martedì 22 luglio 2014

MOLINELLA - Biennio 1919 - 1921

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Voglio ricordare, fuori contesto, ma non disgiuntamente da ciò che è senz’altro prodromico ad una evoluzione storica sociale di una Italia manipolata e strozzata dalla violenza comunista, il biennio “rosso” che va dal 1919 al 1921.
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Dopo la vittoria di socialisti e ‘popolari’ (i democristiani dell’epoca) nelle elezioni dell’autunno 1919, si scatenò in tutta Italia la violenza dei seguaci dei socialisti, appunto, in un impeto di emulazione dei cugini bolscevichi, ai quali si affiancarono gli agitatori pan sovietici sguinzagliati dal ‘popolare’ sinistroide, onorevole Miglioli (fervido sostenitore della collettivizzazione delle campagne in Urss).
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Nelle città e nei paesi italiani dilagò una violenza bieca e sfrontata, contro la quale il cosiddetto Stato democratico non si oppose, soggiogato dall’enfasi rivoluzionaria dei seguaci di Marx.
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Il comunista Palmiro Togliatti tiene un discorso a Foligno, sotto uno striscione che inneggia alla rivoluzione.
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Il tricolore e le bandiere della nostra nazione vennero calpestate e bruciate in piazza, e gli ufficiali in divisa aggrediti, bastonati, sputacchiati, e oltraggiati.
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Alcuni di loro, mutilati, appena dimessi dall’ospedale, subirono questo barbaro trattamento (Torino, 11 ottobre 1920), come testimoniato da Piero Operti a Benedetto Croce :
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“ Inermi e mancanti chi del braccio, chi della gamba, eravamo nell’impossibilità di opporre qualsiasi reazione : 
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ci strapparono le medaglie, le calpestarono.
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Non fecero di più, soddisfatti del gesto o spenta l’ira dalla nostra passività ”.
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La furia “rossa” però non si limitò a questo, ma oltrepassò il limite che divide l’uomo dalla bestia, raggiungendo punte di ferocia inaudite e incontrollate.
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A Molinella, due o tremila braccianti “rossi” in sciopero circondarono tre guardiani non iscritti alle ‘Leghe’, colpevoli di lavorare, e ne fecero l’oggetto della loro violenza cieca, imperversando su di loro con furore parossistico e inumano, facendone scempio.
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Ad uno di loro - per dare un’idea della portata di tale violenza - fu aperto il ventre, e gli furono strappati via gli intestini in presenza della moglie urlante.
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Non paghi del loro operato, i comunisti presero la povera donna per i capelli e la costrinsero a tuffare il viso nelle viscere fumanti del marito.
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Seguono altri esempi della volontà dei comunisti di imporre la loro presenza mediante la violenza sistematica.
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Il tenente Lepri, fu letteralmente massacrato a colpi di bastone e finito con una revolverata in testa, per la sola colpa di aver gridato “Viva l’Italia”, anziché “Viva Lenin”.
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Il 5 settembre 1921 Brazzi Ferdinando, nato a Mezzolara il 1/09/1904, fu ferito da un colpo di pistola sparatogli da alcuni comunisti, e morì dopo una breve agonia.
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Il 10 agosto 1920 Ghedini Gesù, nato a Molinella il 25/12/1882 fu massacrato a coltellate e a colpi di vanga, e colpito con forche e badili, da una moltitudine di seguaci della falce e martello.
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Dissenso
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