venerdì 20 luglio 2018

IL GENOCIDIO DEI COSACCHI


Lo zar Nicola II°
La Rivoluzione russa del 1917 iniziò nel periodo intercorso tra il 23 e il 27 febbraio di quell'anno, durante il quale prese corpo una sollevazione popolare, in gran parte spontanea, appoggiata dai militari della guarnigione di Pietrogrado, rivolta contro lo zar di Russia, l’Imperatore Nicola II.
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Lo zar fu detronizzato e divampò la nuova era rivoluzionaria russa, a cui parteciparono i socialdemocratici menscevichi, i socialdemocratici internazionalisti, i trotskisti, e i bolscevichi.
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In seguito, la minoranza bolscevica composta da Lenin e dai suoi fedelissimi, sferrò un colpo mortale contro i rivoluzionari che avevano fatto la rivoluzione stessa e nell’ottobre del 1917, con un colpo di Stato cruento, presero il potere, scatenando come reazione una guerra civile lunga e sanguinaria.
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La ferocia dei bolscevichi si palesò immediatamente con il massacro di coloro che, pur avendo realizzato la rivoluzione, non erano bolscevichi, iniziando una catena di epurazioni, di fucilazioni, di torture, e di deportazioni di portata epocale.
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La furia comunista bolscevica si abbattè poi su tutti i componenti della famiglia imperiale, e in seguito attuando il programma di collettivizzazione delle campagne voluto da Lenin, deportando a centinaia di migliaia i kulaki, così erano chiamati i contadini considerati ricchi dal nuovo regime (era sufficiente possedere una mucca per essere considerati tali).
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Cosacco a cavallo
Trotski guidò l’esercito dell’Armata Rossa contro le popolazioni del sud est, scontrandosi contro i cosacchi provenienti dalle regioni dell’Ucraina.
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I Cosacchi, disgustati dalle violenze dei bolscevichi, dalle loro violazioni e dai furti perpetrati a danno delle Chiese e dei luoghi di culto, e contrari alla politica agraria di Lenin si batterono a lungo, combattendo una ostinata guerriglia contro l’Armata Rossa.
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I Cosacchi del Kuban’, provenienti dal territorio del Caucaso meridionale, erano i principali alleati dell’esercito bianco che si opponeva alla presa di potere bolscevica che aveva scatenato la guerra civile.
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Le poplazioni che non vennero deportate e coloro che scamparono alla fucilazione confluirono nell’esercito bianco, presero le armi, e nel periodo che va dal 1918 al 1920, combatterono eroicamente contro gli invasori dell’Armata Rossa, affiancati appunto dai Cosacchi.
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L’esito finale però dichiarò vincitori i bolscevichi che infierirono sui vinti che, come i vandeani che si erano opposti alla Rivoluzione francese, furono massacrati a decine di migliaia e cancellati dal ricordo storico dai libri del regime marxista.
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Ancor oggi, l’argomento che tratta della resistenza dei cosacchi che trovarono la morte in battaglia opponendosi alle bande dei comunisti bolscevichi e ai loro numerosi atti di barbarie, è difficilmente affrontato in Russia.
La lotta dei Cosacchi comandati dal generale Denikin, persa ma portata avanti con tenacia ed onore, viene ancor oggi ricordata, per le analogie con quella dei cittadini bretoni della Vandea, con il nome di Vandea Cosacca.
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Le persecuzioni contro i Cosacchi, le deportazioni, le fucilazioni, e il loro impiego nei lavori forzati, costrinsero  circa 100.000 di loro a rifugiarsi all’estero, mentre il culmine della repressione fu raggiunto nel 1925 quando il plenum del Comitato centrale del Partito comunista decise di varare misure atte a cancellare quanto era rimasto delle loro tradizioni.
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La letteratura sulla “vandea” cosacca è limitata, ma possiamo trovarne le prime tracce nell’opera di Aleksandr Isaevic Solzenicyn, il grande scrittore dissidente russo che in “Arcipelago gulag” fa riferimento all’ininterrotto afflusso di uomini (comunità, gruppi religiosi, categorie sociali, etnie intere) deportati in seguito alla rivolta di Tambov che andava a costituire l’immenso popolo dei deportati.
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Solzenicyn cita infatti le rivolte contadine del 1920-1921, in cui emerge la reazione della popolazione e la resistenza dei Cosacchi del Don :
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"Un episodio ben noto :
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folle di contadini con calzature di tiglio, armate di bastoni e di forche hanno marciato su Tambov, al suono delle campane delle chiese del circondario, per essere falciati dalle mitragliatrici.

L’insurrezione di Tambov è durata undici mesi, benché i comunisti per reprimerla abbiano usato carri armati, treni blindati, aerei, benché abbiano preso in ostaggio le famiglie dei rivoltosi e benché fossero sul punto di usare gas tossici.

Abbiamo avuto anche una resistenza feroce al bolscevismo da parte dei cosacchi dell’Ural, del Don, del Kuban’, del Terek, soffocata in torrenti di sangue, un autentico genocidio".
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In epoca zarista, prima della Rivoluzione del 1917, le popolazioni cosacche erano caratterizzate dal loro ruolo di difensori sia della religione ortodossa che dei confini più remoti dell’Impero Russo.
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In nome dello zar i Cosacchi combattevano contro i tatari e i turchi per difendere i territori e parallelamente per conquistarne di nuovi.
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Per questo motivo i loro insediamenti occupavano le zone di confine, delimitando alcune zone cuscinetto con i Paesi limitrofi.
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I cosacchi vivevano praticamente come “liberi guerrieri”, amando la libertà e odiando la schiavitù, fino a diventare sotto l’Impero zarista un ceto militare, privilegiato e rispettato.
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Generale Denikin
Verso la metà del XVII° secolo combatterono contro la dominazione Polacca e contro gli ebrei che ne amministravano i beni, e che erano addetti anche al ruolo di esattori dele tasse.
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I Cosacchi fecero strage di ebrei, organizzando tremendi pogrom contro città e villaggi ebraici a cavallo fra il 1800 e il 1900.
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Nel mese di settembre del 1919 i Cosacchi guidati dal Generale Denikin uccisero 1.500 ebrei a Fastov, una località a sud-est di Kiev, in Ucraina, sottoponendoli a impiccagione.
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Secondo la tradizione ogni Cosacco ha un diavolo sulla spalla sinistra e un angelo sulla spalla destra − bella metafora della duplicità dell’animo umano – perciò il Cosacco si fa crescere una lunga ciocca di capelli lungo la guancia sinistra, per poter scacciare il diavolo con i movimenti della testa.
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Dissenso
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