
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Nei tanti villaggi in cui Anna Politkovskaja si è recata, ha potuto constatare la precisa e deliberata volontà dell’esercito di Putin di distruggere la popolazione cecena.
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Paesini, villaggi, centri abitati grandi e piccoli vengono assediati e presi di mira per settimane o mesi da bombardamenti incessanti che radono tutto al suolo, mietendo vittime innocenti e riducendo alla disperazione i sopravvissuti.
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Le storie che fluiscono nella narrazione dell’autrice riempiono di sgomento per la malvagità che traspare dall’operato delle “eroiche” truppe russe, che sistematicamente sputano con disprezzo sui diritti umani, comportandosi come iene assetate di sangue, salvo poi negare o nascondere i loro misfatti.
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La Legge non esiste più, sostituita dal terrore provocato dagli sgherri di Putin, veri e propri assassini e sadici in uniforme, indegni di essere chiamati uomini, così come il loro capo supremo, il nuovo zar del Cremlino.
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La tratta degli schiavi è endemica e viene concretizzata con un modus operandi ben preciso e collaudato.
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Prima si paralizza in centro abitato mediante numerosi check point preceduti, naturalmente, da intensi cannoneggiamenti, poi segue un rastrellamento casa per casa, in cui si arrestano le persone.
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In seguito, quando le madri, le sorelle, o le figlie, degli arrestati trovano il coraggio di andare a chiedere notizie dei loro cari, vengono dapprima insultate e respinte dai soldati inferociti, e subito dopo avvicinate da un ufficiale dai modi garbati che interpreta il ruolo di “poliziotto buono”.
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Il nuovo Zar, Vladimir Putin
Questo farabutto che veste la divisa dell’esercito di Putin, una vera accozzaglia di schifosi e luridi criminali sanguinari,  è colui che dà inizio alle trattative per il rilascio dei prigionieri, chiedendo ai parenti un riscatto per ogni singola persona arrestata.
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Merce di scambio.
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A questo si riduce il valore della vita umana in Cecenia.
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Gli ufficiali di Putin sono gli intermediatori finanziari,  e le merci sono le vite degli esseri umani.
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La città di Grozny ha pagato un prezzo molto alto in questo assurdo conflitto.
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Tutto è stato devastato metodicamente, compreso l’Ospedale e le attrezzature mediche.
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Il “blocco” è stato totale e la vita, se così si può chiamare, è rimasta a lungo sospesa in un limbo di incertezza e di terrore in cui non esistevano nemmeno più le lacrime, finite oramai da parecchio tempo.
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Putin ha portato la fame, le malattie, la vita senza una casa, il terrore e l’odio, un odio profondo e reciproco che i ceceni non dimenticheranno mai.
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Una delle cose che colpisce maggiormente è l’enorme vigliaccheria dei soldati russi, gli eroi di Putin, che si accaniscono ferocemente contro i più deboli, gli anziani e le donne, sadicamente, come solo menti depravate e vigliacche possono fare.
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I casi di violenza gratuita, di stupri, di omicidi, di torture, di sequestri, e di mutilazioni non sono fatti isolati, ma costituiscono la regola, endemicamente, ogni giorno, ripetutamente, infinitamente, a testimonianza del fatto che l’esercito russo, quello di Putin, è malato, incapace di provare quel senso di umanità che differenza l’uomo dalla bestia.
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In questo panorama di violenza e di devastazione emergono anche gruppi di ceceni, mostri criminali costituiti in bande armate desiderosi solo di vendicarsi di qualche torto subìto.
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Costoro sfogano la loro rabbia e le loro frustrazioni su chiunque, siano essi militari che cittadini inermi, fregandosene dei diritti civili e del rispetto degli esseri umani.
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Ogni notte a Grozny, come in tutta la Cecenia, bande di ceceni, bande di militari russi, e bande di entrambi, scorrazzano armate ovunque, seminando terrore e morte.
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La città di Grozny distrutta dai bombardamenti dell'esercito di invasione russo
Fa parte della normalità quotidiana vedere nelle città cecene i bambini vestiti di stracci, laceri e sporchi, infestati dai pidocchi, affamati, magrissimi, inselvatichiti e soprattutto terrorizzati.
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La Russia ha sistematicamente oltraggiato il popolo ceceno, depredandolo e arrogandosi il diritto di togliere la vita a chiunque avesse la sfortuna di trovarsi di fronte agli assassini dell’esercito moscovita.
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La bassezza morale e la crudeltà che i militari russi hanno dimostrato contro la popolazione cecena, che risulta da migliaia di testimonianze rese dai sopravvissuti, ma Putin, il tronfio assassino russo, anziché scusarsi, si compiace dei risultati ottenuti.
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Le spedizioni punitive compiute dai russi contro la popolazione, la cui grave colpa era quella di essere cecena, dimostrano un odio insanabile, razziale, etnico, di stampo sovietico, la cui matrice evidentemente era solo sopita.
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Come si può infierire contro una nonnina sdentata che si regge malferma sulle gambe, chiamandola puttana e troia ?
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Particolare di ciò che resta della città di Grozny dopo i bombardamenti russi

Le madri russe che hanno partorito gli “eroi” che indossano la divisa dell’esercito di Putin, si sono rese conto di aver partorito dei veri e propri animali , anzi delle bestie feroci che non presentano nulla di umano ?
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Come può il popolo russo, che ha già vissuto questi drammi all’epoca di Lenin e di Stalin, permettere che oggi ciò accada ad altri popoli per loro stessa mano ?
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Le storie sulla crudeltà russa nei villaggi ceceni si susseguono nella narrazione di Anna, e ci danno l’esatta misura della volontà di Putin di annientare fisicamente il popolo ceceno, compiendo un vero e proprio genocidio.
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Sali, Kurcaloj, Cocin-Jurt, Baci-Jurt, Urus-Martan, Starye-Atagi, Grozny, sono solo alcuni dei nomi di villaggi e città devastate e rase al suolo dalla furia omicida di Putin.
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La tortura preferita dai sui sgherri sembra essere quella della scossa elettrica, usata anche contro i ragazzi e le donne, con il tacito benestare della civile Europa, quella di Prodi e delle sinistre.
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Anna Politkovskaja ha pagato con la vita la sua battaglia in difesa dei diritti umani, e i suoi libri sono letti da milioni di persone, ma ciò sembra scivolare addosso ai freddi burocrati europei che vedono in Putin un affascinante partner commerciale, anziché uno spietato genocida.
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Non importa che il popolo ceceno viva in “un inferno senza grazia” in “un’eterna notte senza stelle”.
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L’Occidente, la “civile Europa, quella di Prodi” ha chiuso gli occhi anche davanti al comportamento di Mosca (Putin, ancora lui!) nei confronti di 200 mila rifugiati che hanno trovato accoglienza nell’Inguscezia, unico Paese a dare ospitalità all’umanità sofferente che scappava dalla Cecenia.
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Il Governo dell’Inguscezia, la cui popolazione è di circa 300 mila abitanti, ha dovuto affrontare il problema di nutrire un numero quasi raddoppiato di persone, senza che Mosca fornisse un benché minimo supporto alimentare.
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Il Presidente Ausev fornì ai rifugiati il massimo appoggio possibile, chiedendo anche prestiti necessari a soddisfare l’esigenza alimentare.
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Mosca rifiutò vigliaccamente qualsiasi aiuto, nella convinzione che l’unico mezzo per risolvere la crisi fosse solo quello di rispedire a casa i rifugiati.
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Non pago del suo atteggiamento Putin interferì subdolamente nella politica dell’Inguscezia, manipolandola e facendo eleggere un suo pupillo, Zjazikov come Presidente dell’Inguscezia al posto di Ausev.
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Il passo successivo fu quello di usare la forza per costringere i profughi a tornare in Cecenia, nonostante il fatto che non avessero più casa e lavoro, esponendoli ai rapimenti, alle spedizioni punitive, e ad ogni altro genere di violenza.
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La furia e l’odio di Putin si sono palesati anche nella stessa Mosca, dove gli uomini dei servizi russi, armati, hanno fatto irruzione nei dormitori degli studenti ceceni iscritti all’Università di Arte e Cultura.
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Manifestazioni anti Putin, il nuovo Hitler russo
Gli sgherri in tuta mimetica hanno picchiato tutti, indiscriminatamente, infierendo in particolare sul padre cinquantenne di uno dei ragazzi fino a fargli perdere i sensi.
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Gli hanno storto le dita e gli sono saltati sulla schiena, strappandogli i vestiti, sputandogli, e chiamandolo scimmia, poi non ancora soddisfatti hanno iniziato a razziare qualsiasi cosa fosse di loro gradimento.
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Gli studenti sono stati portati in auto al Dipartimento per la criminalità organizzata, dove sono stati sottoposti a percosse, umiliazioni, e interrogatori per tutto il giorno, fino a sera.
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Mi viene in mente solo una cosa riguardo a Putin : deve essere processato da un Tribunale internazionale e condannato all’ergastolo per crimini contro l’umanità, così come si è fatto per i gerarchi nazisti, dai quali il suo “modus operandi” non si discosta di molto.
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Molti personaggi politici del “civile Occidente”, dell’Europa delle sinistre, si sono scapicollati a stringere la mano a Putin, l’assassino senza scrupoli, il nuovo Hitler della Federazione russa, primo fra tutti Silvio Berlusconi che pare abbia con lui un notevole feeling.
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Anche altri leader della “destra” italiana simpatizzano apertamente con Putin, come Matteo Salvini, che lo porta ad esempio di un nazionalismo da seguire ed imitare.
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Vorrei sapere come la penserebbe Salvini se la sua cara Elisa o la sua mamma fossero state violentate dalla furia assassina degli sgherri di Putin, compiacente fautore di tali violenze, oppure cosa direbbe se gli avessero bruciato la casa, e lo avessero mutilato per divertimento
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La vergognosa performance di Matteo Salvini
Credo che Matteo Salvini, così come molti altri personaggi del mondo della politica italiana, e non solo, dovrebbero fare una seria riflessione, chiedendo SCUSA per l’abbaglio da cui sono stati accecati, e offrendo una preghiera alle vittime del furore di Putin.
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VERGOGNOSO !
L’esercito russo al soldo di Putin, erede di quell’Armata rossa che militava all’epoca di Lenin e di  Stalin, è oggi composto da sciacalli che interpretano il ruolo di perfidi mostri sanguinari, e di vigliacchi che disonorano il genere umano.
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Il cancro costituito da questi pseudo individui, umanoidi che hanno oltrepassato il limite della ragione, pazzoidi malati e perversi, sadici killer seriali, ha travalicato i confini della Cecenia, infettando la madre Patria russa che li ha procreati.
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Le carogne chiamate reduci, infatti, scorrazzano ora per Mosca e per le altre città russe, come cani ammalati di rabbia che diffondono i loro germi.
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La società russa stessa è infettata.
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Il contagio è iniziato quando il silenzio complice di interi strati della popolazione russa ha accompagnato i misfatti compiuti dai loro stessi figli contro esseri umani innocenti.
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Questo è proprio il risultato che voleva ottenere Putin.
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Il Governo russo deve poter fare affidamento sulla crudeltà dei propri cittadini, incoraggiando la distruzione e compiacendo la logica dell’assassinio, ed è solo così che in Russia si può diventare eroe : uccidendo !
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I fiori all’occhiello di questo perverso sistema voluto da Putin sono i criminali di guerra come il colonnello Budanov, assassino, stupratore, ladro, e rapitore, dalle palesi tendenze sadiche.
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Per delinearne il profilo basti dire che quando tornò a casa in licenza dopo il bombardamento di Grozny, poco mancò che uccidesse il proprio figlio buttandolo dal balcone.
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Il massacratore di Putin, il Colonnello Budanov
Solo l’intervento tempestivo della moglie evitò questo ignobile misfatto..
Rientrato tra i suoi commilitoni, una sera in cui festeggiavano la vittoria elettorale di Putin, si ubriacò insieme a loro e diede l’ordine al maggiore Roman Bagreev di bombardare con i cannoni il centro abitato di Tangi-giu.
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Al rifiuto del maggiore di eseguire l’ordine criminale reagì picchiandolo a sangue selvaggiamente, mettendolo al tappeto e prendendolo ripetutamente a calci in faccia con i pesanti scarponi militari.
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Non contento lo fece legare mani e piedi e lo fece scaraventare dentro una delle fosse scavate nel terreno, in cui solitamente tenevano i prigionieri, dopodiché lo fece ricoprire con calce e gli urinò addosso.
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Le sue caratteristiche caratteriali lo identificano quindi come sadico schizofrenico, tant’è che dopo aver urinato sul maggiore, Budanov si recò insieme ai suoi tirapiedi nella località di Tangi-Cu, ove sapeva per certo che abitasse una bella ragazza, tale El’za Kungaev, appena diciottenne.
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Dopo averla prelevata direttamente da casa sua, il gruppo criminale ha portato la ragazza al reggimento, scaricandola all’interno della roulotte del Colonnello.
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Budanov ha immediatamente iniziato le sue sevizie sulla ragazza percuotendola selvaggiamente, con calci in faccia e sul corpo, tentando poi di strangolarla.
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Questi particolari sono desunti dalla testimonianza di una delle guardie che vigilavano all’esterno della roulotte, Viktor Kol’cov, il quale ha anche dichiarato:
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Il Colonnello stringeva il collo della ragazza con la mano destra fino a che non le ha rotto l’osso, uccidendola”.
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Dopo l’omicidio Budanov ha chiamato i suoi tirapiedi ordinando loro di seppellire il corpo della ragazza nel bosco, di nascosto.
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Un vero eroe russo, che rientra proprio nelle aspettative di Putin.
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Infatti, nonostante il fatto che le indagini e il processo seguite all’assassinio avessero provato molto chiaramente le colpe di Budanov, Putin incaricò la D.ssa Pechernikova, psichiatra che lavorava per il KGB da 52 anni e che aveva firmato le perizie che condannavano i dissidenti antisovietici,  a dichiararlo non responsabile per le sue azioni, mentre la precedente perizia lo aveva giudicato in grado di intendere e di volere.
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Psichiatra del KGB
Sullo sfondo, come a giustificare tanto odio, si delineano le attività di lucro, illegali, attraverso cui i nuovi oligarchi si arricchiscono a spese dello Stato, rubando in tutti settori della vita pubblica, compresi quelli molto remunerativi del petrolio e del gas.
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Gli alti ufficiali federali sono collusi con la malavita, la quale si identifica con gruppi di potere legati ai nuovi oligarchi.
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Tutte le risorse vengono fagocitate da queste nuove mafie, composte da potenti criminali che operano sotto la protezione russa, che ha tutti i vantaggi a creare caos nelle regioni cecene, ricavandone anche un utile.
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I nuovi padroni che si sono insediati in Cecenia, ex ufficiali russi, nuovi oligarchi, ceceni filorussi, o faccendieri, traggono vantaggio dall’inciucio e dal malaffare, dalla truffa allo Stato, all’appropriazione indebita, sotto l’esplicita protezione di Putin.
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Enormi ricchezze si accumulano nelle tasche di questi personaggi, mentre la Cecenia affoga nella miseria.
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Anna scrive :
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I soldati e molti civili sono stati corrotti oltre ogni immaginazione dalla guerra, e hanno dato vita  a una combinazione letale : la Cecenia militare governata dalla violenza, dalle Zindan (le fosse scavate nel terreno in cui vengono tenuti i prigionieri) e dalle mitragliatrici si è fusa con la Cecenia pacifica, dove la frode, il nepotismo e l’anarchia sono la norma”.
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Anna ci fa sapere attraverso il libro che neppure l’ONU può intervenire instaurando un eventuale protettorato militare per la Pace, in quanto troverebbe il veto di Mosca.
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A cosa serve quindi un organismo di tutela e di protezione della comunità internazionale che non può intervenire per portare la pace tra due fazioni solo perché una delle due si oppone ?
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Sarebbe una situazione semplicemente ridicola, se non fosse invece tragica per il fatto che l’intera popolazione cecena è stretta nella morsa dei miliziani russi e che quindi la pace rappresenti solo un lontano miraggio.
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Kofi Annan baratta la Cecenia con il voto di Putin all'ONU, segnandone il destino
Inoltre l’operato di Kofi Annan, Segretario generale delle Nazioni Unite,  è stato, al riguardo, semplicemente incolore e scandaloso nella sua apatica indifferenza, tesa ad un unico risultato, quello di mantenere la sua poltrona ed essere rieletto per un secondo mandato (sembra essere stato questo il nodo principale del suo incontro con Putin, nel quale non si è parlato affatto della Cecenia).
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Kofi Annan aveva bisogno del voto di Putin per essere rieletto, mentre a Putin occorreva stendere un velo di silenzio sulla questione cecena, insieme a un calo della pressione internazionale sul suo operato.
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L’Europa si è fatta da parte, insieme a tutta la comunità occidentale, permettendo così un aggravamento della situazione nella già martoriata ed esausta Cecenia.
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Non contento Putin decide di allargare le sue mire espansionistiche, coinvolgendo la vicina Inguscezia.
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Come già accennato in precedenza, Putin fa eleggere come Presidente Murat Zjazikov, un generale della Sicurezza federale, già rappresentante plenipotenziario nel distretto federale del sud, ipotecando così il futuro del popolo inguscio.
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Il libro si chiude con la vicenda della strage al Teatro Dubrovnik di Mosca.
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Un gruppo di ceceni ha preso degli ostaggi sotto la minaccia delle armi e ora chiede di parlare con lei, che nel frattempo era volata a Los Angeles per tenere una lezione sulla guerra in Cecenia alla scuola locale di giornalismo.
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Rientra a Mosca e attende, insieme ad un ufficiale di none Zenja, le disposizioni delle autorità, ma le ore trascorrono senza mutamenti fino a quando si consuma l’epilogo dell’attentato.
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Nell’inverno 2002 l’autrice è a casa sua, a Mosca, e si interroga chiedendosi :
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Sopravviveremo fino al 2003 ?
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La sua risposta è :
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Non posso dire con certezza di sì. In questo sta l’intera tragedia.
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Dissenso
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