domenica 1 luglio 2018

Comunismo cinese e dissidenza : GUO FEIXIONG


Guo Feixiong
Guo Feixiong è lo pseudonimo di Yang Maodong, un avvocato cinese che si batte per i diritti umani nel Guangdong, una provincia del sud della Repubblica popolare cinese, e che fa parte del "Weiquan movement", un gruppo nato nel 2000 che raggruppa avvocati, esperti legali, intellettuali, riuniti per promuovere azioni legali per i diritti umani, organizza attività di protesta come dimostrazioni di piazza, difende la libertà di espressione religiosa, di stampa, e di opinione.
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Negli anni 2005 e 2006 Guo è stato arrestato sottoposto a percosse in diverse occasioni, a causa del suo impegno per i diritti umani e per aver organizzato e attuato uno sciopero della fame insieme all’amico e associato Gao Zhisheng
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Dopo aver pubblicato un libro su uno scandalo politico avvenuto nella provincia di Liaoning, Guo è stato arrestato il 30 settembre 2006 con l’accusa di “attività economica illegale”.
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E’ stato trattenuto in custodia preventiva per ben 17 mesi, poi il 14 novembre 2007 è stato condannato a cinque anni di reclusione nella prigione di Meizhou, oltre al pagamento di una multa di 40.000 yuan.
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Gli attivisti e i legali per i diritti umani hanno affermato che l’intero procedimento è stato contrassegnato da gravi irregolarità procedurali, inoltre hanno riferito che Guo in carcere è stato torturato con la privazione  del sonno e con l’uso dei manganelli elettrici.
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La moglie e i figli sono fuggiti negli Stati Uniti nel 2009 per evitare le continue persecuzioni e ottenere un po’ di sollievo dopo anni di sofferenza.
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E’ stato finalmente rilasciato  il 13 settembre 2011, ma l’8 agosto del 2013 è stato nuovamente arrestato con l’accusa di turbare l’ordine sociale mediante assembramenti di folle non autorizzate in luogo pubblico.
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Il 10 dicembre dello stesso anno l’Ufficio Municipale di pubblica sicurezza di Guangzhou, nel distretto di Tianhe, ha chiesto la sua incriminazione per lo stesso reato insieme a Sun Desheng, un altro attivista per i diritti umani.
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Nell’agosto del 2013 è stato incarcerato per aver partecipato ad una manifestazione contro la censura, e trattenuto in custodia per oltre un anno.
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Il 29 ottobre 2013, la sottocommissione per gli affari esteri della Camera degli Stati Uniti per l'Africa, l’Organizzazione per la salvaguardia dell’Uomo e quella per i diritti umani, oltre alle organizzazioni internazionali hanno partecipato a una audizione sulle circostanze relative alla detenzione di Guo Feixiong da parte della Cina.
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Nel 2015 gli è stato attribuito il Premio Front Line Defenders Award come difensore dei diritti umani a rischio.
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Nel 2015 il Tribunale della città di Guangzhou lo ha condannato a 6 anni di reclusione con l’accusa di disturbo dell’ordine sociale.
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Il 9 maggio 2016 Guo  ha inziato uno sciopero della fame, conclusosi il 18 agosto a causa della perdita di un terzo del suo peso corporeo e delle precarie condizioni di salute.
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Il difensore dei diritti umani, che pesava 75 Kg, dopo lo sciopero della fame pesava infatti 52 Kg, ma le autorità comuniste gli hanno negato una adeguata assistenza medica, infliggendogli anzi trattamenti degradanti nella prigione di Yangchung, nella provincia del Guangdong.
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E stato infatti sottoposto a visita rettale contro il suo volere, e la visita è stata filmata dai carcerieri che hanno minacciato di mettere il video online, dopodichè è stato completamente rasato a zero con la forza.
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Sua moglie, la signora Zhang Qing, ha riferito che a suo marito è stato anche imposto di assumere una posizione rannichhiata e di tenere le mani dietro la testa ogni volta che qualcuno del personale carcerario era in sua presenza.
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Tortura con manganelli elettrici
Guo ha ufficialmente chiesto al Presidente cinese Xi Jinping di attuare le riforme democratiche richieste dal popolo, e di vietare l’uso dei bastoni elettrici e dell’elettroshock nelle carceri come strumento di tortura, ratificando il Patto delle Nazioni Unite sui diritti civili e politici.
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Come risposta il dittatore comunista cinese ha revocato la licenza a più di trecento avvocati impegnati nella lotta per la difesa dei diritti umani, impedendo loro di esercitare il diritto alla difesa per i loro clienti.
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Xi Jinping ha manifestamente dimostrato di voler assurgere al ruolo di Imperatore del “Celeste Impero” e poco importa se per farlo dovrà calpestare a vita di migliaia di cinesi, riducendoli in schiavitù e lucrando sulle loro esistenze.
Il nuovo Imperatore Xi Jinping
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Ribadisco ancora una volta l'invito a boicottare i prodotti cinesi, poiché tutti i manufatti (vestiario, oggettistica, ecc, ecc) sono frutto del lavoro forzato dei laogai, in cui vengono schiavizzati esseri umani.
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Consumiamo prodotti italiani, anche se dovessero costare di più … non rendiamoci complici di un vergognoso e turpe commercio e di speculazioni economiche sulla pelle di esseri umani…
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Dissenso
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