sabato 9 giugno 2018

SCHIAFFO A TOGLIATTI

Come tutti sanno nel 1956 ci fu in Ungheria una sollevazione armata di spirito antisovietico, denominata rivoluzione ungherese.
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Questa rivolta popolare fu duramente repressa dai comunisti russi, per mano del colonnello Ivan Stepanovič Konev, che si rese colpevole della morte di 2.700 ungheresi e del ferimento di molte migliaia di essi, nonché dell'esodo di 250.000 persone che scapparono dal giogo comunista emigrando in altri paesi.
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Testata dell'Avanti del 5 novembre 1956

La Storia ha sancito la pesante responsabilità di Palmiro Togliatti nelle vicende ungheresi, sia per la repressione degli insorti per mano sovietica, che per la condanna a morte di Imre Nagy, il legittimo Presidente dell'Ungheria.
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Colui che ancora oggi in Italia viene definito "il Migliore" dai suoi seguaci poli-metamorfizzati (il PD) disse a proposito di Nagy : "Impiccatelo pure, ma aspettate prima che si svolgano le elezioni politiche in Italia, così il PCI non perderò voti".
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I comunisti russi e ungheresi ascoltarono le parole di Togliatti, che era il numero due del Comintern e molto vicino a Stalin, infatti le elezioni in Italia si svolsero il 25 maggio del 1958 e subito dopo, il 16 giugno, Nagy fu barbaramente ucciso.
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L'arroganza di Togliatti, che per molti versi è simile a quella palesata da elementi del PD odierno, come Renzi o Martina, si espresse anche nei confronti degli intellettuali ungheresi, dei letterati e degli scrittori, contro i quali "il Migliore" mosse delle accuse farneticanti.
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Testata del "Corriere della sera"


Apparve infatti su "Rinascita", il giornale comunista italiano fondato da Togliatti, un vero e proprio atto di accusa, in particolare rivolto allo scrittore Georgy Paloczi Horvath, reo di aver tratteggiato il "ritratto" di Kadar, che era giunto al potere attraverso la dura repressione di centinaia di ungheresi che avevano partecipato all'insurrezione.
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Anche il Presidente italiano Napolitano si schierò a favore della repressione sovietica contro la popolazione ungherese, divenendo a sua volta complice della ferocia comunista, di cui lui era eminente rappresentante.
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Tutto il Partito Comunista Italiano, compatto, iniziò un'opera capillare di disinformazione, tacendo alcuni fatti e falsificandone o distorcendone altri, iniziando con la macchina del fango guidata da Togliatti in persona.
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Testata del "Corriere d'Informazione"
Presento di seguito la risposta che Horvath diede a Togliatti attraverso le pagine di "Tempo presente" la rivista fondata da Ignazio Silone e Nicola Chiaromonte.
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Da questo documento emerge la doppiezza di Palmiro Togliatti e la sua colpevole spietatezza, alimentata da un servilismo verso Mosca che non ha eguali.
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Devo però fare un appunto su quanto affermato dallo stesso Horvath nella sua esposizione.
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Mi riferisco al fatto che l'autore non crede che i misfatti compiuti dagli stalinisti siano da ascrivere ad una qualsiasi forma di marxismo o di comunismo, mentre invece è vero l'esatto contrario.
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Tutte le nefandezze e le crudeltà commesse non solo in terra di Ungheria, ma in ogni Paese in cui sventola la bandiera con la falce e il martello, sono caratteristiche proprie del comunismo, che basa si basa sull'uso della violenza sia per il raggiungimento del potere che per consolidarlo.
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Inoltre Marx nei suoi scritti auspica apertamente e ripetutamente l'uso della violenza come mezzo indispensabile per piegare i non comunisti.
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Togliatti lo sapeva bene, tant'è che si schierò subito apertamente dalla parte di Mosca, divenendo suo complice, sulla pelle del popolo ungherese.
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Dissenso
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