domenica 8 luglio 2018

Criminale comunista : GEORGIJ MAKSIMILIANOVIC MALENKOV


Georgij  Malenkov
Georgij Maksimilianovič Malenkov (Orenburg, 8 gennaio1902 – Mosca, 14 gennaio 1988) è stato un politico sovietico, capo del Partito Comunista dell’Unione Sovietica e attivo collaboratore di Stalin.
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Nato in una famiglia militare di origine macedone, entrò nell’Armata Rossa nel 1919, dove fu nominato Commissario politico, poi successivamente si iscrisse al Partito Comunista  nell’aprile del 1920.
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Nel 1921, dopo la vittoria dell’Armata rossa bolscevica nella guerra civile russa,  dove si era costruita fama di “bolscevico puro”, Malenkov si recò a Mosca per studiare presso l’Istituto Superiore di Tecnologia e ne divenne il Segretario Comunista.
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Nel 1924 fu notato da Stalin che lo integrò nell’Ufficio organizzativo del Comitato Centrale del partito.
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In questo ruolo, lavorando per il Partito Comunista Malenkov divenne uno dei maggiori confidenti e favoriti del dittatore sovietico.
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Insieme a Lavrentij Berija, Malenkov collaborò con Stalin per realizzare le purghe degli anni trenta, e cioè le feroci e sanguinarie repressioni attuate per epurare il Partito da presunti cospiratori.
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Questo periodo di “terrore” estese l’area delle operazioni a tutte le zone in cui operavano gli appartenenti al Partito, nessuno escluso.
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Nel 1937 furono annichiliti i quadri di Partito della Georgia, dell’Armenia, dell’Uzbekistan, sostituendo in toto e deportando gli apparati precedenti, così come avvenne per i Tatari o nel Dagestan, in Kirgizija, in Kazachstan, in Baskirja, in Karelja.
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In particolare nel 1938 Malenkov fu una delle figure chiave nell’inquisizione che  causò la caduta in disgrazia e la successiva fucilazione di Nikolaj Ivanovic Ezov, capo del famigerato NKVD.
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Nel 1941, dopo l’invasione dell’Unione Sovietica da parte della Germania, Malenkov entrò a far parte del Comitato di Difesa dello Stato insieme a Berija, Vorosilov, Molotov, e Stalin, divenendo così uno dei cinque uomini più potenti dell’intera Russia.
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Ucraina - Kulaki vittime della carestia indotta da Stalin e dai suoi feroci collaboratori
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Dal 1941 al 1943 come membro del Comitato si occupò di supervisionare la produzione degli aerei da guerra e lo sviluppo dell’armamento nucleare, oltre al sistema repressivo dei gulag.
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In questo periodo insieme a Berija fu promotore e responsabile della deportazione di tedeschi, calmucchi, carcaevi, balcari, ceceni, ingusceti, e tatari  di Crimea.
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Alla fine del conflitto mondiale Malenkov si schierò contro quei comandanti militari sovietici che, per merito delle loro vittorie,  avevano riportato  successo e prestigio, sospettandoli di tendenze capitaliste, come ad esempio il Maresciallo Georgij Konstantinovic Zukov.
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Zukov era un vero e proprio eroe di guerra e vincitore di numerose battaglie contro gli invasori nazisti, come l’assedio di Leningrado, la battaglia di Stalingrado, e quella di Berlino.
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L’invidia e la paranoia di Stalin, coadiuvato da Malenkov, furono il motivo per cui Zukov e altri eroi di guerra furono accusati di aver stretto rapporti con gruppi controrivoluzionari e di interpretare un ruolo di carismatico populismo.
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Zukov fu degradato e trasferito a Odessa per svolgere incarichi minori, mentre Malenkov acquistò potere nella cerchia di collaboratori di Stalin, al punto che nel 1946 entrò a far parte del Politburo, l’Ufficio politico del Comitato Centrale del PCUS, che costituiva l’organismo dirigente del Partito stesso.
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Successivamente, dopo un periodo trascorso in secondo piano, per aver perso la sua posizione di favorito di Stalin a vantaggio di Zdanov che lo aveva messo in ombra, Malenkov si alleò a Berija e insieme a lui operò per “purgare” e spedire nei gulag siberiani sia Zdanov che tutti i suoi collaboratori e simpatizzanti.
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Da sinistra : (sopra) Berija e Kaganovich  -  (sotto) Molotov e Malenkov
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Nel 1949 iniziò la deportazione delle popolazioni baltiche, dopo che il regime comunista sovietico aveva di nuovo occupato i loro territori nel 1944.
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Furono deportate 42.149 persone di etnia lettone, (soprattutto contadini cosiddetti “kulaki”), e mandate nei distretti siberiani di Oirkutsk e Krasnojarsk, Novosibirsk, Amur, Omsk, e Tomsk.
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4941 persone, corrispondenti al 12 % dei deportati, morirono nei territori siberiani, a causa del criminale progetto di sovietizzazione della Lettonia imposto da Stalin e dai suoi collaboratori.
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A queste vittime vanno aggiunte quelle della prima deportazione di massa attuata dai russi in occasione della precedente occupazione nel 1941, in cui furono strappate alle loro case e al loro territorio ben 15.000 persone (soprattutto cosiddetti “borghesi capitalisti”).
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Allego copia di un documento con cui il Consiglio dei Ministri di Stalin, di Berija,  e di Malenkov impone le quote di deportazione :
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Mosca, 12 marzo 1949
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Oggetto: deportazione dei kulaki e delle loro famiglie, banditi e nazionalisti dai territori di Lituania, Lettonia ed Estonia.
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Con la direttiva del Consiglio dei ministri nr. 390-139 viene dato incarico al Ministero per la sicurezza nazionale di inviare da Lituania, Lettonia ed Estonia, kulaki e famiglie, banditi, nazionalisti e famiglie, che si trovano in condizioni di illegalità […]
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Il Consiglio dei ministri dell’Urss ha stabilito che le suddette persone sono da collocare in luoghi di detenzione a vita. Ai deportati è concesso portare con sé oggetti personali, proprietà quali vestiti, piatti, piccoli attrezzi agricoli e casalinghi, oltre a una riserva di alimenti. Per ogni famiglia il limite di peso è di 1500 kg.
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Il Consiglio dei ministri dell’Urss ha incaricato il ministero degli interni di gestire i convogli e i trasferimenti per ferrovia e per vie d’acqua fino ai luoghi di detenzione, con l’attenta supervisione dei luoghi di deportazione e del corretto insediamento dei detenuti, stabilendo un regime che escluda qualsiasi possibilità di fuga; la sistemazione dei deportati in imprese agricole (kolkhoz e sovkhoz) e in fabbriche.
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Al fine di rispettare tale direttiva del Consiglio dei ministri si ordina:
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l’invio da Lituania, Lettonia ed Estonia di kulaki, nazionalisti, banditi e loro sostenitori con le famiglie in luoghi speciali di detenzione:
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Nel distretto di Krasnojarsk – 4000 famiglie
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Nel distretto di Novosibirsk – 3000 famiglie
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Nel distretto di Tomsk – 7000 famiglie
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Nel distretto di Omsk – 6000
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Nel distretto di Irkutsk – 6967 famiglie. […]
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Tra il 1952 e il 1953, molte copertine del Time, il settimanale di informazione americano, indicarono Malenkov come il più accreditato successore di Stalin.
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Nel 1952 divenne membro del Comitato centrale del PCUS e l’anno successivo alla morte di Stalin ricoprì per breve tempo la carica più alta dell’URSS.
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Divenne infatti leader dell’Unione Sovietica (marzo settembre 1953) e fu Capo del Governo dell’Unione Sovietica dal 1953 al 1955 grazie anche all’appoggio di Berija, controllando così l’intero apparato del PCUS.
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In seguito dovette però farsi da parte a causa della opposizione di altri membri del Comitato Centrale.
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Fu affiancato da Nikita Sergeevic Chruscev che dopo aver assunto l’incarico di Segretario Generale del Partito,  iniziò un periodo di governo a due.
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Malenkov mantenne la carica di Premier per altri due anni, poi nel 1955 fu costretto a rassegnare le dimissioni a causa della sua vicinanza a Berija, che nel frattempo era stato giustiziato come traditore nel 1953.
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Nikita Chruscev
Nel 1957 fu costretto a dimettersi anche da membro del Presidium, dopo aver fallito insieme a Nikolaj Bulganin, Vjaceslav Molotov, e Lazar’ Kaganovic, un tentativo di deporre Chruscev.
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Nel 1961 fu definitivamente espulso dal Partito Comunista ed esiliato in Kazakistan a dirigere una centrale idroelettrica.
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Morì all’età di 86 anni a Mosca e fu sepolto nel cimitero di Kuncevo (nel distretto occidentale della Capitale russa).
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Dissenso
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1 commento:

  1. Fu indubbiamente un stalinista di primo piano al tempo delle purghe degli anni'30,purtroppo il giudizio complessivo mi appare molto più intricato di come questa ricostruzione vorrebbe presentarlo:figura indiscutibilmente servile nei confronti di un tiranno paranoide come Stalin,rispetto a figure come 'Saddam-Ceausescu'Zdanov(qui descritto quasi si fosse trattato di un riformatore vittima
    del regime)ossessionato dalla compattezza dell'organizzazione sociale attorno alle direttive di regime(e di cui Molotov in fondo rappresentava solo una versione apparentemente temperata dalle origini leniniste)o come il cripto-cambogiano Lazar Kaganovich,anch'esso analogamente a Molotov filo teso tra le origini leniniane con l'orgia repressiva di massa patrocinata dal Pol-Pot di Mosca Ezov,per non parlare del vero prediletto di Stalin,ossia Panteleimon Ponomarenko,autentico campione di supina ricettività nei confronti delle indicazioni oppressive del tiranno sovietico come nel caso della repressione della resitenza polacca sotto l'occupazione russa,Malenkov appare,a confronto,quasi un patetico'tappabuchi di Stalin',intento a colmare i vuoti organizzativi,logistici,informativi,che la sconsiderata azione terroristica disarticolante attuata dal regime venne a creare(come il tipico caso della seconda guerra mondiale relative alle conseguenze della purga contro la struttura delle forze armate).Non dimentichiamo,infine,come dopo la morte del"baffone"Malenkov desse inizio a linee distensive all'estero e riformatrici sul piano interno poi sviluppate da Kruscev,anche se il vero referente di questa linea verrebbe paradossalmente ad essere essenzialmente Andropov con cui non fu certo in ottimi rapporti a causa della supposta vicinanza a Suslov(similmente al caso di Alexej Kuznecov,leningradese vicino a Zdanov,la cui favorita eliminazione considero il più grave errore politico del"nostro" personaggio nell'ambito delle sfere di partito perchè ne fece vittima un potenziale alleato da opporre all'ascesa di Kruscev,sicuramente infinitamente più affidabile di Molotov,Kaganovich,Vorosilov nonchè Bulganin)
    Concluderei poi richiamando l'attenzione sul fatto che il cosiddetto eroe di guerra Zukov,indubbiamente abilissimo comandante militare sul campo,fu fin troppo spregiudicato nel sacrificio di soldati in operazioni arrischiate,sena contare l'episodio del poligono nucleare di Tochoe vicino a Ckalov e agli Urali meridionali dove decine di migliaia di soldati vennero utilizzati in un'assurdo esperimento come cavie in un'area contaminata da esplosione di bombe nucleari....

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