giovedì 12 luglio 2018

Comunismo cinese e dissidenza : INNER HADA


Inner Hada è nato il 29 novembre 1955 in una famiglia mongola.
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Inner Hada
All’inizio del 1981 ha partecipato attivamente al movimento studentesco mongolo, cercando di sviluppare meccanismi che aiutassero a preservare l’identità etnica mongola in Cina.
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Dopo essersi laureato all’Università nel 1983 Hada pubblicò una serie di articoli sulla sua teoria politica in lingua mongola.
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Ripercorrendo le vicende giudiziarie in cui Inner è incappato nel combattere per i diritti umani si risale al 1992, anno in cui Inner, che nel frattempo aveva aperto una libreria insieme alla moglie Xinna, insieme ad altri attivisti mongoli fondò (diventandone Presidente) l’Associazione “Alleanza democratica mongola del Sud”, chiamata in origine Comitato di soccorso culturale mongolo.
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Nel 1994 l’associazione diede vita a un giornale chiamato The Voice of Southern Mongolia  e dal 1995 adottò una ferma linea di principio che si opponeva alla “colonizzazione da parte del popolo han” e iniziava una lotta per l’autodeterminazione, la libertà e la democrazia nella Mongolia meridionale.
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Nel 1995 il Partito comunista cinese dichiarò illegale il giornale The Voice of Southern Mongolia e nel mese di dicembre arrestò Hada, imprigionandolo, anche se tale arresto fu ufficializzato solo nel mese di marzo 1996.
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Nel mese di agosto 1996 venne accusato dalla Procura popolare dei reati di spionaggio, separatismo, furto di segreti per conto del nemico, e di organizzazione di atti controrivoluzionari, e dopo un’udienza del tribunale, a porte chiuse, venne condannato a 15 anni di carcere più altri 4 anni di privazione di diritti politici e deportato a Chifeng, in Mongolia.
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Il giorno dopo, il figlio di Hada, Uiles, fu interrogato dalla polizia e in seguito rilasciò una lettera pubblica che riportava in dettaglio la sua esperienza contestuale e gli altri casi di molestie da parte della polizia che aveva dovuto subire nei quindici anni precedenti.
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Il 3 dicembre 1996 però, la polizia chiuse improvvisamente la libreria gestita dalla moglie di Inna, Xinna, sottoponendo i locali ad una perquisizione durata 13 ore.
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Dopo alcuni giorni, e precisamente il 10 dicembre, sia la moglie Xinna che il figlio Uiles,  scomparvero per qualche tempo.
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Si seppe poi che Xinna fu arrestata e presa in custodia nel centro di detenzione numero uno della Mongolia Interna per la durata di 16 mesi.
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Nel 2002 il figlio di Hada, Uiles fu arrestato e condannato a 2 anni di carcere.
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Inner, Uiles, e Xinna
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Nel 2004 Human Rights in China dichiarò che Hada, durante la detenzione, era stato sottoposto a torture
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Nel 2007 Uiles ebbe il permesso di visitare suo padre nella prigione di Chifeng.
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Dopo aver incontrato il padre Uiles affermò che il genitore viveva in condizioni terribili e con gravi problemi di salute.
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Inner doveva essere liberato nel 2011 ma fu invece costretto agli arresti domiciliari fino al 9 dicembre 2014, i suoi movimenti controllati dalla Polizia e la sua famiglia spiata, al punto da rendere impossibile una qualità di vita normale.
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Proprio per questi motivi Inner redasse nel 2014 un lungo appello alla Corte suprema locale chiedendo la fine della sua detenzione “informale”.
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Hada soffre oggi di una malattia cardiaca, di una grave ulcera allo stomaco, e di un’artrite reumatoide, oltre che di colecistite e depressione, a causa degli anni di torture e di maltrattamenti che dovette subìre mentre era nella prigione di Chifeng, nella Mongolia Interna, dove gli fu negata un'adeguata assistenza medica.
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Dopo il rilascio di Inner, nel dicembre 2014, l’attivista e la moglie Xinna  rilasciarono una serie di interviste alla associazione CHRD (Chinese Human Rights Defenders) della Mongolia meridionale, in cui affermarono che le torture subìte e la brutalità delle guardie lo avevano ridotto in una condizione di disabilità.
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A Chifeng infatti Inner venne tenuto in isolamento, ammanettato e incatenato di notte ad una tavola di metallo, con il divieto assoluto di parlare con gli altri, costretto a lavorare più di 10 ore al giorno, picchiato dagli altri detenuti istigati dalle guardie, costretto a mangiare cibo non commestibile e quindi a vomitare ripetutamente e frequentemente.
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Falconieri mongoli
Il Governo comunista cinese ha tutta l’intenzione di operare una calcolata pulizia etnica della popolazione di etnia mongola che costituisce circa il 20 % della intera popolazione della Mongolia (23 milioni di persone) e a tale proposito operano sfratti di pastori dalle loro terre di pascolo, oppure favoriscono lo scontro fra pastori residenti e società minerarie o forestali che hanno messo gli occhi sui territori mongoli.
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La popolazione di etnia mongola lamenta anche la distruzione ambientale e le politiche sleali di sviluppo nella regione, segno che il comunismo cinese ha un interesse economico particolare per la realizzazione del quale i mongoli devono scomparire dalla faccia della terra.
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Dissenso
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